
IL POPOLO
Fondato nel 1923 da Giuseppe Donati



Dalle cronache emerge di tutto. Sono settimane interessanti. Più di tutto mi sembra, però, che emergano le storie di due padri, politici, ma sempre padri. Sono storie personali, ma profondamente indicative del marasma sociale in cui stiamo vivendo. La prima è quella dell’on. Andrea Romano, un uomo della sinistra, intelligente e capace. L’altro padre è un uomo altrettanto noto, il comico Grillo. È talmente noto che è chiamato dal nostro Presidente della Repubblica alle consultazioni per la formazione del governo.
“Viaggio da Desenzano a Trento” è un’opera di Ignazio Puecher Passavalli riedita nel 1991 dal’associazione arcense “Sommolago” cui si affiancavano, nell’occasione, 15 carte di tavola raccolte da Marco Moro. Viaggio da Desenzano a Trento è anche quello compiuto, ma al ritorno, dal segretario politico della Dc trentina: l’ingegner Vito Bertè, che nella cittadina gardesana ha preso parte al convegno su “Le ragioni del Nord” promosso dal vicesegretario nazionale Dc Luigi D'Agrò.
Uno spettacolo proposto dalle Acli trentine – “Due memorie, una sola memoria”, testo e regia di Luisa Pachera – vede Tina Anselmi protagonista di un dialogo immaginario con Antonio Megalizzi inteso a “traguardare il meglio della tradizione democratica e partecipativa” nel tempo cruciale che viviamo. La rappresentazione è vista come un’occasione di pedagogia sociale “tra generi e generazioni”. Sia lei sia Antonio per Alessandro Colombo “hanno fatto dell’attivismo il proprio credo di vita”. Un altro spettacolo a lei dedicato, sempre di marca aclista – anzi giovanaclista – è intitolato “TIME: Tina Anselmi e Antonio Megalizzi in dialogo” ed assume – come spiega il professor Sergio Bailo – una rilevanza insieme educativa, didattica e terapeutica.
Capita talvolta – avverte il compianto Vito Moretti nel suo volume “Le ombre adorne” (Tabula Fati, Chieti 2016) – di “registrare fatti dapprima smarriti e successivamente ridestati all’esistenza, resi di nuovo utili”. Così mi è successo di recuperare, da una casella di posta elettronica dismessa, alcuni brevi versi dedicati a un personaggio un tempo assai conosciuto nell’Alto Garda trentino e la cui memoria tuttavia, a ormai tredici anni dalla sua scomparsa, permane ancora viva. Scrivevo dunque nel luglio del 2013, in memoria di Fra’ Antonio Baruzzi: “Nell'autostop dei Cieli Frate Antonio Ledrense è raccolto dagli Angeli ciclisti che a turno, sorridenti, gli fan posto sulla loro canna”.
Adriana Zarri e Gabriele d’Annunzio: due eremiti sul lago. È un accostamento apparentemente peregrino, eppure a Riva del Garda – nell’introdurre l’incontro dedicato ad Adriana Zarri “teologa, scrittrice, eremita” – si è espresso autorevolmente l’invito a fare la propria vita come si fa un'opera d'arte : che è un’eco propriamente, esattamente, letteralmente dannunziana.
Reduce da un incontro sul ciclo arturiano (che lui chiama “artusiano”, forse in omaggio al grande Pellegrino di Forlimpopoli), il professor Gianni Kral, fresco dirigente pensionato, interviene anche sul tema delle intitolazioni in toponomastica proponendo di dedicare nuove vie alle donne vittime di “femminicidio”. Se ne parla anche a Riva del Garda per impulso degli studenti del glorioso liceo “Andrea Maffei” e di Giulia Mirandola. In questo campo, peraltro, Riva non teme confronti con le città vicine e persino più lontane. Ha infatti, già ora, una percentuale di "vie femminili" di poco inferiore a Stoccolma. Ma si vorrebbe fare ancora di più, convinti che la storia la scrivono, in egual misura, gli uomini e le donne.
“Dalli al bangladesh”, “ NO alla moschea”, questa la propaganda gridata dalla destra veneziana in campagna elettorale, ripresa all’indomani del voto dal neosindaco Venturini, con un richiamo ai peggiori istinti xenofobi, estranei alla tradizione millenaria della Serenissima. Si può vincere con la propaganda del “ NO alla moschea” e la “ caccia al bangladesh”, ma, alla fine, dovremo tutti fare i conti con i dati concreti della realtà effettuale, impegno primario per chi è chiamato a guidare il Comune di Venezia. Ecco perché auguriamo a Simone Venturini di scordare la campagna elettorale con i suoi toni propagandistici e di assumere, da subito, il suo ruolo di garante della più importante istituzione locale e il rispetto dell’intera realtà cittadina veneziana.
Sperato il comprensibile sconforto per il risultato negativo dell’alleanza a sostegno della candidatura a sindaco di Venezia dell’On. Martella e, del consenso ricevuto dalla nostra lista Venezia è Tua, sarebbe un grave errore rifugiarsi nella regressione impotente foriera di disimpegno e abbandono dell’impegno politico. Ora si tratta, invece, di riprendere il cammino, partendo dagli oltre milletrecento voti che la nostra lista ha ricevuto e utilizzando il movimento sorto attorno a “ Venezia è Tua” per facilitare la più ampia partecipazione democratica sui temi di interesse locale e globale della nostra comunità veneziana. Ripartiamo dalla base.
Profonda è la delusione per il risultato delle elezioni comunali veneziane. Avevo sostenuto gli amici della lista civica di centro “Venezia è Tua”, promossa dall’amico Ugo Bergamo, già sindaco di Venezia e segretario provinciale della DC veneziana. Una lista aperta alla collaborazione con altre componenti di area liberale e riformista e sostenitrice della candidatura a sindaco dell’On Andrea Martella (PD). Alla fine, ha prevalso il sistema di potere consolidato del centro destra veneziano, dopo la lunga stagione dell’egemonia-dominio della sinistra al governo della città Serenissima.
Spesso nelle sale espositive e nei depositi dei musei si trovano oggetti provenienti da terre lontane, vere e proprie “meraviglie” destinate a incuriosire l’osservatore. La presenza di oggetti di origine africana nei musei trentini ha spinto il Museo storico italiano della Guerra di Rovereto (MITAG: nuovo acronimo per un vecchio museo di confine), che ospitava due sale coloniali nel torrione marino del castello, a condurre una approfondita ricerca su questa particolare tipologia di beni, con lo scopo di varcare le soglie dei depositi museali e portare alla luce una storia e un patrimonio sommersi.