IL POPOLO

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In merito ai riferimenti francescani nell’opera di Gabriele d’Annunzio, Emilio Mariano (sovrintendente del Vittoriale dopo l’architetto GianCarlo Maroni) li ricordò a partire dalle Vergini delle rocce (1895), passando per i Taccuini (1897) e per Frate Sole, opera annunciata nel 1899 dalle edizioni Treves e che il poeta non scrisse. Un anno prima, a proposito di quest’ultimo progetto, d’Annunzio aveva informato il suo traduttore francese, Georges Hérelle: «Mi sono occupato molto di San Francesco, in questi ultimi tempi, perché voglio comporre una tragedia francescana – nei modi della poesia popolare umbra e delle antichissime laudi drammatiche – intitolata Frate Sole».
Quando nel 1949 Nicola Matteucci giunse all’Istituto italiano per gli studi storici “Benedetto Croce”, aveva ventitre anni e Alexis de Tocqueville, per lui, era poco più di un nome. Poi studiandolo, approfondendolo, scoprì che si tratta di un autore “dominato – rivela Matteucci – da una passione, meglio da una vocazione per la politica”. Ne scrisse dunque in “Alexis de Tocqueville: tre esercizi di lettura” (Il Mulino, Bologna 1996), opera che lo studioso di Bologna dedicò “ai maestri e agli amici che mi hanno insegnato ad amare Tocqueville”.
“Gino Paoli – rivela la nota grafologa Candida Livatino – è sempre stato se stesso sia nella vita privata sia in quella di relazione. Nel contempo, però, voleva che gli fosse riconosciuto ciò che rappresentava nel panorama musicale”. Lo attesterebbe il fatto che, come Gabriele d’Annunzio, egli firmando sottolineava il suo nome e cognome. Lo ha fatto anche nel biglietto indirizzato alla Livatino in cui il cantautore ligure scrive: “per Candida: l’amore non è mai quello che sembra / è spesso quel che sembra ma non è”.
Un cartello diceva “All the way with R.F.K.”. Lui, il biondino dal ciuffo ribelle, usciva da una famiglia – i Kennedy – di politici cattolici e belli. Stefania Pellegrini ha introdotto a Riva, presente (silente) anche il sindaco Alessio Zanoni, la serata dedicata a Robert Kennedy (“È stato un esempio di stile e di impegno politico”) augurando al numeroso pubblico intervenuto un “buon evento”. Inconsapevolmente l’assessore comunale alla cultura riecheggiava Gabriele d’Annunzio, che il 6 luglio del 1930 scriveva ai “confratelli” della Fraglia della Vela: “Per una grazia dell’evento, del Bono Evento”. L’incontro rivano è un autentico tuffo, anche fotografico, negli anni Sessanta, che per noi è un tuffo nell’infanzia e nella comunione, allora ancora operante, coi parenti americani in visita alla Pasina (e al Fangolino di Rick Santorum). Marchesi per l’occasione era affiancato da Paolo Tonelli e Rosanna Sega, due che degli anni Sessanta qualcosa ne sanno.
Al 1° gennaio 2026 la popolazione residente italiana è di 58 milioni 943mila individui; gli over 65, sono oltre 14,5 milioni, pari al 24,7% della popolazione, con una crescita significativa degli ultraottantenni che superano quota 4,59 milioni, superando numericamente i bambini sotto i 10 anni (4,32 milioni). Il numero di centenari ha raggiunto un nuovo massimo, con oltre 23.500 persone (Rapporto annuale ISTAT 2025).L’Italia si conferma uno dei Paesi più anziani al mondo, con un progressivo calo demografico che sembra ormai irreversibile. Cresce il numero di anziani, si riduce quello dei bambini, e il saldo naturale della popolazione è fortemente negativo. Le previsioni a lungo termine indicano un futuro in cui un italiano su tre sarà over 65. Nel 2023 le famiglie composte da soli anziani di 65 anni e più sono il 25,9%, quelle unipersonali over 75 il 10%.
“Ho chiesto all'IA di Gemini chi è il più influente filosofo a favore dell'eutanasia. Mi ha risposto Peter Singer. Le ho rifatto la domanda, riguardo all'aborto: la risposta è stata di nuovo Peter Singer.” Francesco Agnoli che interroga in questi termini l’intelligenza artificiale ricorda un po’ la regina cattiva di Biancaneve, che si rivolge al famoso specchio magico della fiaba chiedendogli: “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”. Di solito le va bene, ma un giorno lo specchio magico le risponde: "Bella, tu sei bella o mia regina, ma attenta! Al mondo una fanciulla c'è, vestita solo di stracci poverina, ma ahimè, assai più bella di te”. A differenza della fiaba dei Fratelli Grimm, nel caso di Agnoli lo specchio magico – ossia l’intelligenza artificiale – dà dunque sempre la stessa risposta: Peter Singer.
Nella lettera “Felix Nazarethana” del 23 gennaio 1894 papa Leone XIII si soffermava sulla “fortunata casa di Nazareth”, abitazione terrena della Sacra Famiglia ed “uno fra i più sacri monumenti della fede cristiana”, plaudendo alla nuova città di Loreto “sorta tutt’intorno come un’altra Nazareth, e cresciuta sotto la protezione della Vergine”. Una casa che Dio stesso, “con tanta provvidenza”, aveva sottratto ad un indegno potere per donarla a un gran numero di santi che qui “sentì ardere, per la prima volta, il desiderio delle più alte virtù o trovò un incitamento alla perfezione”. Leone XIII confessava quindi di aver egli stesso, in altri tempi, sperimentato a Loreto, mentre sostava devotamente nella santa Casa, i beneficî della Madre divina.
Rina Maria Pierazzi, prolifica scrittrice italiana attiva soprattutto nella prima metà del Novecento, è nota per i suoi romanzi rosa e la letteratura per ragazzi. Tra le sue opere si segnalano L'ala sul mare (1924) e Nano fiore cammina (1949). Ma non è stata solo una scrittrice “per signorine”, bensì una figura che ha navigato tra la spiritualità profonda e il fascino per il superomismo estetico del primo Novecento. Le sue biografie, come quelle di Santa Chiara d’Assisi o di Pier Giorgio Frassati, riflettono l'influenza di Eugenio Pilla, cattolico fervente che cercava autori in grado di offrire modelli di vita eroica ma casta. E la Pierazzi riusciva a rendere “moderni” i santi, trattandoli quasi come protagonisti di romanzi e rendendoli accessibili alle giovani lettrici.
Seminarista a Padova (1850-1858), cappellano a Tombolo (1858-1867), parroco a Salzano (1867-1875), quindi in curia diocesana a Treviso (1875-1884), vescovo a Mantova (1885-1893) e patriarca a Venezia (1894-1903), il 4 agosto 1903 Giuseppe Sarto viene eletto al vertice della Chiesa per succedere a papa Leone XIII. Colpito dalla sua diversità, Gianpaolo Romanato ha pensato bene di scriverne dando vita, più che ad una biografia vera e propria, a un ritratto storico-morale di Giuseppe Sarto. L’ intenzione, secondo le parole stesse dell’autore, era quella di “riaprire il capitolo Pio X”, evidenziando nel contempo il profilo di “un riformatore concreto e realista come pochi, capace inoltre – aggiungeva provocatoriamente lo storico veneto – di quei gesti rinnovatori che nel linguaggio caro ai cattolici aggiornati si definiscono profetici”. Di più: il pontificato di papa Sarto si collocherebbe proprio all’origine della Chiesa contemporanea.
Ogni partito di massa aveva la sua donna-simbolo. Per la Democrazia cristiana senz’altro Tina Anselmi, per il Partito comunista Nilde Iotti (“una gran donna” dice l’amico Sergio Conzatti); infatti son state entrambe fictionate, cioè fatte oggetto di una rappresentazione in forma di fiction: per la Rai e per altri media...A Reggio Emilia la Iotti abita in via Alfeo Giaroli, martire fascista, in Gardenia. Come Tina Anselmi, Chiara Lubich, Caterina Caselli e come l’eretico Valdo Magnani, ha il padre socialista, anzi prampoliniano.