IL POPOLO

Economia



Gli inconvenienti che affliggono l'Italia, l'UE e non solo, già gravi e in vista di peggioramento, quali l'elevato tasso di inattività involontaria, il lavoro scarsamente retribuito e precario, la povertà, la denatalità e il rischio di conflitti, nonché il saccheggio delle risorse naturali e la distruzione dell'ambiente attraverso l'inquinamento, altro non sono che “effetti secondari” del Capitalismo selvaggio oggi imperante.
In questa brevissima nota passeremo in rivista le principali ideologie, o visioni del mondo, tracciando le grandi linee delle strutture dei sistemi economici, o loro stereotipi, da esse contemplati senza soffermarci sulle loro conseguenze socio-ambientali già ben note.
E’ da molti anni che seguo con attenzione il tema della giustizia/ingiustizia fiscale del nostro Paese, che gli amici dell’associazione Articolo 53 (riferimento all’articolo della Costituzione Italiana sul tema) con l’instancabile Roberto Torelli affrontano con estrema dovizia di dati. Assai interessante a me pare quanto evidenziato dal dr Torelli in una sua recentissima nota, sulla base di questa elementare osservazione derivante dal confronto fra gli scontrini della stessa spesa fatta a dieci anni di distanza
Concludiamo questa serie di articoli sul progetto di economia cristiana, con le indicazioni che gli amici di World Lab (www.worldlabnetwork.org) proff. Gerardi e Trabuio, propongono per la pratica realizzazione del progetto di economia cristiana.
Al primo articolo: APAM, un progetto di economia cristiana, sempre grazie al contributo del prof Dino Gerardi, di World Lab ( https://www.worldlabnetwork.org/), segue questo secondo dedicato all’idea di economia cristiana su cui intendiamo organizzare un modello sperimentale di APAM a partire dal Veneto, estendibile in altre realtà italiane.
Con gli amici Proff. Gianfranco Trabuio e Dino Gerardi, responsabili dell’associazione World Lab di Mestre (VE) (https://worldlabnetwork.org/) da tempo ragioniamo sulla fattibilità di un progetto di economia cristiana coerente con le indicazioni della dottrina sociale della Chiesa, così come espresse dalla Rerum Novarum di Papa Leone XIII e dei successivi pontefici. Ne abbiamo discusso ieri con mons. Tommaso Stenico, direttore de Il Popolo, condividendo l’idea di rendere questo progetto aperto alla conoscenza di quanti si riconoscono nei valori della dottrina sociale cristiana e dell’opportunità di presentarlo al card Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
Tra le tante e diverse motivazioni che concorrono ad alimentare l’astensionismo elettorale (oltre il 51% degli elettori, un dato destinato a incrementarsi) persiste un consistente e odioso rumore di fondo, rappresentato dal permanere di un’ingiustizia fiscale intollerabile tra percettori di reddito fisso (dipendenti e pensionati) e lavoratori autonomi, con gli evasori fiscali continuamente sostenuti dai condoni fiscali del governo che, come sostiene l’On Meloni, non disdegna di definire le tasse: “ un pizzo di Stato”.
Se invece della propaganda quotidiana, confermata anche ieri a conclusione della festa del partito, Giorgia Meloni volesse sterzare in senso autenticamente riformatore la politica del suo governo, perché non approva il seguente decreto legislativo, alternativo allo strapotere dei poteri finanziari dominanti? Sono indicazioni da me condivise con l’amico Dr Alessandro Govoni, esperto finanziario, già CTU presso il Tribunale di Cremona. Ecco la proposta di decreto legislativo.
Si è aperta una accesa discussione all’interno della stessa maggioranza di governo e con la BCE sulla proprietà delle riserve auree italiane. Nel sito di Banca d’Italia è scritto: “Le riserve auree sono parte integrante delle riserve ufficiali del Paese e hanno la funzione di rafforzare la fiducia nella stabilità del sistema finanziario italiano e nella moneta unica. La Banca d'Italia è il quarto detentore di riserve auree al mondo, dopo la Federal Reserve statunitense, la Bundesbank tedesca e il Fondo Monetario Internazionale. Il quantitativo totale di oro di proprietà dell'Istituto è pari a 2.452 tonnellate, costituito prevalentemente da lingotti (95.493) e per una parte minore da monete.
Ho avuto l’occasione di visitare, alcuni anni fa nella cattedrale di Dublino, la tomba dello storico ed economista Richard Whateley (1 Febbraio 1787 – 8 Ottobre 1863), il teorico del NOMA (Non Overlapping Magisteria), secondo cui “i magisteri non si sovrappongono”, e che per essere scienza, l’economia non deve mescolarsi all’etica e alla politica. Business is business. Conseguenza, come ben evidenziato dal prof. Stefano Zamagni della subordinazione della politica all’economia e di quest’ultima alla finanza, ossia l’essenza del trionfo del turbo capitalismo finanziario nell’età della globalizzazione.