IL POPOLO

Società



Questo giornale ha più volte – e anche recentemente - rievocato la figura di Gianni Baget Bozzo (1925-2009), l’acuto sacerdote e intellettuale ligure, esponente della Democrazia cristiana negli anni Cinquanta e storico del partito cattolico che fu anche – e per due volte - europarlamentare. Lo si è ricordato qui per la sua partecipazione, nel 1994, alla fondazione di Forza Italia, di cui redasse la Carta dei valori e che si occupò di radicare culturalmente nell'orizzonte del liberalismo popolare. Più esattamente si è scritto che Forza Italia, grazie a lui e a Sandro Fontana, scelse di aderire al PPE, diventando il principale partito moderato italiano presente nel Partito Popolare e rappresentando la componente italiana più forte e autorevole di quel partito europeo.
L’ultimo tratto della vita terrena non è privo d’interesse per il biografo. Ben lo sapeva il compianto don Carmelo Giovannini, che nel 1970 discusse all’Università cattolica del Sacro Cuore una tesi su “L’ultimo Rebora”, lavoro che gli valse la laurea in lettere moderne e fu l’inizio di una vita dedicata al poeta milanese. Ciò vale anche e tanto più per il generale Oreste Baratieri di Condino, che ormai più di 130 anni fa combatteva in Africa contro i ras Maconnen e Mangascià, sconfiggeva il Ras Mangascià nella battaglia di Coatit il 13 gennaio 1895 e in quella di Senafè, preparava l’occupazione del Tigrè ed occupava Adigrat (in marzo), Aksum e Adua.
La visita di papa Benedetto XVI alla tomba di padre Pio, avvenuta il 21 giugno del 2009, emozionò “come figlio di San Giovanni Rotondo” lo storico (ma anche giornalista e politico) Giuseppe Tamburrano (1929-2017), che in quanto responsabile culturale del Psi aveva inteso recuperare "elementi di una cultura popolare italiana – lo rileva Stefano Rolando -, di una antropologia della comunità sociale in mutamento, in un certo senso minacciati dal nuovo, in particolare dalla commistione tra business e tecnologia". La rievocazione di quei fatti e quegli anni da parte di Tamburrano avvenne anche in un’intervista per il settimanale “Dipiù” (Cairo editore) condotta nel 2011 dalla brava Ines Pino. Dove spiccano la prozia del futuro storico che divenne figlia spirituale di padre Pio, la mano guantata del frate che accarezza teneramente il piccolo Giuseppe e la Prima comunione somministratagli dal santo di Pietrelcina.
Le uniche due persone verso cui Luchino Visconti provò una vera e illimitata ammirazione – ha osservato Massimo Fini – sono Proust, amore di tutta una vita, e la madre, idolo di gioventù. Dal canto suo Giovanni Agosti ne è certo: il ricordo di Carla Erba è un filo conduttore attraverso l’opera di Visconti, peraltro ammesso da lui stesso, che nel 1975 alla domanda “Quale è stata l’influenza di sua madre nella sua opera?” rispose: “Enorme”. Un’altra figura di donna che ritroviamo accanto a Visconti è l’attrice Maria Denis (1916-2004), cui Luchino affidò le cure della sua villa di via Salaria, residenza romana dei Visconti di Modrone (ne era diventato proprietario nel 1941, alla morte del padre).
“Ci sentivamo sempre un reggimento e per noi il mondo era piccolo” raccontava la trentina Giosi Guella, una delle prime compagne di Chiara Lubich, a proposito degli inizi del movimento dei Focolari. Anche le gemelle Keller avvertivano laicamente quest’angustia, questo senso del limite, quando cantavano – siamo nei lontani, mitici anni Sessanta dello scorso secolo – “La notte è piccola per noi, troppo piccolina”. “C'è poco tempo – spiegavano - per ballar. E per cantar”.
Al mercato centrale coperto di Rimini i cachi di Longiano vengono due euro e cinquanta alla confezione. Da Longiano, situato sulle colline romagnole tra Rimini e Cesena non lontano dalla via Emilia, veniva anche Giulio Moderati (di cui all’Archivio di Stato parlano Loris Bagli ed Oreste Delucca) ed ora viene Egisto Quadri l’ultimo comunista, impersonato da Maurizio Ferrini. Questi è un autore che va letto rigorosamente stando in Romagna, per capirne tutte le sfumature ed immergersi nello spiritus loci che ne caratterizza l’opera. Se il paese di riferimento di Emma Coriandoli è un’immaginaria Bagnacavallo, dove per strada si canta la novità Nilla Pizzi, le tivù sono ancora in bianco e nero e si diventa maggiorenni a ventun’anni, il paese dell’ultimo comunista è Longiano.
“Inguaribile battezzatore”. Così Tom Antongini, che fu suo segretario, definiva il poeta Gabriele d’Annunzio per quella sua manìa di modificare nomi, e soprattutto di dare nomi nuovi alle persone che lo interessavano. Innumerevoli furono infatti i nomi dati da d’Annunzio alle sue innumerevoli donne. “Uno dei suoi primissimi, quasi fanciulleschi amori – ricorda ancora Antongini – fu per una contadinella che egli chiamava Splendore; ed era biondissima”, né va dimenticata la Calcinella, “quella che sotto il nome di Lilia, è cantata da lui nel Primo Vere”. Un altro, meno riconosciuto, “battezzatore” fu Luciano Rispoli, maestro dell’amico Mariano Sabatini,
Ci siamo già occupati, su queste colonne, di Emiliana Zecchini. Nata a Roncegno prima di sette figli, dopo aver frequentato il liceo classico “Prati” a Trento divenne assistente sociale diplomandosi nel capoluogo trentino, presso la Scuola superiore regionale di servizio sociale, nell’anno accademico 1950-1951. La sua dissertazione, presentata da Antonia Pruner, verteva sulla crisi degli alloggi nel dopoguerra e sulle sue ripercussioni sociali.... Troviamo inoltre il nome di Emiliana in “Strana gente” di Goffredo Fofi, un diario tra Sud e Nord nell'Italia del 1960, a proposito del “lavoro di comunità”.
Il “Natale di sangue” pose fine, com’è ben noto, all’avventura dannunziana. Siamo alla fine del 1920, l’anno in cui muore Max Weber e nasce Karol Wojtyla, futuro papa Giovanni Paolo II. “Nelle tragiche giornate della lotta – informa Ferdinando Gerra (1901-1979) nel suo classico L’impresa di Fiume nelle parole e nell’azione di Gabriele d’Annunzio (Longanesi, Milano 1966), le perdite furono: da parte fiumana, ventidue legionari (fra i quali i tenenti Mario Asso, Carlo Arturo Caviglia ed Italo Conci) e cinque civili”. È un libro, quello di Gerra – si disse convinto Renzo De Felice – che “sul piano della ricostruzione dei fatti costituisce un punto fermo, destinato a rimanere tale per molto tempo”.
Questo volume di Tommaso Stenico nasce sotto forma di Dizionario al fine di offrire al lettore un approccio flessibile e immediato: ogni voce rappresenta un tema specifico e permette di esplorare l'adolescenza in maniera lineare, rispondendo a dubbi e curiosità in tempo reale. Non è un semplice elenco di parole, ma una raccolta di esperienze che raccontano l’adolescenza lettera dopo lettera; un viaggio attraverso termini che si fanno porte, spiragli, rifugi. Un compagno di viaggio per genitori, per educatori, per adolescenti e per chiunque voglia capire meglio il complesso universo dell'adolescenza. Perché leggerlo? Per ritrovarsi tra le righe di parole familiari. Per scoprire che ogni dubbio, paura o sogno ha già un nome. Per riflettere e sentirsi meno soli e meno confusi.
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