di Ruggero Morghen




Attirato invincibilmente dalla sua fisarmonica incontro a un tavolino dell’Hotel Elvira, a Tabiano Bagni, Corrado Medioli, 85 anni suonati (è proprio il caso di dirlo!), che esegue su richiesta degli amici di una vita vari brani. “Puoi fare tutto – mi dice – con la fisarmonica. Il suo mantice sono come i polmoni di un uomo”. Eccolo, richiestone ripetutamente da una signora, suonare “L’usignolo”, brano che serviva da richiamo nei Festival della Bassa. A differenza di quelli odierni, quei festival – mi spiegano – erano balere itineranti, che seguivano le sagre nei vari paesi. Poi è il turno di “Le foglie morte”. “Questa è per voi”, dice scherzoso agli amici radunati a Tabiano, tutti infatti un po’su cogli anni.

Ma chi è Corrado Medioli? Autentico enfant prodige – così lo presenta nientemeno che il Meeting di Rimini, cui ha partecipato svariate volte, spesso nel nome di Guareschi -, Medioli ha intrapreso lo studio della fisarmonica all’età di 6 anni. Decisamente portato per la musica e già in possesso di grandi abilità esecutive, a 12 veniva seguito dal maestro Luigi Fenari Trecate, all’epoca direttore del Conservatorio di Parma, che lo spingeva a perfezionarsi anche nel repertorio classico, facendo di lui un interprete preparato e versatile già molto richiesto dalle orchestre locali. 

Appena diciottenne veniva quindi ingaggiato da un importante complesso milanese, con il quale aveva modo di farsi conoscere a livello nazionale, migliorandosi grazie all’apporto di musicisti esperti e professionisti eccellenti. Sempre in quegli anni, Medioli ha anche partecipato a diversi concorsi musicali, classificandosi sempre nelle primissime posizioni.

Forte di un curriculum artistico ricco di successi, Medioli ha poi fondato, insieme ad alcuni musicisti parmigiani, la band “I Players”, rimasta in attività fino al 1975, con l’eccezione di una sosta forzata a causa del servizio militare assolto da Corrado. Nel ‘76 il musicista è entrato nel gruppo “I Cadetti di Gigi Stok”, che in seguito ha cambiato nome in “Franco Dini e Corrado”, arrivando all’attuale formazione “Corrado e la sua orchestra”. Attivissimo anche dal punto di vista discografico, Corrado Medioli ha inciso sette raccolte. Per quanto riguarda la musica dal vivo, dopo le tournée nazionali condotte in giovane età, molti sono stati i concerti da lui tenuti all’estero: in Inghilterra, Francia, Germania, Svizzera, Danimarca, Pakistan, Yemen, dove Medioli è stato accolto con grande entusiasmo.

Insieme all’orchestra e al figlio Stefano, diplomato in pianoforte e jazz presso il Conservatorio cittadino, ha inoltre accompagnato più volte i tour di Giuni Russo ed ha collaborato con l’attrice-cantante Maddalena Crippa. Tra le sue più importanti e qualificate performances, la partecipazione come solista a concerti tenuti dall’Orchestra Arturo Toscanini di Parma e da quella sinfonica della BBC a Wembley, Londra. Un ulteriore riconoscimento è stato infine tributato al musicista dal Museo dei fisarmonicisti di Recoaro Terme, presso il quale è conservato il calco della sua mano destra, insieme a quelli dei più importanti fisarmonicisti italiani. 

Scrive Egidio Bandini che da anni Corrado porta nei cinque continenti il nome di Parma e della musica di questa terra, riuscendo ad emozionare, divertire e commuovere ogni tipo di pubblico: dai semplici appassionati ai musicofili più raffinati, grazie alla sua straordinaria bravura, al sentimento con il quale suona la sua inseparabile fisarmonica che dice, scherzando ma non troppo, è ovviamente dopo la moglie Rosa l’amore della sua vita. 

“Medioli ha attraversato decenni di scena che valgono secoli  – aggiunge Roberto Longoni -: ha visto la fisarmonica risorgere dopo la condanna al rogo decretata dal beat. Ha suonato per il teatro e i burattini (e per Ernest Borgnine, conosciuto attraverso l’amico Gimmi Ferrari). Un istrione, che da solo sul gigantesco palco di Massafra ha conquistato migliaia di spettatori”. “Devi capire – conclude lui, Corrado, - che cosa vuole la gente, lo devi sentire”. È il suo semplice sentito congedo al termine dell’improvvisato piccolo concerto di Tabiano.