di Stelio W. Venceslai
A me, considerando le cose del mondo, sembra impossibile che in Europa, terra di uomini illustri che hanno spianato la via all’evoluzione moderna a tutto il mondo, non si riesca ad esprimere un leader capace di unificare o, comunque, di rappresentare l’intera Unione europea.
Dico un uomo, ma potrebbe anche essere una donna. Il sesso di chi dovrebbe prendere in pugno l’unità dell’Europa e dotarla di ciò di cui vistosamente difetta (politica estera e politica della difesa) non m’interessa.
Se s’indicesse un referendum in tutti i Paesi dell’Unione sulla necessità di cambiare la struttura dell’Unione stessa, sono convinto che una larga maggioranza sarebbe favorevole al cambiamento. Anche i partiti cosiddetti sovranisti non avrebbero scampo. Immaginare una politica autonoma della Francia o della Grecia, nell’attuale contesto internazionale, farebbe solo ridere.
Naturalmente, non basta decidere di cambiare, occorre sapere come. La strada maestra dovrebbe essere quella di una Confederazione, tema ostico a molti, ma non c’è alternativa.
Una Federazione, tipo Stati Uniti o Federazione russa, al momento, è del tutto improbabile.
Però, abbiamo già alcuni punti importanti: una moneta unica, un sistema elettorale comune, alcune politiche, la commerciale l‘agricola e della concorrenza, già devolute all’Unione. Se ne potrebbero facilmente aggiungere delle altre.
La questione più delicata è quella del vertice, dove trionfa il nazionalismo. L’architettura a suo tempo previsto con un dialogo fra il potere esecutivo, la Commissione, e il potere politico, il Consiglio, ha funzionato sino ad un certo punto e, inoltre, mancava in questo concerto l’apporto del Parlamento europeo.
Poi è intervenuto un altro organismo di vertice, il Consiglio dei Capi di Stato e di Governo e il Parlamento europeo ha rafforzato i suoi poteri. Così, è diventato un pasticcio inestricabile tra i vari poteri, peggiorato dal paralizzante principio dell’unanimità.
Non ho l’ambizione di disegnare come potrebbe essere un nuovo vertice di una diversa Europa, ma certo tutti questi organismi andrebbero radicalmente sostituiti da una struttura più snella ed operativa.
Utopia per utopia, penso ad un sistema dove i cittadini europei votino per un Parlamento che, a sua volta, elegga un Esecutivo che governi l’Unione.
Penso ad un Congresso degli Stati membri, come organo sussidiario di controllo dell’attività del Parlamento e dell’Esecutivo.
Fine: tre organismi, ognuno con le proprie competenze definite. Gli Stati, con i loro nazionalismi tradizionali, devono scomparire anche perché, politicamente, sono tutti falliti.
La “mia” Europa dovrebbe essere composta dalle Regioni europee: il Meclemburgo, l’Alsazia, la Sicilia, i Carpazi, la Dordogna, la Galizia e così via. Mi fermo qui. Troppa utopia.
Tornando all’inizio, a me sembra altrettanto impossibile che in un Paese come gli Stati Uniti, certamente oggi il più importante del mondo, il meglio del Paese sia rappresentato da una specie di prete in pectore, Trump, che auspica una religione nazionale e se ne fa portatore attaccando, allo stesso tempo, il Papa e il regime dei preti di Teheran.
Che il Presidente degli Stati Uniti sia persona multivaga, inaffidabile e, in fondo, non credibile, ormai è noto a tutte le Cancellerie del mondo. Lui vuole fare affari, non politica, di cui dispone solo dei primi rudimenti. I suoi fallimenti, a fronte delle sue trionfalistiche dichiarazioni, sono a tutti evidenti.
Ma ciò che sconcerta è che la gente gli creda, lo segua e lo voti.
Molti sono convinti che alle elezioni di medio termine, a novembre, Trump sarà perdente e che, per il resto del suo mandato, sarà costretto a comportarsi come un’”anatra zoppa”, perdendo la maggioranza al Congresso.
Personalmente, non sono di questo avviso.
Trump farà di tutto per non perdere le elezioni. S’inventerà qualcosa per negare l’insuccesso. L’ha già fatto, minacciando ricorsi in tribunale e sostenendo la falsità dei risultati, considerati truccati a suo danno. La Guardia nazionale e il famoso ICE sono sempre a sua disposizione per sostenerlo. Potrebbe essere possibile anche una svolta autoritaria con degli Ordini esecutivi, di cui si avvale spesso Trump.
Inoltre, ha una base elettorale molto solida che crede in lui per diverse ragioni una delle quali è che lo si considera l’inviato del Signore per salvare gli Stati Uniti dall’imbarbarimento della modernità. Inoltre, a questo elettorato non importa nulla dei successi (?) o degli insuccessi della politica estera americana. Gli Stati Uniti, a loro avviso, sono grandi abbastanza per non interessarsi degli altri.
Ho l’impressione che gli Stati Uniti vivranno nei prossimi mesi una delle epoche più turbolente della loro storia moderna. Ma forse mi sbaglio.
























