
IL POPOLO
Fondato nel 1923 da Giuseppe Donati



La scissione della Lega e l’avvio del partito del gen. Vannacci rappresenta un elemento di seria rottura degli equilibri della situazione politica italiana. La nascita di un partito all’estrema destra, più a destra del trio di governo Meloni-Salvini-Taiani, destinato a collocarsi a livello europeo insieme alle estreme di Marine Le Pen e AfD, se, da un lato, può rappresentare un’opportunità per la coalizione di centro sinistra, come ha lucidamente evidenziato il sen Renzi (a condizione che la stessa sappia ritrovarsi compatta su alcuni progetti comuni di politiche per il Paese) dall’altro, può costituire il ricettacolo attrattivo di molti dei diversi rivoli e torrenti del mai sopito qualunquismo e fascismo italico. La situazione e ancor più aggravata dall’assenza di una componente politica unitaria centrale di ispirazione cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale, tuttora vittima della diaspora che la perseguita, dalla fine dell’esperienza storica della Democrazia Cristiana (1993-94).
Spesso spuntano segmenti di opinionisti armati di sicumera che sostengono convincimenti che vanno nel senso inverso il quadrante della storia. Da più tempo per personaggi impegnati culturalmente, a cui fa eco un diffuso mondo della informazione, la democrazia è in crisi. Ci sarebbe ormai una svolta epocale e le autocrazie, i sistemi autoritari segnerebbero la fine di un epoca in una prospettiva soddisfacente per il governo dei popoli.
L’episodio di Torino non è una sorpresa. È l’ennesima cronaca di un fatto annunciato, scritto da tempo e lasciato lì a maturare nel silenzio complice di chi continua a confondere la tolleranza con l’assenza di regole. A farne le spese sono state le Forze dell’ordine, costrette a fronteggiare una vera guerriglia urbana, e alcuni giornalisti, aggrediti mentre svolgevano il loro lavoro, insieme a ignari cittadini danneggiati, che hanno pagato il prezzo di una violenza cieca e deliberata. Un poliziotto aggredito e preso a calci, pugni e martellate durante una manifestazione non è un incidente, non è una deviazione improvvisa, non è sfortuna. È il risultato diretto di anni di lassismo, di messaggi ambigui, di leggi svuotate e di un relativismo cialtrone che ha trasformato tutto in opinabile, perfino la violenza.
Il Paese è grande: 97 milioni circa di abitanti, divisi tra loro in numerose etnie, con lingue e costumi diversi, con una storia millenaria. Ci sono i Persiani, propriamente detti, maggioritari, poi ci sono Azeri, Kurdi, Beluci e Luri. Gli Azeri guardano all’Azerbaigian, i Kurdi al mai realizzato Stato kurdo (il Kurdistan), i Beluci al Belucistan, regione del Pakistan che aspira all’autonomia e a svincolarsi dall’oppressione pakistana. Solo i Luri fanno parte da secoli del paesaggio persiano. Il Paese, quindi, è meno compatto di quanto si creda.
Da tempo l'informazione è quasi tutta concentrata sui teatri di guerra e sulla politica Internazionale. Gli spazi riservati alla politica interna sono esigui. Questo ci induce a riflettere e a porci delle domande. Certo le vicende internazionali sono prevalenti ma è possibile che nel nostro Paese i problemi siano stati risolti? Va scemando l’interesse di sapere e le narrazioni della politica interna sono sempre più avare.
A Davos le cose sono cambiate, almeno per ora. Il discorso di Trump ha spaventato tutti. Nessuno vuole fare il vassallo degli Stati Uniti, e tanto meno il vassallo felice. Macron ha parlato chiaramente di bullismo internazionale. Trump lo ha sbeffeggiato e minacciato sanzioni gravissime, con la sua solita grazia western, ma molti condividono le opinioni di Macron. Gli Stati Uniti saranno pure la più grande potenza tecnologica attualmente esistente al mondo, ma non possono mettersi contro tutti, rendere ostile l’Unione europea e spaccare la NATO. Ma perché la Groenlandia è così importante?
La Cina in questo momento è il grande enigma della geopolitica. Parla poco e agisce in silenzio, con una penetrazione molto soft, ma è presente in quasi tutti punti del globo. C’è, ma è un ospite silenzioso. Grazie alle riforme dell’economia di mercato avviate da Deng Xiaoping all’inizio degli anni Ottanta, la percentuale di persone estremamente povere in Cina è ora scesa al di sotto dell’1% . Allo stesso tempo, il numero di miliardari è passato da zero a oltre 500. Solo gli Stati Uniti ne hanno di più.
Sabino Cassese, giurista ispirato ma non sempre illuminato, in un articolo apparso sul Corriere della Sera di qualche giorno fa, stigmatizza il comportamento dei parlamentari dell’opposizione che alla Camera,a conclusione dell’esame della “finanziaria” di fine anno, hanno innalzato cartelli di dissenso nei confronti del governo.Per Cassese questo comportamento è da biasimare perché non consono alla sacralità del Parlamento. Sono inaccettabili pertanto queste manifestazioni perché i deputati hanno cercato nelle forme non corrette di far veicolare, attraverso immagini televisive di pochi secondi, la loro contestazione.
Dopo l’exploit di Trump a Caracas e il rapimento del Presidente Maduro si è creata una situazione bollente in tutta l’America latina e non solo. In Venezuela non è chiaro cosa stia accadendo. Formalmente è subentrato al potere il Vice presidente, Delcy Rodrìguez, che ha lanciato un appello a «difendere la tranquillità della Repubblica» e a «garantire la liberazione del nostro eroe, Nicolas Maduro, e della nostra eroina, Cilia Flores». Ma già Trump ha detto che l’”operazione” non è finita e della nuova Presidente ad interim non gliene importa nulla, sottolineando, con il suo solto garbo, che chi deve decidere è lui.
Viviamo una situazione politica difficilissima a livello internazionale, dove al dominio della politica sull’economia e la finanza, si assiste al rovesciamento del NOMA (Non Overlapping Magisteria: la finanza detta gli obiettivi e l’economia reale e la politica seguono da accoliti subalterni) con alcuni autocrati (Trump,Putin, Xi Jinping) impegnati a stabilire il nuovo equilibrio mondiale fondato, non più sullo Stato di diritto, ma sulla logica del dominio della forza sulla politica. Anche in Europa, ultima sede delle patrie liberal democratiche, complice una governance che induce all’impotenza politica e operativa, non sembrano imporsi leadership all’altezza dei tempi nuovi della geopolitica mondiale.