IL POPOLO

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Sono in pensione, con la salviniana Quota 100, dal primo maggio (festa del lavoro!) del 2020. Iniziai a lavorare per il Comune di Riva del Garda nel dicembre del 1984, regnante il sindaco Mario Matteotti, che quando lasciò quell’incarico amministrativo regalò a tutti gli impiegati una sua china con paesaggio gardesano. Avevo brevemente sostituito prima, in Rocca, il bibliotecario Renato Pedri colpito da ictus, che sempre rimarrà per me il modello stesso del bibliotecario “di vocazione”, soprattutto per il suo talento nel rapporto umano. Renato diede tutto se stesso alla biblioteca civica, rinunciando al resto: proprio come aveva fatto il rivano (ma nato ad Arco) GianCarlo Maroni con il poeta Gabriele d'Annunzio.
Quella a vescovo di Trento fu per don Lauro Tisi, ormai dieci anni fa, una nomina inaspettata che egli accettò per spirito di servizio. “Spero di non aver fatto troppi danni”, dice oggi il presule sorridendo a Trentino Tv, che gli ha dedicato un servizio nel telegiornale della sera con evidenza anche nel cosiddetto “sottopancia”. E la sera ecco don Lauro, come ama essere chiamato, a presiedere la Messa in Duomo per il ventunesimo anniversario della morte di don Luigi Giussani e i 44 anni dal riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione, movimento di cui a monsignore piacciono soprattutto i canti (e c’è da credergli, vista la sciatteria della maggior parte degli odierni canti liturgici).
Mancano pochi mesi alle elezioni comunali a Venezia. Il centro sinistra ha già definito il suo programma e scelto il candidato alla guida della città nella persona del Sen Andrea Martella. Dal centro destra sembra favorita la candidatura di Simone Venturini, componente della giunta uscente Brugnaro, mentre nulla ancora si conosce del programma. Ho espresso in altro articolo il mio giudizio sulla giunta uscente, che pure avevo sostenuto nel 2020; giudizio negativo, alla luce di quell’affaire “La palude”, che ha mostrato colpevolezze accertate e una gestione, ben al di là di quella “disciplina e onore” che la Costituzione richiede ai titolari di funzioni pubbliche.
Luisa Zeni che almeno simbolicamente ritorna ad Arco, dov’era nata, grazie ad un contatto di Claudio Chiarani - dell’associazione Trentino storia territorio - coll’editore Mursia, dopo che del personaggio, medaglia d'argento al valor militare, si erano occupati lo scrivente – acclamato in sala come una specie di padre nobile, o di venerabile maestro - e, più recentemente, Maria Gonzato archivista in Arco.
Confesso alle ultime elezioni amministrative per l’elezione del consiglio comunale di Venezia ho votato e fatto votare per la lista guidata da Brugnaro, con molta fiducia all’amico Renato Boraso, giovane formato nelle file del movimento giovanile della DC veneziana. Purtroppo, la loro gestione pubblica non è stata improntata a quei criteri cdi “disciplina e onore” prescritti dalla Costituzione, creando non solo in me, ma in molti altri amici, sentimenti di sfiducia e di serio pentimento per quanto accaduto. Ora, sono fermamente convinto, che sia tempo di cambiare registro alla guida della nostra amministrazione comunale. Seguo con attenzione quanto sta facendo l’amico avv. Ugo Bergamo che, contro la volontà dei massimi esponenti DC veneziani, grazie a un voto maggioritario del consiglio provinciale della DC, nel 1990 sostenni vittoriosamente alla guida del comune di Venezia.
Grazie ad Eva Castelli Fontana e a Domenico Gobbi scopro che centocinquanta anni prima di Chiara Lubich vi fu un altro importante “trentino a Roma”, come ha titolato la rivista Civis facendo il verso al regista Steno. Si tratta di Niccolò Paccanari (1772-1811: ma entrambe le date, specialmente la prima, ballano), descritto dai suoi compagni come l’inviato di Dio e dai detrattori come un esaltato visionario.
Quelle di santa Chiara e san Francesco sono, a Riva del Garda, le uniche due statue in legno presenti nell’Arcipretale di Santa Maria Assunta (a parte quella della Madonna della Cappella del Suffragio, che faceva però parte dell'antica Pieve). Collocate ai lati dell’altare dedicato a sant’Andrea apostolo (del 1775, di ignoto), da qualche giorno illuminato in modo nuovo, esse provengono – informa la professoressa Maria Luisa Crosina, che ne ha scritto per il nuovo Annuario della SAT rivana - dalla soppressa chiesa di San Francesco e vegliano sulle reliquie del beato Pacifico Riccamboni, uno dei primi seguaci del Santo d'Assisi. “Sacra tumulus hic ossa recludit” è l’incipit della relativa iscrizione, datata 1653.
Teresa Franchini (1877-1972), attrice di lungo corso, era la signora di Santarcangelo di Romagna. Iniziò la sua carriera nel teatro, dove affrontò la fase di apprendistato sotto i vigili insegnamenti di Luigi Rasi, ed entrò in seguito in alcune fra le più importanti e prestigiose compagnie italiane dell’epoca, come quella di Virgilio Talli. Tra le sue recite più apprezzate, la doppia interpretazione - dapprima nella parte di Candia, poi in quella di Mila - nella tragedia dannunziana La figlia di Iorio. In tale occasione sostituì, in un primo tempo, Giacinta Pezzana e successivamente Irma Gramatica. Nel 1905 fu scritturata ancora una volta per una tragedia dannunziana: La fiaccola sotto il moggio, nella quale interpretò magistralmente la figura di Gigliola.
Patrick Urru, il presidente dell’associazione professionale che raggruppa i bibliotecari trentini e, vabbé, altoatesini, ha preso carta e penna – scrivendo all’assessore all’istruzione, cultura, per i giovani e per le pari opportunità, Francesca Gerosa e, già che c’era, all’assessora alle politiche sociali, casa e partecipazione, Giulia Casonato - per protestare contro la ventilata chiusura della biblioteca della Fondazione intitolata all’indimenticato professor Franco Demarchi. Presidiata da Rolando Iiriti, la biblioteca ha sede a Trento nella centralissima piazza di Santa Maria Maggiore, ricca di ricordi storici, architettonici ed ecclesiali (il Concilio di Trento, i Focolarini col battesimo della Lubich...), ma oggi sfregiata – anche in questi giorni - dall’incuria e dal disordine urbano.
Biagio Marin morirà a Grado, sua città natale, nel 1985. Lasciando ad altri il compito di delinearne la figura morale e rappresentarne la statura poetica, desidero qui ricordarlo come sincero amico di Riva del Garda. Nel 1952 egli vinse il concorso di poesia triveneta “Berto Barbarani” di Verona, precedendo il rivano Giacomo Floriani. Nacque allora una calda amicizia tra i due poeti, tanto che Marin accettò di firmare la prefazione al canzoniere di Floriani “Da la me baita”, che usciva nel 1958 a cura dell’ingegner Riccardo Maroni, editore e cugino dell’architetto del Vittoriale. Quattro anni dopo Marin era a Riva, ospite del Museo civico e del gruppo “Amici dell’arte” per un incontro sulla poesia dialettale.