IL POPOLO

Esteri



Con tutte le riserve del caso, comincia a profilarsi un nuovo corso europeo. Gli Stati Uniti non sono più un ombrello per l’Europa né l’”amico americano” di un tempo, grande grosso, forte e buono ma un po’ grossier e, tanto meno, un modello da imitare. Sono passati settant’anni dai tempi del Piano Marshall che salvò gli Europei dalla fame, maa aprì a dollaro il mercato europeo. Pari e patta. Oggi l’America è molto più lontana. È un avversario, non ancora un nemico. Chi, l’America o Trump? Finché dura Trump e la sua politica sbruffona maleducata e irritante, siamo dalla parte opposta.
Mai come oggi le tante periferie d’Italia compresa la mia dalla quale provengo e il centro, inteso come Nazione sono accomunati da un unico destino, L’Europa. Dopo la nascita dell’Unione Europea ad oggi, forse rappresenta la più grande opera incompiuta, perché ancora dopo molti decenni questa super potenza non ha scelto chi e cosa essere, e a farne le spese sono il bene più prezioso che dovrebbe custodire, noi, gli Europei. Il dilemma Shakespeariano, nel soliloquio di Amleto nell’essere o non essere, può senza dubbio tramutarsi per l’Europa in esserci o non esserci, trovandosi difronte al dilemma se sia più nobile subire le avversità oppure lottare contro di esse avendo paura dell’ignoto dopo la morte.
Giorgio Pizzol conversa con IA Grok* sottoponendogli la sua opinione che esprime con queste parole: Credo che Trump abbia capito che la continuazione dell'inumano massacro della popolazione di Gaza: 1) non porterà mai alla vittoria di Israele; 2) gli Stati Uniti, sostenendo Israele, hanno subito la sconfitta morale e politica più disastrosa dai tempi della guerra del Vietnam e sono rimasti isolati nella comunità mondiale. Credo che Trump abbia intimato a Netanyahu di cessare il fuoco e di prendere atto della sconfitta morale e politica sia di Israele che degli Usa.
Il ruolo dello Stato ritorna ad essere protagonista, come dimostrano le posture assunte dalle maggiori potenze (Usa, Cina, Russia), da quelle in via di forte crescita, con collettività giovani e notevoli ambizioni (Turchia, Arabia, Iran, Brasile, Pakistan, Indonesia), dai Paesi vicini a noi per confini, tradizione, cultura, economia (i membri della UE); e come certificato anche dall’ impossibilità di adottare decisioni all’unanimità fra i membri della Unione Europea in materia militare e di politica estera.
La grande Diaspora degli Ebrei iniziò nel 70 d.C., quando i Romani, sotto l’imperatore Tito, distrussero il secondo Tempio a Gerusalemme.
Da quel momento gli Ebrei si diffusero in tutta Europa e in Africa del nord e formarono le comunità nelle principali Città; I loro quartieri denominati “giudecca” o in alcune parti “ghetto”, hanno ospitato gente operosa, che tendeva sempre a lavorare per vivere, senza dover dipendere da nessuno.
Il 1° agosto 1975, 35 stati europei, insieme agli Stati Uniti e al Canada, si impegnarono a rispettare la sovranità, l'inviolabilità dei confini e i diritti umani firmando i Principi di Helsinki nella capitale finlandese. Si impegnarono a rispettare i confini degli altri stati, a non interferire nei loro affari interni, a risolvere pacificamente le controversie, a cooperare economicamente e a proteggere i diritti umani.
Nel suo intervento nel dibattito aperto da ALEF sullo stato dell’arte dell’Unione europea, l’avv. Achille Colombo Clerici, Presidente di Assoedilizia, sottolinea come “ il più grave problema che sta dentro la costruzione dell’Unione Europea, che ha impedito a suo tempo l’approvazione della Costituzione europea e del quale nessuno ha mai parlato, è quello racchiuso nell’art. 10 del Preambolo che corredava la Costituzione stessa. Lì venivano poste sullo stesso piano le confessioni religiose e le cosiddette “organizzazioni filosofiche”. Capito, a che punto siamo? E grave è la responsabilità politica di chi, confidando forse di sistemare le cose col tempo, ci ha consegnati a questa situazione. Quando dico che sono le radici dell’Unione che noi dobbiamo rifondare, mi riferisco anche a questo”.
La complessa situazione derivante dalla confusa trattativa sui dazi imposta dal presidente USA Trump, rende necessario avviare un dialogo con gli amici interessati su quanto sta accadendo nel nostro continente, sede di un conflitto come quello in Ucraina, al centro dell’Europa, e della tragica guerra Hamas-Israele nel sud-est mediterraneo. Enrico Farinone è intervenuto su Il domani d’Italia
Curiosamente, coloro che causano questa catastrofe umana sono le stesse persone che da decenni denunciano lo sterminio che il loro popolo ha subito per mano dei nazisti. Non hanno imparato la lezione che hanno subito in prima persona! Non si rendono conto che stanno ripetendo la stessa vergogna che hanno subito? Israele non può continuare ad abusare del suo status di alleato degli Stati Uniti per diffondere il terrore che dovrebbe combattere...Vedere oggi le immagini di bambini affamati, sull'orlo della morte, con lo sguardo perso nel vuoto e a malapena in grado di muoversi tra le braccia delle loro madri, la dice lunga su fino a che punto possano arrivare la disumanità e il fanatismo di persone e governi. Gaza è diventata una radiografia della follia dell'umanità, sopraffatta dalla sua stessa miseria, spogliata di cuore e sentimenti. Non può scendere più in basso.
La situazione di Gaza è raccapricciante. La notizia della morte sotto i bombardamenti di 9 fratellini, uno solo si è salvato, figli una pediatra toglie il respiro. E’ la rappresentazione della tragedia di un popolo che muore sotto le bombe e per fame nella sostanziale inerzia del mondo cosiddetto libero e civile. In una fase dove si moltiplicano gli scontri fratricidi non si conosce dove stia la civiltà. Il progresso,lo sviluppo economico non sono sinonimi di libertà e civiltà soprattutto quando prevalgono intollerabili egoismi. Più c’è benessere e più si alzano barriere alla pietà. C’è ricchezza e una povertà umana.