IL POPOLO

Territori



Quelle di santa Chiara e san Francesco sono, a Riva del Garda, le uniche due statue in legno presenti nell’Arcipretale di Santa Maria Assunta (a parte quella della Madonna della Cappella del Suffragio, che faceva però parte dell'antica Pieve). Collocate ai lati dell’altare dedicato a sant’Andrea apostolo (del 1775, di ignoto), da qualche giorno illuminato in modo nuovo, esse provengono – informa la professoressa Maria Luisa Crosina, che ne ha scritto per il nuovo Annuario della SAT rivana - dalla soppressa chiesa di San Francesco e vegliano sulle reliquie del beato Pacifico Riccamboni, uno dei primi seguaci del Santo d'Assisi. “Sacra tumulus hic ossa recludit” è l’incipit della relativa iscrizione, datata 1653.
Teresa Franchini (1877-1972), attrice di lungo corso, era la signora di Santarcangelo di Romagna. Iniziò la sua carriera nel teatro, dove affrontò la fase di apprendistato sotto i vigili insegnamenti di Luigi Rasi, ed entrò in seguito in alcune fra le più importanti e prestigiose compagnie italiane dell’epoca, come quella di Virgilio Talli. Tra le sue recite più apprezzate, la doppia interpretazione - dapprima nella parte di Candia, poi in quella di Mila - nella tragedia dannunziana La figlia di Iorio. In tale occasione sostituì, in un primo tempo, Giacinta Pezzana e successivamente Irma Gramatica. Nel 1905 fu scritturata ancora una volta per una tragedia dannunziana: La fiaccola sotto il moggio, nella quale interpretò magistralmente la figura di Gigliola.
Patrick Urru, il presidente dell’associazione professionale che raggruppa i bibliotecari trentini e, vabbé, altoatesini, ha preso carta e penna – scrivendo all’assessore all’istruzione, cultura, per i giovani e per le pari opportunità, Francesca Gerosa e, già che c’era, all’assessora alle politiche sociali, casa e partecipazione, Giulia Casonato - per protestare contro la ventilata chiusura della biblioteca della Fondazione intitolata all’indimenticato professor Franco Demarchi. Presidiata da Rolando Iiriti, la biblioteca ha sede a Trento nella centralissima piazza di Santa Maria Maggiore, ricca di ricordi storici, architettonici ed ecclesiali (il Concilio di Trento, i Focolarini col battesimo della Lubich...), ma oggi sfregiata – anche in questi giorni - dall’incuria e dal disordine urbano.
Biagio Marin morirà a Grado, sua città natale, nel 1985. Lasciando ad altri il compito di delinearne la figura morale e rappresentarne la statura poetica, desidero qui ricordarlo come sincero amico di Riva del Garda. Nel 1952 egli vinse il concorso di poesia triveneta “Berto Barbarani” di Verona, precedendo il rivano Giacomo Floriani. Nacque allora una calda amicizia tra i due poeti, tanto che Marin accettò di firmare la prefazione al canzoniere di Floriani “Da la me baita”, che usciva nel 1958 a cura dell’ingegner Riccardo Maroni, editore e cugino dell’architetto del Vittoriale. Quattro anni dopo Marin era a Riva, ospite del Museo civico e del gruppo “Amici dell’arte” per un incontro sulla poesia dialettale.
Pia Dusi è una ricercatrice attenta e scrupolosa che, in vari interventi pubblicati su “Garda Notizie”, si è occupata del Viaggio in Italia di Goethe, raccontando che nella cittadina di Malcesine, “prima località veneziana sulla sponda orientale del lago”, l’autore del Faust sospettato d’essere una spia giurò, per cavarsi d’impaccio, di non essere un suddito dell’imperatore in quanto cittadino della città libera di Francoforte sul Meno, dove era nato. Nel sentire il nome di quel centro tedesco – racconta la Dusi – qualcuno chiamò un certo Gregorio, che aveva lavorato per diverso tempo in quella città.
Nel bicentenario della nascita si torna a parlare di Giovanni Battista Sicheri, il “Poeta Cangio” nato a Stenico il 27 marzo 1825 e celebrato quest’anno nelle Giudicarie esteriori con più eventi culturali, ricordando la sua figura di letterato e combattente risorgimentale. “Patriota critico e intransigente”: così lo definisce Ennio Lappi, autore piuttosto lontano dalle celebrazioni ufficiali e che però gli ha dedicato una monografia rigorosamente stampata “a spese dell’autore”, come si avverte in apertura del volume: non una rivendicazione un po’micragnosa ma una precisa citazione bibliografica dello stesso Giovanni Battista Sicheri (in “Trasformazioni”, Milano 1864).
“Un museo non inclusivo, ma accogliente”: così lo vuole e disegna il direttore Matteo Rapanà, che parla di una famiglia riunita attorno al MAG, acronimo di Museo Alto Garda. (Matteo non precisa che genere di famiglia è). Anche il sindaco di Riva Alessio Zanoni esulta per quello che, da bravo cattolico, definisce un piccolo miracolo.
Si è spento a seguito dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute, già precarie, don Marcello Farina prete della Diocesi di Trento. Aveva 85 anni. Dopo essere stato in cura d'anime agli albori del suo sacerdozio, fu per lunghi anni docente presso differenti istituzioni accademiche. Una vasta competenza filosofica la sua e vasta la sua produzione editoriale. Accanto allo studio e all’insegnamento fu anche assistente della FUCI (universitari cattolici) e assistente spirituale del'Unione artisti cattolici.
Ci abbiamo provato, alla fine il risultato è da prefisso telefonico. Prendiamone atto, con una disaffezione aumentata del 17% rispetto alle ultime regionali, e l’astensione dell’elettorato al 44,7 % (11,7% in più rispetto al 2020) , un centro alternativo alla destra e alla sinistra nel Veneto, come probabilmente in Italia, non esiste più. Nonostante una legge proporzionale, seppur con uno sbarramento al 3%, anche stavolta è prevalso “il voto utile” che, nel Veneto, è suddiviso tra il 62-63% alla destra e il 27-29 % alla sinistra.
Ad Arco di Trento si torna a parlare dell’avvocato Scipio Sighele. Elena Bovo, autrice di “Pensiero della folla, pensiero dell’inconscio”, si propone infatti di ridare oggi a Sighele – a livello non solo italiano, ma internazionale – il posto che gli sarebbe stato rubato. A tal riguardo ricorda che in Francia Sighele, di cui lei particolarmente apprezza l’idea di un’imitazione anche orizzontale (quindi “senza la necessità di un capo”) nel fenomeno della folla, era fino a poco tempo fa un perfetto sconosciuto (“adesso un po’ meno”), essendo stato letteralmente plagiato da Gustave Le Bon.