
IL POPOLO
Fondato nel 1923 da Giuseppe Donati



Internet consente di connettere milioni di persone in tutto il mondo, valicando i confini degli stati. La fusione del cinema e della rete è stata un successo, ma sono ancora profondi i problemi legati ad essi. Per capire come funzionano le piattaforme distributive online è necessario spiegare come funziona la distribuzione tradizionale. La distribuzione rappresenta la seconda delle tre fasi della filiera cinematografica (produzione, distribuzione, esercizio) e interviene al termine della post-produzione del film, ovvero nel momento in cui si ha a disposizione la copia negativa interamente mixata.
Nei primi anni, il cinema non avendo un luogo di fruizione collettiva si poteva vedere nei contesti più disparati quali sale teatrali, mezzi ambulanti, Luna park o Drive-in ed aveva una funzione ludico/didattica. Era il cinema delle attrazioni. Con l’avvento dell’ Home video tutto è cambiato. A metà anni ‘70 JVC (acronimo di Japan Victor Company) inizia a diffondere il Video Home System comunemente detto VHS dando l’opportunità a milioni di spettatori ed utenti in tutto il mondo di vedere film direttamente a casa dal televisore. Avendo il cinema innumerevoli contesti di fruizione, da questo momento in poi la presenza degli spettatori in sala non sarà più la stessa.
Ci troviamo ad affrontare “tempi bui”, come il Petrarca definì l’Oscurantismo dell’alto Medioevo. I mezzi di comunicazione di massa, la politica, e le istituzioni confluiscono nell’unico pensiero eterodiretto. L’uomo moderno, smarrito e diseducato dall’indottrinamento mediatico, è costretto con stoicità a “resistere” e ricercare una propria integrità morale da solo.
Si è riunito venerdì 19 giugno 2020, presso lo studio dell'on. Cesa, in Roma, il Direttivo della Federazione dei Democratici Cristiani. Erano presenti: il presidente on. Giuseppe Gargani, Mario Tassone, Lorenzo Cesa, Antonio Giannone e Alberto Alessi. In remoto tramite skype, hanno partecipato all’incontro Ettore Bonalberti, Filiberto Palumbo e altri autorevoli esponenti aderenti alla Federazione. Renato Grassi era impegnato in importanti riunioni a Palermo e Messina. In prospettiva la convocazione di una grande Assemblea Generale. Due le ipotesi relative alla scelta del simbolo unitario.
Sono molti i commenti ricevuti alla notizia dell’avvenuto battesimo della Federazione popolare dei DC. Tra questi, particolarmente gradita e rilevante, è stata la lettera ricevuta dall’amico Sergio Bindi che concorse largamente a dare pratica attuazione alla sentenza della Cassazione, secondo cui la DC “non è mai stata giuridicamente sciolta”.
Se invece della propaganda quotidiana, confermata anche ieri a conclusione della festa del partito, Giorgia Meloni volesse sterzare in senso autenticamente riformatore la politica del suo governo, perché non approva il seguente decreto legislativo, alternativo allo strapotere dei poteri finanziari dominanti? Sono indicazioni da me condivise con l’amico Dr Alessandro Govoni, esperto finanziario, già CTU presso il Tribunale di Cremona. Ecco la proposta di decreto legislativo.
Si è aperta una accesa discussione all’interno della stessa maggioranza di governo e con la BCE sulla proprietà delle riserve auree italiane. Nel sito di Banca d’Italia è scritto: “Le riserve auree sono parte integrante delle riserve ufficiali del Paese e hanno la funzione di rafforzare la fiducia nella stabilità del sistema finanziario italiano e nella moneta unica. La Banca d'Italia è il quarto detentore di riserve auree al mondo, dopo la Federal Reserve statunitense, la Bundesbank tedesca e il Fondo Monetario Internazionale. Il quantitativo totale di oro di proprietà dell'Istituto è pari a 2.452 tonnellate, costituito prevalentemente da lingotti (95.493) e per una parte minore da monete.
Ho avuto l’occasione di visitare, alcuni anni fa nella cattedrale di Dublino, la tomba dello storico ed economista Richard Whateley (1 Febbraio 1787 – 8 Ottobre 1863), il teorico del NOMA (Non Overlapping Magisteria), secondo cui “i magisteri non si sovrappongono”, e che per essere scienza, l’economia non deve mescolarsi all’etica e alla politica. Business is business. Conseguenza, come ben evidenziato dal prof. Stefano Zamagni della subordinazione della politica all’economia e di quest’ultima alla finanza, ossia l’essenza del trionfo del turbo capitalismo finanziario nell’età della globalizzazione.
Come tutti dovrebbero sapere, l’articolo 53 della Costituzione italiana recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.” In parole povere, tutti sono obbligati a sborsare una certa quantità di denaro per contribuire alle spese che lo Stato deve sostenere per svolgere le proprie funzioni: provvedere al mantenimento dell’ordine pubblico, all’amministrazione della giustizia, all’organizzazione della sanità, della pubblica istruzione, della previdenza sociale e alla realizzazione delle opere pubbliche.
In un dialogo virtuale quattro giovani nel 1960 riflettono sull'economia di mercato misurata dal PIL. Nel 1960 l’idea di istituire il PILS come indice della ricchezza era condivisa dalla stragrande maggioranza dei giovani. A quanto pare, negli anni successivi fino ad oggi, 2025, nessuno dei giovani o meno giovani che fosse anche bravo in matematica ha tentato di tradurre in pratica l’idea.