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Il Popolo - Esteri

Esteri

Joe Biden a Bruxelles e al vertice della Nato

Si è, da poco, concluso il viaggio del presidente Biden in Europa in un clima del tutto diverso da quello instaurato dal predecessore. Washington è ritornata a considerare l’importanza capitale del territorio europeo per la propria stessa leadership mondiale. Non può esistere egemonia (anche economica e finanziaria, dollaro incluso) degli Usa su scala globale con stati europei divisi e protesi fuori dalla propria area di influenza, magari spostati troppo su Mosca o Pechino. Gli Stati Uniti, dunque, ricompattano la UE in modalità tradizionale, laddove la precedente amministrazione aveva, invece, aperto crepe all’interno di essa e nella Nato.

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Riconoscimento e restituzione: il massacro di Tulsa, 100 anni dopo

Il 1° Giugno di quest’anno è ricorso il centenario di uno tra gli eventi più tragici nella storia degli Stati Uniti: il massacro del 1921 nel quartiere nero di Greenwood a Tulsa, in Oklahoma. Il presidente Joe Biden ha deciso di commemorare la tragedia recandosi in visita nella città, cogliendo l’occasione per ribadire, nel suo discorso, il razzismo endemico che ancora oggi affligge la società statunitense e la necessità di un’azione concreta di integrazione. Il 31 maggio 1921, una folla di bianchi razzisti rase al suolo l’intero quartiere, causando 300 morti, incendiando oltre 1.470 case, radendo al suolo 35 isolati, incarcerando oltre 6.000 innocenti afroamericani e provocando oltre 10.000 sfollati.

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Rose, ma soprattutto spine: il business keniota

Il Kenya, un paese con oltre 46 050 302 milioni di persone, ricco di risorse territoriali, idriche e climatiche, risulta particolarmente attrattivo in un settore sopra gli altri: quello floro-vivaistico. In Kenya il settore garantisce la sopravvivenza di oltre 2 milioni di persone, ed è il paese che richiama la maggior parte degli investimenti stranieri, per oltre 500 milioni di dollari annui. Essendo uno dei maggiori produttori di fiori (per il mercato europeo), ed in particolare di rose (a livello mondiale), non sorprende che tale produzione sia finita nelle mani di grandi multinazionali che hanno sfruttato tutte le risorse possibili, ed il cui prezzo è stato pagato da migliaia di minori e donne ...

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I grandi assenti

A Ginevra c’è un incontro importante tra Putin e Biden: due Grandi che si scambieranno frasi di circostanza per i media e che dovrebbero misurarsi sul terreno del conflitto o della composizione degli interessi. Il grande assente è la Cina, un problema per tutti e due. Altri grandi assenti sono l’Iran, la Corea del Nord e l’India. Poi, c’è la Corea del Nord: un imbarazzo per tutti.

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Il Re di Cornovaglia

Ci sono tutti, i feudatari dell’Impero, i grandi, i medi, i piccoli. Tutti a festeggiare il nuovo corso dell’Impero americano: Trump è morto, viva Biden. Ora si riparte alla grande. Pensate, gli Stati Uniti, questo grande e potente Paese, ha bisogno di noi!  Ci convoca, ci consulta, ci chiede di aiutarlo a mantenere il suo impero.

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La questione migratoria venezuelana. Il più grande esodo nella storia dell’America Latina

Qualche mese fa, per ragioni di studio, ho svolto varie ricerche sulla situazione in cui riversa il Venezuela. Il paese, che fino agli anni 70’ era una tra le più floride nazioni dell’America Latina, fonte inesauribile di giacimenti petroliferi e paese di esodo per gente in cerca di fortuna da tutto il mondo, si trova oggi sull’orlo del baratro. Per capire le ragioni profonde che hanno costretto oltre 5,4 milioni di persone a fuggire dal paese dal 2013 ad oggi, sono necessarie alcune precisazioni sociali, politiche ed economiche.

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Israele e Palestina

Lo scempio che si sta facendo da decenni di questo popolo e di quello palestinese rimescola nel profondo gli odi più antichi, i rancori mai sfogati, la rabbia di una povertà non solo economica, ma anche culturale. Gli Israeliani hanno il diritto di vivere, come i Palestinesi. Gli Israeliani hanno il diritto di avere uno Stato, i Palestinesi no. Gli Israeliani sono forti in guerra e in armamenti. I Palestinesi no. Gli Israeliani vogliono vivere a dispetto dei Palestinesi, degli Arabi e del mondo. È giusto. Glielo dobbiamo. Ma anche i Palestinesi hanno diritto di vivere. Però, sembra che l’unico diritto di questi popoli fratelli (checché se ne dica), sia quello di uccidersi.

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Come non si fa politica estera

La Turchia è oggi una presenza inquietante dal punto di vista geopolitico. Il sistema politico creato da Erdogan sembra monolitico e voglioso di espansione, nel Caucaso, in Medio Oriente e nel Mediterraneo. È un regime non più tanto laico, anzi, con una forte tendenza ad identificarsi come uno Stato islamico, sorretto da un esercito che è il vero bastione della più recente storia del Paese. Ad Ankara, tre ministri seduti e la Presidente dell’Unione lasciata in piedi davanti al neo Califfo sono l’espressione evidente dell’opinione di Erdogan sulle donne e sull’importanza da attribuire all’Unione europea.

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