IL POPOLO

Attualità



Nel secolo scorso tre grandi scandali hanno assunto fama e rilievo internazionale. Il caso di Alfred Dreyfus, ufficiale ebreo dell' esercito francese, difeso da Emile Zola, ingiustamente condannato e poi riconosciuto innocente, quello delle fosse di Katyn, dove dopo decenni il leader comunista Gorbaciov dovette ammettere che quasi diecimila ufficiali polacchi erano stati massacrati nel 1940 non dai Tedeschi ma dai Russi ed infine il disastro aereo di Ustica del 27 giugno 1980, che a differenza degli altri due è però ancora aperto. Su Ustica una sentenza penale passata in giudicato, che ha assolto i Generali dell'aeronautica da ogni responsabilità, ha spiegato e dimostrato che non c’è stata nessuna battaglia aerea, mentre una perizia firmata nel processo da 11 dei più famosi periti aeronautici del mondo, ha accertato che l'aereo è stato abbattuto dallo scoppio di una bomba collocata nella toilette di bordo.
Papa Leone XIV ha indetto uno speciale Anno Giubilare dedicato a San Francesco d'Assisi, che durerà fino al 10 gennaio 2027 con possibilità di indulgenza plenaria, in occasione dell'800° anniversario della morte del Poverello. Un anno speciale in cui ogni fedele cristiano, seguendo l'esempio del Santo di Assisi, diventi modello di santità di vita e costante testimone di pace. Sarà concessa l'indulgenza plenaria alle consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), applicabile anche a titolo di suffragio per le anime del Purgatorio.
Grande affluenza di pubblico ieri sera 9 gennaio 2026 nel Salone dei Dugento di Palazzo Vecchio per il colloquio «La Pira, Frassati e la politica», promosso dal Meic di Firenze, dalla Fondazione La Pira e dal Comune di Firenze, nel giorno natale di Giorgio La Pira. Dopo il saluto di Enzo Cacioli, presidente del Meic di Firenze, che ha riassunto gli scopi e le adesioni all’iniziativa, e quello istituzionale di Cosimo Guccione, presidente del Consiglio comunale, hanno portato il loro saluto l’arcivescovo di Firenze, mons. Gherardo Gambelli e – a nome del sindaco, signora Sara Funaro – l’assessore della città metropolitana, Massimo Fratini. Coordinati poi da Stefano Zecchi hanno fatto seguito le tre relazioni.
L’amico Olindo Lante Scala nota che, da qualche tempo, le campagne elettorali sono precedute dalla pubblicazione di un libro inteso a far conoscere agli elettori il futuro candidato, la sua biografia e le sue opinioni politiche. “Serve soprattutto – rileva - alla presentazione di un profilo del candidato accettabile, e per questo sostenibile”. Tutti ricordano che il profilo di Emmanuel Macron, attuale presidente della Repubblica francese, fu “costruito” – per così dire – su misura per avere il consenso di certo elettorato francese con il libro “Révolution”, edito dalla parigina Interforum nel 2016. Il fenomeno dei libri elettorali (o comunque direttamente funzionali a una proposta politica) non è però proprio nuovo. Mi piace ricordare qui un volume di cui ho già parlato e che, nella memoria, mi sembra veder consegnato ora nella cassetta postale di casa, con stampigliato sulla busta il nome del mio babbo Lino, il capofamiglia di casa Morghen.
In merito alle recenti polemiche sollevate dalla decisione del Vescovo Suetta a Sanremo, sento il dovere, a nome dell'Associazione Giorgio La Pira di Cosenza, di offrire una riflessione che rimetta al centro il valore del pluralismo e della sacralità della vita. La "Campana dei Bimbi mai Nati" non deve essere letta come un atto di stigmatizzazione, ma come un richiamo d'amore. Essa continuerà a suonare perché in quel rintocco scorgiamo la voce di Dio stesso. È un suono che non giudica, ma ricorda a tutti noi quanto sia sacra la vita, in ogni sua fase, a partire dal primo istante del concepimento. La Chiesa ha il compito imprescindibile di custodire e testimoniare la dimensione trascendente dell'esistenza.
È ufficiale: la cucina italiana entra nei patrimoni culturali immateriali dell’umanità, prima cucina al mondo ad essere riconosciuta nella sua interezza. A deliberarlo all’unanimità, com’è noto, il Comitato intergovernativo dell’Unesco riunitosi a New Delhi, in India. Secondo questa decisione la cucina italiana è “una miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie”, “un modo per prendersi cura di se stessi e degli altri, esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali, offrendo alle comunità uno sbocco per condividere la loro storia e descrivere il mondo che li circonda”.
La bolla della sua elezione a vescovo di Trento porta la data del 12 febbraio 1963 ed è vergata da Papa Giovanni. “Spero solo di aver ricambiato almeno in parte tutto il bene che mi ha voluto”. Così diceva monsignor Alessandro Maria Gottardi, arcivescovo emerito di Trento, a Piergiorgio Franceschini che lo intervistava per “Vita Trentina” alla vigilia della beatificazione del Papa buono. Vincendo la riservatezza di un vincolo personale forte, anzi indelebile (così lo definiva l’intervistatore), il presule ormai 88enne rievocava il primo incontro con Roncalli nel 1953 a Venezia e “la gioia di avere un Patriarca allegro, paterno e buono”.
La recentissima “Dilexi te” di Leone XIV non è un’enciclica sociale ma un’esortazione apostolica, ossia – come chiarisce lo storico Roberto de Mattei – “un documento pastorale, che non definisce dei principi, ma esorta a un comportamento”. In essa non poteva certo mancare il manifesto programmatico del nuovo pontefice: quella dottrina sociale della Chiesa che ha condizionato la scelta stessa del suo nome pontificale (lo nota Nico Spuntoni parlando però, non senza malizia, di “ultimo documento di Francesco”).
Con la cerimonia solenne e grandiosa dell'11 ottobre 1962 si è aperto uno dei più importanti avvenimenti del secolo scorso presso il sepolcro del Beato Pietro nel giorno in cui — allora — il calendario faceva memoria della divina maternità di Maria. Si inaugurò dopo tre anni di preparazione e di preghiera. Infatti il 17 maggio 1959, festa di Pentecoste, venne costituita dal Papa Giovanni XXIII la Commissione ante-preparatoria, presieduta dal cardinale Domenico Tardini, Segretario di Stato.
Santo o no, - scrive Lia - “credo che lui sia già e resti egualmente un testimone di come si può vivere in modo esemplare la vita politica”. Due parole che usava spesso rappresentano bene la sua religiosità: “Provvidenza” e “Signore”. Egli invitava a sperare efficacemente, sulla scia del cieco di Bethsaida. La figlia ricorda anche la sua grande passione per il giornalismo, sin da giovanissimo. “Nel 1926 i suoi articoli sul Nuovo Trentino son scritti con la spada, non con la penna”. Non è mai riuscita a capire, Lia De Gasperi, perché il suo famoso babbo l’avessero chiamato Alcide. Lo apprendiamo da un libro da poco uscito: “Memorie di una figlia”, quasi un instant book (Lia è morta a maggio), ma curato, ma fatto bene. Impegnata nella Fuci e nel movimento di Rinascita cristiana, Cecilia De Gasperi (1930-2025) in famiglia veniva in effetti chiamata Lia.