IL POPOLO

Società



Vent’anni fa Romano Prodi tornava nella sua casa culturale celebrando il fondatore di quella “scuola di Bologna” di cui egli era l’ultimo erede in politica: don Giuseppe Dossetti, ricordato in un convegno a dieci anni dalla morte. “Dossetti – dichiarava nell’occasione - ha vissuto con un’intensità straordinaria ogni dimensione della propria complessa e ricca personalità alimentandosi ad una spiritualità e ad una fede antiche e totali. Ci lascia doni e insegnamenti grandi sul piano etico e civico”. Egli condivise con Giorgio La Pira, grande personalità del mondo cattolico del dopoguerra, gli anni “storici” della Costituente e della ricostruzione, formando con Lazzati e Fanfani, il gruppo cosiddetto dei “professorini”.
E' morto, prematuramente Giacomo Scanzi, direttore del Giornale di Brescia e accademico prestato al giornalismo. “Un giornalista, uno scrittore - così lo ricorda Enrico Mirani -, uno storico, un docente universitario, ma innanzitutto un uomo libero da conformismi intellettuali e materiali. Un credente aperto al confronto e alle opinioni altrui perché saldo nei propri valori, quelli di un cattolico cresciuto nella Chiesa ambrosiana, maturato nello studio di quella bresciana, particolarmente di Paolo VI, del quale fu biografo”.
“Nell’anno di grazia 1968 – osserva il collega Vittorio Colombo - tutto era possibile, anche che strimpellassero chitarre e organi hammond per celebrare le glorie del Signore. Canti e musiche erano opera dei musicisti. Per chi è nato dopo è difficile da credere. Era la nuova spiritualità e il Concilio Vaticano II era nuove frontiere e speranze”. Frontiere e speranze non condivise, evidentemente, da don Curzio Nitoglia secondo cui – è un suo articolo recente, pubblicato sul sito di Marco Tosatti – “nel 1943/44 Padre Felix Morlion infiltrò, con l’aiuto della Cia, l’ambiente cattolico romano e tramite la Messa-beat (1966) aprì la strada alla Messa montiniana (1969)”: insomma al Novus Ordo. Segue un’analogia tra l’ascesa di Morlion a Roma (venendo dagli Usa via Sicilia) e la recente calata di Peter Thiel, quale aspirante Katèkon, nella Città eterna.
Come suonano lontane, qui a Tabiano Bagni, le polemiche sullo spirito del Concilio, rivendicato da taluni vituperato da altri. Sul Concilio dei media distinto e distante (come direbbe l’amico Ettore Bonalberti), se non addirittura contrapposto al Concilio dei Padri. Sul cardinale Alfredo Ottaviani guardiano della fede e il “patto delle catacombe”, di cui monsignor Luigi Bettazzi (1923-2023) fu uno dei protagonisti. E poi le controversie sulla libertà religiosa, la novità di “Nostra aetate”, il vero significato di quell’originario aggiornamento: “parola – osserva lo stesso mons. Bettazzi – divenuta ormai tipica per l’interpretazione del Concilio”. La Chiesa che non imbraccia più le armi della fede ma dispensa medicine, quasi figura dell’ospedale da campo prossimo venturo, dove lo scenario comunque rimane quello della guerra. Poi il culto dell’uomo e la famosa frase paolina: “Tutto il mondo si cambia; e la religione no?”.
Nel 2016, giusto dieci anni fa, usciva in libreria “Le ombre adorne” di Vito Moretti (1949-2019). Il volume appariva quale ottantesimo (!) titolo della collana “Nuove scritture” per le edizioni Tabula Fati, che dell’abruzzese Solfanelli sono le sorelle, anzi le gemelle: come le arcinote Cappa di Garlasco (arcinote ma, beninteso, non indagate).
Assistiamo oggi a un paradosso pericoloso. Se una fede viene derisa, si parla di "libertà di espressione". Se quella stessa fede osa dissentire, si invoca il carcere per "reato di opinione".
Le foto che ho condiviso sono la prova di una discriminazione religiosa verso i Cristiani spesso tollerata, mentre ogni critica verso ideologie specifiche viene immediatamente silenziata. Non stiamo rubando diritti a nessuno, stiamo solo difendendo il diritto di esistere e di pensare liberamente.
Direttore da tempo immemorabile della Biblioteca civica di Abano Terme, quella intitolata al compianto Federico Talami, Daniele Ronzoni è il tipo perfetto del bibliotecario… termale. Nato infatti, ormai è qualche bell’anno, a Salsomaggiore Terme, egli ha poi spostato vita famiglia e carriera in quel di Abano (forse si chiamava ancora Abano Bagni?), rimanendo dunque senza mai uscirne nel cerchio salvifico creato da acque di mille e una virtù. In tale veste dunque, quale bibliotecario termale prototipico, il Ronzoni non rimane certo indifferente ai nostri contributi sulla biblioteca pubblica salsese, che è un po’ la sua culla.
“Basta etichette di sinistra – ha detto Giuseppe Conte rivendicando una nuova identità per il suo movimento -, noi siamo progressisti indipendenti”. Ma “i veri progressisti – si dice convinto mons. Loris Capovilla – sono i grandi conservatori”. E aggiunge: “Nella Chiesa non sono possibili riforme radicali e, se proprio si vuol parlare di rivoluzione, essa va concepita come la intendeva Peguy, ossia come un ritorno alle sorgenti”. Capovilla fa quindi il nome del “suo” papa, cui rimase lungamente accanto come segretario: Angelo Roncalli, poi Giovanni XXIII.
Componendo il profilo di Oreste Baratieri, “Maggiore dopo il 1870, segretario della Società Geografica italiana, direttore della Rivista Militare, scrittore assai apprezzato di cose militari, Colonnello del 4° Regg. Bersaglieri a Cremona (1885)”, il colonnello Tullio Marchetti ricorda che egli fu anche amico intimo del vescovo Mons. Geremia Bonomelli (1831-1914). Nella sua tomba ad Arco Baratieri è ricordato, in caratteri maiuscoli, quale “Generale nella Milizia italiana notissimo al mondo per le felici imprese guerresche compiute nelle campagne d’Africa e più pel subito rivolgimento di fortuna che legò infelicemente il suo nome al nome per l’Italia luttuosissimo di Abba Garima”.
In merito ai riferimenti francescani nell’opera di Gabriele d’Annunzio, Emilio Mariano (sovrintendente del Vittoriale dopo l’architetto GianCarlo Maroni) li ricordò a partire dalle Vergini delle rocce (1895), passando per i Taccuini (1897) e per Frate Sole, opera annunciata nel 1899 dalle edizioni Treves e che il poeta non scrisse. Un anno prima, a proposito di quest’ultimo progetto, d’Annunzio aveva informato il suo traduttore francese, Georges Hérelle: «Mi sono occupato molto di San Francesco, in questi ultimi tempi, perché voglio comporre una tragedia francescana – nei modi della poesia popolare umbra e delle antichissime laudi drammatiche – intitolata Frate Sole».