di Stelio W. Venceslai
Èquasi inutile dirlo: Trump va a briglia sciolta. Seguirlo nelle sue evoluzioni mentali è difficile. Una ne fa di follia e cento ne pensa. Non si capisce come facciano i suoi elettori a votarlo. Ma l’America ci ha abituato alle stranezze.
Secondo me, non sta bene. C’è fior di psichiatri negli Stati Uniti che potrebbero aiutarlo. L’uomo ha due amici, uno per la pelle, Netanyahu e l’altro, Putin, per interessi comuni (che peraltro restano oscuri).. Di nemici, palesi o meno, ne ha molti. Praticamente, tutti gli altri.
Cina, Iran e Corea del Nord guidano la fila. Dietro, o gli indifferenti (ma chi può essere indifferente?) o i servi sciocchi.
Digiuno di economia e diritto internazionale (alzi la mano chi non è d’accordo), ha cominciato con la guerra dei dazi che, tra l’altro, gli si ritorce contro. Ha dichiarato che in tal modo gli Stati Uniti hanno incassato un mare di soldi senza pensare che i costi li pagheranno i suoi sudditi con l’inflazione.
Ha usato l’arma del dazio non per ragioni logiche ma in base al principio se gli Stati fanno quello che vuole lui o no. Un criterio come un altro, magari un po’ insolito.
Voleva la Groenlandia tutti i costi ma poi si è calmato scoprendo che bastava l’accordo esistente dai tempi dell’ultimo conflitto per installare basi nell’isola. Inoltre, poi, tutti gli hanno detto, una volta tanto, di no.
Ha ricattato gli alleati membri della NATO sostenendo che, se non pagavano di più, gli Stati Uniti se ne sarebbero andati via in solitudine armata e superba. Tutti si sono inchinati al suo volere, anche i peggio pagatori, come l’Italia.
Considerando Putin un amico fidato (è l’unico), ha bistrattato il povero Zelenski dicendogli, in pratica che o è servo degli Usa o lui molla gli aiuti all’Ucraina e le sanzioni alla Russia. Ho visto spuntare un’aureola di martirio sul capo di Zelenski, che non ha reagito come un uomo qualunque, in una qualunque riunione, avrebbe reagito.
Adesso, scorrazzando per il mondo on cerca di avventure, questo Don Chisciotte della pace ha umiliato il Venezuela e il diritto internazionale. Il Venezuela non ha commosso nessuno. Il regime è rimasto, ma prono ai suoi voleri. Infatti, ha decretato, lui, l’embargo del petrolio venezuelano per Cuba, come se fosse roba sua. Il Venezuela ha abbozzato, ma anche tutti gli altri. Sta strangolando per fame Cuba, ma chi se ne frega?
Ha riabilitato Putin sulla scena internazionale, battendogli le mani e stendendogli ad Anchorage un tappeto rosso. Putin è un criminale di guerra sottoposto al giudizio della Corte penale internazionale, si è appropriato della Crimea ed ha invaso con pretesti storici da operetta l’Ucraina. Tutti zitti.
Putin era convinto di farcela in una settimana e sono quattro anni che non la sfanga, immobilizzato sul fronte con il glorioso esercito russo che segna il passo con cinquanta morti al giorno. Le sanzioni stanno strozzando il suo Paese ma questo né a Putin né a Trump interessa. Che ne dite di fare un ponte tra l’Alaska e Vladivostok, via Aleutine? Dovrebbero chiedere a Salvini.
Con Netanyahu, compagno di merende, tutto fila liscio. Con lui Netanyahu ha trovato l’America. Tra compari non c’è dissidio. Quando si tratta d’Israele non si bada né a spese né ai morti. Tanti. Ma chi se frega? Netanyahu è un altro Putin, criminale guerra, invasore incallito ma politico di razza. Mica come Trump.
Adesso, è il turno dell’Iran.
Senza chiedere niente a nessuno, senza neppure informare i propri alleati, i due compari hanno deciso di muovere guerra all’Iran. Israele sa quello che vuole, perché e come. Trump no.
La cosa è evidente. Convinto che fosse una gita scolastica, ha concentrato la flotta sulle coste iraniane e si diverte a sparare sull’Iran. In fondo, è un gioco da ragazzi.
Netanyahu è più serio. Sta facendo cinque guerre contemporaneamente, tanto paga lo zio Sam: a Gaza, dove si continua a morire, in Cisgiordania, dove si continua sfrattare a bastonate, se va bene, i Palestinesi, in Libano, in Siria, in Iran. È un insaziabile. Però, Netanyahu lo capisco. Vuole estendere Israele e metterla al riparo dallo stillicidio degli attati terroristi. Trump no., non lo capisco.
Che interessi ha Trump in Iran? Restituire la libertà al popolo che protesta contro il regime dei preti che continua ad impiccare i renitenti? Non sembra. Impadronirsi dell’uranio arricchito? Forse. Quello che gli interessa è tagliare le risorse petrolifere iraniane per fare un dispetto alla Cina. Poi, se aumenta il prezzo del greggio nel mondo, pazienza. Anzi, è un affare per gli Stati Uniti che il greggio ce l’hanno. È un affare anche per le finanze di Putin, oggi costretto a svendere il greggio alla Cina con l’acqua alla gola
Siamo a questo punto. Come Putin in Ucraina, Trump pensava di fare un boccone solo dell’Iran. Adesso, rischia di strozzarsi e come Putin, è in una situazione di stallo.
Eh sì, come dice lui, la politica estera la fa a pelle (degli altri).
Ora chiede aiuti. La NATO dovrebbe intervenire, altrimenti lui se ne va. L’Europa dovrebbe intervenire con la flotta per proteggere lo stretto di Hormuz. E quella americana, tanto pomposa e tanto potente, che fa?
L’improntitudine non paga. Tutti dovrebbero dirgli che non è affar nostro. Lui l’ha voluta la guerra per far compagnia a Netanyahu e che se la sbrogli da solo. Non basteranno cinque mila marines a piegare l’Iran, e nemmeno tre settimane. Un altro Afghanistan? È possibile.
Che farà la Meloni? Inghilterra, Germania, Francia e Belgio hanno detto di no. L’Italia non può permettersi di fare l’asino di Buridano, che non sapeva che fare e nell’indecisione fu travolto da un camion. Qui è in gioco non soltanto il prezzo del greggio ma la dignità del nostro Paese.
Servi sì, ma di un padrone intelligente.

























