IL POPOLO

Territori



Capita talvolta – avverte il compianto Vito Moretti nel suo volume “Le ombre adorne” (Tabula Fati, Chieti 2016) – di “registrare fatti dapprima smarriti e successivamente ridestati all’esistenza, resi di nuovo utili”. Così mi è successo di recuperare, da una casella di posta elettronica dismessa, alcuni brevi versi dedicati a un personaggio un tempo assai conosciuto nell’Alto Garda trentino e la cui memoria tuttavia, a ormai tredici anni dalla sua scomparsa, permane ancora viva. Scrivevo dunque nel luglio del 2013, in memoria di Fra’ Antonio Baruzzi: “Nell'autostop dei Cieli Frate Antonio Ledrense è raccolto dagli Angeli ciclisti che a turno, sorridenti, gli fan posto sulla loro canna”.
Adriana Zarri e Gabriele d’Annunzio: due eremiti sul lago. È un accostamento apparentemente peregrino, eppure a Riva del Garda – nell’introdurre l’incontro dedicato ad Adriana Zarri “teologa, scrittrice, eremita” – si è espresso autorevolmente l’invito a fare la propria vita come si fa un'opera d'arte : che è un’eco propriamente, esattamente, letteralmente dannunziana.
Reduce da un incontro sul ciclo arturiano (che lui chiama “artusiano”, forse in omaggio al grande Pellegrino di Forlimpopoli), il professor Gianni Kral, fresco dirigente pensionato, interviene anche sul tema delle intitolazioni in toponomastica proponendo di dedicare nuove vie alle donne vittime di “femminicidio”. Se ne parla anche a Riva del Garda per impulso degli studenti del glorioso liceo “Andrea Maffei” e di Giulia Mirandola. In questo campo, peraltro, Riva non teme confronti con le città vicine e persino più lontane. Ha infatti, già ora, una percentuale di "vie femminili" di poco inferiore a Stoccolma. Ma si vorrebbe fare ancora di più, convinti che la storia la scrivono, in egual misura, gli uomini e le donne.
“Dalli al bangladesh”, “ NO alla moschea”, questa la propaganda gridata dalla destra veneziana in campagna elettorale, ripresa all’indomani del voto dal neosindaco Venturini, con un richiamo ai peggiori istinti xenofobi, estranei alla tradizione millenaria della Serenissima. Si può vincere con la propaganda del “ NO alla moschea” e la “ caccia al bangladesh”, ma, alla fine, dovremo tutti fare i conti con i dati concreti della realtà effettuale, impegno primario per chi è chiamato a guidare il Comune di Venezia. Ecco perché auguriamo a Simone Venturini di scordare la campagna elettorale con i suoi toni propagandistici e di assumere, da subito, il suo ruolo di garante della più importante istituzione locale e il rispetto dell’intera realtà cittadina veneziana.
Sperato il comprensibile sconforto per il risultato negativo dell’alleanza a sostegno della candidatura a sindaco di Venezia dell’On. Martella e, del consenso ricevuto dalla nostra lista Venezia è Tua, sarebbe un grave errore rifugiarsi nella regressione impotente foriera di disimpegno e abbandono dell’impegno politico. Ora si tratta, invece, di riprendere il cammino, partendo dagli oltre milletrecento voti che la nostra lista ha ricevuto e utilizzando il movimento sorto attorno a “ Venezia è Tua” per facilitare la più ampia partecipazione democratica sui temi di interesse locale e globale della nostra comunità veneziana. Ripartiamo dalla base.
Profonda è la delusione per il risultato delle elezioni comunali veneziane. Avevo sostenuto gli amici della lista civica di centro “Venezia è Tua”, promossa dall’amico Ugo Bergamo, già sindaco di Venezia e segretario provinciale della DC veneziana. Una lista aperta alla collaborazione con altre componenti di area liberale e riformista e sostenitrice della candidatura a sindaco dell’On Andrea Martella (PD). Alla fine, ha prevalso il sistema di potere consolidato del centro destra veneziano, dopo la lunga stagione dell’egemonia-dominio della sinistra al governo della città Serenissima.
Spesso nelle sale espositive e nei depositi dei musei si trovano oggetti provenienti da terre lontane, vere e proprie “meraviglie” destinate a incuriosire l’osservatore. La presenza di oggetti di origine africana nei musei trentini ha spinto il Museo storico italiano della Guerra di Rovereto (MITAG: nuovo acronimo per un vecchio museo di confine), che ospitava due sale coloniali nel torrione marino del castello, a condurre una approfondita ricerca su questa particolare tipologia di beni, con lo scopo di varcare le soglie dei depositi museali e portare alla luce una storia e un patrimonio sommersi.
L’amore del poeta Gabriele d’Annunzio per Riva, mediato dalla famiglia Maroni e rappresentato simbolicamente dai fiori, venne manifestato più volte nella sua corrispondenza e si rivelò particolarmente in un episodio increscioso: il grave infortunio occorso nel 1925 all’operaio rivano Augusto Pellegrini. Il carpentiere abitava all’Albola II ed era uno dei molti artigiani chiamati a lavorare presso la Santa Fabbrica. Augusto Pellegrini ebbe sei figli: Candido Ottavio (1906), Bianca Ernesta (1908), Bruno Mario (1910), Nerino Giuseppe (1912), Fosca Rosa (1914) ed Elda (1916). A Fosca, la sua quintogenita, toccò la ventura di conoscere a Trento Chiara Lubich, la fondatrice del movimento dei Focolari, di cui fu una delle prime corrispondenti. In via San Marco Chiara raccontava le sue scoperte e conosceva nuove compagne.
Il rivano Giancarlo Maroni è l’architetto del Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera. Il suo babbo Bortolo, di Pietro e Maria Pellegrini, è originario della valle di Ledro, dove era nato il 13 marzo 1862 Nella scheda anagrafica risulta “prestinaio pasticcere”. Aveva la licenza elementare e a 24 anni, nel 1886, sposò la coetanea Destinata Passerini, nata nel 1862 a Romarzollo di Arco da cui rimase vedovo il 17 dicembre 1925. La sorella di Destinata Passerini Maroni, Maria, sposò Angelo Foletto, il farmacista di Pieve di Ledro, dandogli sette figli: Pia, Ida, Elena, Iolanda, Achille, Ornella, Mariano. Un’altra sorella di Destinata, Emma, sposò Giuseppe Vittorio Grisi, cui diede quattro figli: Bruno, Remo, Iole, Vasco. Non ebbe invece discendenti il fratello di Destinata, Giovanni.
I ragazzi del Banale di una volta, oggi tranquilli pensionati, dicevano alle loro madri (oggi tutte in Cielo) per non impensierirle: "Sono alle Arche", e invece erano in discoteca a Desenzano a divertirsi coi loro amichetti. Le vicine Arche, cioè Ponte Arche o Comano (non si capisce mai bene dove finisce l'una e comincia l'altra), dove incontriamo Alessandro Bazzanella, il direttore delle terme.