IL POPOLO

Economia



Concludiamo questa serie di articoli sul progetto di economia cristiana, con le indicazioni che gli amici di World Lab (www.worldlabnetwork.org) proff. Gerardi e Trabuio, propongono per la pratica realizzazione del progetto di economia cristiana.
Al primo articolo: APAM, un progetto di economia cristiana, sempre grazie al contributo del prof Dino Gerardi, di World Lab ( https://www.worldlabnetwork.org/), segue questo secondo dedicato all’idea di economia cristiana su cui intendiamo organizzare un modello sperimentale di APAM a partire dal Veneto, estendibile in altre realtà italiane.
Con gli amici Proff. Gianfranco Trabuio e Dino Gerardi, responsabili dell’associazione World Lab di Mestre (VE) (https://worldlabnetwork.org/) da tempo ragioniamo sulla fattibilità di un progetto di economia cristiana coerente con le indicazioni della dottrina sociale della Chiesa, così come espresse dalla Rerum Novarum di Papa Leone XIII e dei successivi pontefici. Ne abbiamo discusso ieri con mons. Tommaso Stenico, direttore de Il Popolo, condividendo l’idea di rendere questo progetto aperto alla conoscenza di quanti si riconoscono nei valori della dottrina sociale cristiana e dell’opportunità di presentarlo al card Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
Tra le tante e diverse motivazioni che concorrono ad alimentare l’astensionismo elettorale (oltre il 51% degli elettori, un dato destinato a incrementarsi) persiste un consistente e odioso rumore di fondo, rappresentato dal permanere di un’ingiustizia fiscale intollerabile tra percettori di reddito fisso (dipendenti e pensionati) e lavoratori autonomi, con gli evasori fiscali continuamente sostenuti dai condoni fiscali del governo che, come sostiene l’On Meloni, non disdegna di definire le tasse: “ un pizzo di Stato”.
Se invece della propaganda quotidiana, confermata anche ieri a conclusione della festa del partito, Giorgia Meloni volesse sterzare in senso autenticamente riformatore la politica del suo governo, perché non approva il seguente decreto legislativo, alternativo allo strapotere dei poteri finanziari dominanti? Sono indicazioni da me condivise con l’amico Dr Alessandro Govoni, esperto finanziario, già CTU presso il Tribunale di Cremona. Ecco la proposta di decreto legislativo.
Si è aperta una accesa discussione all’interno della stessa maggioranza di governo e con la BCE sulla proprietà delle riserve auree italiane. Nel sito di Banca d’Italia è scritto: “Le riserve auree sono parte integrante delle riserve ufficiali del Paese e hanno la funzione di rafforzare la fiducia nella stabilità del sistema finanziario italiano e nella moneta unica. La Banca d'Italia è il quarto detentore di riserve auree al mondo, dopo la Federal Reserve statunitense, la Bundesbank tedesca e il Fondo Monetario Internazionale. Il quantitativo totale di oro di proprietà dell'Istituto è pari a 2.452 tonnellate, costituito prevalentemente da lingotti (95.493) e per una parte minore da monete.
Ho avuto l’occasione di visitare, alcuni anni fa nella cattedrale di Dublino, la tomba dello storico ed economista Richard Whateley (1 Febbraio 1787 – 8 Ottobre 1863), il teorico del NOMA (Non Overlapping Magisteria), secondo cui “i magisteri non si sovrappongono”, e che per essere scienza, l’economia non deve mescolarsi all’etica e alla politica. Business is business. Conseguenza, come ben evidenziato dal prof. Stefano Zamagni della subordinazione della politica all’economia e di quest’ultima alla finanza, ossia l’essenza del trionfo del turbo capitalismo finanziario nell’età della globalizzazione.
Come tutti dovrebbero sapere, l’articolo 53 della Costituzione italiana recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.” In parole povere, tutti sono obbligati a sborsare una certa quantità di denaro per contribuire alle spese che lo Stato deve sostenere per svolgere le proprie funzioni: provvedere al mantenimento dell’ordine pubblico, all’amministrazione della giustizia, all’organizzazione della sanità, della pubblica istruzione, della previdenza sociale e alla realizzazione delle opere pubbliche.
In un dialogo virtuale quattro giovani nel 1960 riflettono sull'economia di mercato misurata dal PIL. Nel 1960 l’idea di istituire il PILS come indice della ricchezza era condivisa dalla stragrande maggioranza dei giovani. A quanto pare, negli anni successivi fino ad oggi, 2025, nessuno dei giovani o meno giovani che fosse anche bravo in matematica ha tentato di tradurre in pratica l’idea.
Il primo partito politico in Italia, in termini di consensi, è il partito del non-voto. Molta gente non si reca più a votare, dopo avere preso atto che, qualunque cosa si voti, il voto risulta irrilevante e le decisioni politiche che contano (politica estera, economia, salute) sono sostanzialmente sempre le stesse. Altre persone si recano ancora a votare, per senso di responsabilità e di dovere, senza essere molto convinti dell’utilità del voto. Similmente alla categoria precedente, non si attendono che cambino realmente le cose per le decisioni politiche che contano.