IL POPOLO

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Nella lettera “Felix Nazarethana” del 23 gennaio 1894 papa Leone XIII si soffermava sulla “fortunata casa di Nazareth”, abitazione terrena della Sacra Famiglia ed “uno fra i più sacri monumenti della fede cristiana”, plaudendo alla nuova città di Loreto “sorta tutt’intorno come un’altra Nazareth, e cresciuta sotto la protezione della Vergine”. Una casa che Dio stesso, “con tanta provvidenza”, aveva sottratto ad un indegno potere per donarla a un gran numero di santi che qui “sentì ardere, per la prima volta, il desiderio delle più alte virtù o trovò un incitamento alla perfezione”. Leone XIII confessava quindi di aver egli stesso, in altri tempi, sperimentato a Loreto, mentre sostava devotamente nella santa Casa, i beneficî della Madre divina.
Rina Maria Pierazzi, prolifica scrittrice italiana attiva soprattutto nella prima metà del Novecento, è nota per i suoi romanzi rosa e la letteratura per ragazzi. Tra le sue opere si segnalano L'ala sul mare (1924) e Nano fiore cammina (1949). Ma non è stata solo una scrittrice “per signorine”, bensì una figura che ha navigato tra la spiritualità profonda e il fascino per il superomismo estetico del primo Novecento. Le sue biografie, come quelle di Santa Chiara d’Assisi o di Pier Giorgio Frassati, riflettono l'influenza di Eugenio Pilla, cattolico fervente che cercava autori in grado di offrire modelli di vita eroica ma casta. E la Pierazzi riusciva a rendere “moderni” i santi, trattandoli quasi come protagonisti di romanzi e rendendoli accessibili alle giovani lettrici.
Seminarista a Padova (1850-1858), cappellano a Tombolo (1858-1867), parroco a Salzano (1867-1875), quindi in curia diocesana a Treviso (1875-1884), vescovo a Mantova (1885-1893) e patriarca a Venezia (1894-1903), il 4 agosto 1903 Giuseppe Sarto viene eletto al vertice della Chiesa per succedere a papa Leone XIII. Colpito dalla sua diversità, Gianpaolo Romanato ha pensato bene di scriverne dando vita, più che ad una biografia vera e propria, a un ritratto storico-morale di Giuseppe Sarto. L’ intenzione, secondo le parole stesse dell’autore, era quella di “riaprire il capitolo Pio X”, evidenziando nel contempo il profilo di “un riformatore concreto e realista come pochi, capace inoltre – aggiungeva provocatoriamente lo storico veneto – di quei gesti rinnovatori che nel linguaggio caro ai cattolici aggiornati si definiscono profetici”. Di più: il pontificato di papa Sarto si collocherebbe proprio all’origine della Chiesa contemporanea.
Ogni partito di massa aveva la sua donna-simbolo. Per la Democrazia cristiana senz’altro Tina Anselmi, per il Partito comunista Nilde Iotti (“una gran donna” dice l’amico Sergio Conzatti); infatti son state entrambe fictionate, cioè fatte oggetto di una rappresentazione in forma di fiction: per la Rai e per altri media...A Reggio Emilia la Iotti abita in via Alfeo Giaroli, martire fascista, in Gardenia. Come Tina Anselmi, Chiara Lubich, Caterina Caselli e come l’eretico Valdo Magnani, ha il padre socialista, anzi prampoliniano.
“Al terzo piano sotto noi – ricorda Ugo Ojetti - abitava un erudito che era l’ammirazione di mio padre, Enrico Narducci, bibliotecario capo all’Alessandrina”. Lo scrittore lo rivede “alto, magro, i capelli grigi e folti, gli occhi severi, le tasche gonfie di giornali e di carte, sempre sotto il braccio un libro o due”. Parlava sottovoce: abitudine che doveva aver preso nella sala di lettura della biblioteca. E aveva quella “calligrafia curva, elastica, elegante, di penna fina, che – commenta Ojetti – è stata la calligrafia comune agli eruditi sulla fine del secolo scorso” e che più tardi l’autore di “Ricordi di un ragazzo romano” ritroverà nei manoscritti di Carducci, di Martini, Del Lungo e Biagi. Nella riedizione di “Enrico Narducci e le biblioteche nei primi decenni dell’Italia unita” Giovanni Solimine tratteggia la figura del Narducci, rivelando che due furono i nuclei principali attorno ai quali si sviluppò la sua attività: il tentativo di dar vita a un catalogo collettivo delle biblioteche italiane e il lavoro da lui svolto per la difesa del patrimonio delle biblioteche ecclesiastiche romane e la fondazione della Nazionale.
La Fondazione Trentina “Alcide De Gasperi” informa di sentirsi interpellata da molte persone che “a scuola, nei commenti sui social, nei messaggi ci chiedono: si scrive De Gasperi o Degasperi?”. La questione – avvertono un po’rozzamente - “va sgonfiata di significati ideologici e rivendicazioni”, senza forse arrivare a concludere – come nella pubblicità dei detersivi – che tanto “uno vale l’altro” (questione di lana caprina, la definirebbe Giampaolo Re). “Nessun dubbio – ammettono quindi in Fondazione - rispetto al fatto che il cognome originario sia Degasperi, scritto così, tutto attaccato.
Nel 1901, anno in cui muoiono Francesco Crispi e il generale Oreste Baratieri, nascono Piero Gobetti e Alessandro Pozzi detto Sandro, sansepolcrista e legionario fiumano. A Giarre, in provincia di Padova, nasce anche Liduina Meneguzzi (1901-1941), che verrà proclamata beata da Giovanni Paolo II il 20 ottobre 2002. È la suora dei sogni, delle immaginette miracolose, del cibo scarso che si moltiplica. Battezzata in Duomo ad Abano Terme (forse allora ancora Abano Bagni), trova poi lavoro presso l’albergo Due Torri, tuttora esistente, dove naturalmente oggi è un’illustre sconosciuta. Poi però lei vuole diventare suora: come quelle che sono arrivate al suo paese, le suore Salesie, congregazione fondata da don Domenico Leonati di Battaglia Terme.
Prima della sua inattesa rinuncia, prima del “gran rifiuto”, Benedetto XVI è stato il papa della “Deus caritas est”, di “Spe salvi” e della “Caritas in veritate”, che Giuseppe De Carli definisce “vero e proprio prontuario sociale cistiano del XXI secolo”. Suo anche il motu proprio “Summorum pontificum”, con il recupero della Messa di san Pio V. Ancora per De Carli lui è “il buon samaritano dell’Assoluto”, caratterizzato dall’inclinazione – o devozione – mariana. “C’è una geografia spirituale e una geografia del cuore – rileva quindi l’autore di “Benedetto XVI nella vigna del Signore” – che, a volte, coincidono con quella intellettuale di Joseph Ratzinger”. Ecco quindi le visite apostoliche: Sant’Agostino a Pavia, San Benedetto a Montecassino, San Bonaventura a Bagnoregio.
Nel film di Carlo Campogalliani “Bellezze in bicicletta” (1951) Silvana Pampanini, nata nel 1925 e mancata assai anziana giusto dieci anni fa, pedalava e mostrava le gambe dalla Tuscia a Milano, come ricorda Camillo Langone. Con piglio sicuro intonava: “Ma dove vai bellezza in bicicletta, così di fretta pedalando con ardor, le gambe snelle, tornite belle, m’hanno già messo la passione dentro al cuor”, ed era come se parlasse di sé. “Era nata con le gambe ideali – conferma Tatti Sanguineti, memoria storica del cinema italiano - per indossare quei pantaloncini, quei boxer da ciclista”.
Prima di recarsi a San Giovanni Rotondo, dove rimarrà fino alla morte, Padre Pio stette sette mesi a Foggia, nel convento dei frati minori cappuccini di Sant’Anna, “impegnato – come scrisse – nella cura di una turba di anime assetate di Gesù, persone che mi domandavano aiuto e conforto”. Tra esse, Raffaelina Cerase, terziaria francescana – informa Elettra Solero – di una famiglia nobile di Foggia, sua prima figlia spirituale, la quale, da tempo gravemente inferma, dopo una lunga corrispondenza epostolare aveva espresso il desiderio d’incontrare padre Pio ed essere da lui confessata.