IL POPOLO

Editoriali



Dopo l’exploit di Trump a Caracas e il rapimento del Presidente Maduro si è creata una situazione bollente in tutta l’America latina e non solo. In Venezuela non è chiaro cosa stia accadendo. Formalmente è subentrato al potere il Vice presidente, Delcy Rodrìguez, che ha lanciato un appello a «difendere la tranquillità della Repubblica» e a «garantire la liberazione del nostro eroe, Nicolas Maduro, e della nostra eroina, Cilia Flores». Ma già Trump ha detto che l’”operazione” non è finita e della nuova Presidente ad interim non gliene importa nulla, sottolineando, con il suo solto garbo, che chi deve decidere è lui.
Viviamo una situazione politica difficilissima a livello internazionale, dove al dominio della politica sull’economia e la finanza, si assiste al rovesciamento del NOMA (Non Overlapping Magisteria: la finanza detta gli obiettivi e l’economia reale e la politica seguono da accoliti subalterni) con alcuni autocrati (Trump,Putin, Xi Jinping) impegnati a stabilire il nuovo equilibrio mondiale fondato, non più sullo Stato di diritto, ma sulla logica del dominio della forza sulla politica. Anche in Europa, ultima sede delle patrie liberal democratiche, complice una governance che induce all’impotenza politica e operativa, non sembrano imporsi leadership all’altezza dei tempi nuovi della geopolitica mondiale.
Ora il nuovo nemico è il narcotraffico. Le autocrazie hanno sempre bisogno di un nemico È legittimo colpire il narcotraffico dovunque? Chi può dire di no? Però, si tratta di una legittimità morale apparentemente vestita di legittimità giuridica. Qui, di diritto ce ne è molto poco. Prevale la cosiddetta indignazione morale. Chi giudica di questa legittimità? Solo il potere di chi ce l’ha. Ci stracciamo le vesti per la fine tristissima del diritto internazionale che abbiamo conosciuto in questi ultimi due secoli. Ma quel diritto si è retto sulla forza o sull’astensione dalla forza degli Stati più potenti.
Non è stato un colpo a “ciel sereno” quello che è avvenuto in Venezuela. Il presidente degli USA sia con dichiarazioni che con i fatti aveva preannunciato gli “accadimenti“. Era il disegno di non lasciare sotto il controllo di un regime non amico,come quello di Maduro, i grandi giacimenti energetici. Così come non era stata mai celata la volontà di controllare i paesi sud americani che fanno parte del “cortile di casa”, su cui la Cina sta imponendo la sua sfera di influenza. Beninteso il progetto non nasce con Trump che mostra “interesse” anche verso la Colombia, il Messico, Cuba ecc., ma è antico.
Ho letto con interesse l’articolo di Pasquale Tucciariello sul progetto di macroregione del Sud (https://alefpopolaritaliani.it/2025/12/30/macroregione-del-sudlegittimata/), articolo che, con dovizia di riferimenti storico culturali, evidenzia le ragioni di opportunità politica per garantire alle realtà territoriali del Sud quel ruolo indispensabile per colmare il divario presente con quelle dell’Italia settentrionale. Il tema delle macroregioni è stato da me più volte approfondito, anche grazie al tentativo che con l’amico Mimmo Menorello facemmo, alcuni anni or sono, per la macroregione del Nord-Est.
Il prolifico giornalista Cazzullo nella sua rubrica su Corsera fa alcune ipotesi sui risultati delle prossime elezioni politiche. Per il versatile giornalista dovrebbe affermarsi la destra più capace di aggregare facendo leva anche alle reti televisive di Mediaset, sorvolando sulla indulgenza di molti commentatori e operatori dell’informazione,mentre la sinistra non avrebbe chance oggi. Infatti è stata competitiva quando ha messo insieme la cultura cattolica e riformista mentre oggi non ci sarebbero le condizioni. Cazzullo tocca un nervo scoperto quando parla di cultura cattolica e riformista. Lo fa nelle poche righe della rubrica senza i necessari approfondimenti.
Quando parliamo di crisi della politica pecchiamo di fare analisi incomplete. Semplificazioni che bloccano le menti come se un timer programmato interrompesse il circuito dei ragionamenti. “La politica che non c’è”non si riferisce unicamente alla crisi della rappresentanza ,ai processi che non assicurano linearità nelle scelte, ma all’afasia della cultura che crea scomposizione e ritorni a tempi trascorsi. La politica è un richiamo solo formale mentre la sostanza non c’è perché la cultura che è alimento dei rapporti sociali,si è accartocciata perdendo forza creativa e riformatrice.
Ci stanno provando in tutti i modi: col premierato, decisivo attacco alla Repubblica parlamentare prescritta dalla nostra Costituzione, alla legge elettorale, autentica “legge truffa” col premio di maggioranza alla coalizione che raggiunga il 40% dei voti e l’eliminazione di molti dei collegi per loro insicuri del Sud, in netto contrasto con quanto indicato dagli articoli 48 e 51 della Costituzione. A questi due tentativi Iniziativa Popolare ha risposto attivando la raccolta firme per le due leggi di Iniziativa popolare per il ritorno alla legge elettorale di tipo proporzionale con preferenze e per il cancellierato sul modello tedesco, in grado di garantire con la repubblica parlamentare, la stabilità degli esecutivi con l’istituto della sfiducia costruttiva.
Sono sconvolto nel registrare la debolezza di coloro che sono alla guida dei movimenti e fazioni che hanno surrogato i partiti.
Vi è una lapidazione della ragione e il prevalere di comportamenti che non inducono a guardare in alto, ma sono il sottofondo sulfureo di pensieri modesti privi di progetti. Nessun orizzonte ideale da indicare su cui coinvolgere i cittadini.
Disegni a confronto, ricerca di idee, senso della responsabilità, pluralismo reale sono ormai categorie superate dalla cosiddetta modernità. Tutto scorre rapidamente e non ci si può fermare, perdere tempo per coinvolgimenti, partecipazione che minano la stabilità e ritardano le soluzioni.
Non ci si chiede se scelte adottate sono giuste.
Finalmente, anche gli stolti l’hanno capito: l’America non è più il grande protettore, per poco sarà ancora alleata dell’Europa, prossimamente sarà il nuovo nemico dell’Europa. Trump ha compiuto un netto giro di boa. Ora veleggia con Putin, uniti dallo stesso desiderio di disfacimento di quella che fu, un tempo, la fortezza Europa. Per Trump è un fastidio costoso. Mettersi d’accordo con ventisette Paesi più l’Inghilterra? Solo i matti devono crederlo possibile. Meglio con Putin, che è uno solo e in più gli sta simpatico. Lontano, convitato di pietra, è la Cina. Sta sul fiume ad aspettare che passino i cadaveri dei suoi nemici, vicini e lontani. E l’Europa? L’Europa non c’è.