di Ruggero Morghen
Prima di tuffarsi nelle celebrazioni francescane, programmate a Riva per il 3 e 4 ottobre prossimi (titolo provvisorio “Nacque al mondo un sole”, con varie relazioni e visita a luoghi già francescani), Maria Luisa Crosina e Ludovic Maillet hanno fatto idealmente una sosta in laguna. L’occasione era quella dell’inaugurazione di una mostra alla galleria “Craffonara”, proprio di fronte alla maroniana Spiaggia degli Olivi, mostra dedicata a Virgilio Guidi (1891-1984) e Zoran Mušič (1909-2005) e presentata sotto il titolo d’insieme “La pittura tra luce e tenebra”.
Ma perché la laguna, si chiederanno i miei venticinque lettori? Perché entrambi i pittori sono morti a Venezia, entrambi la abitavano ed amavano. Molti, tra i due, i punti di tangenza, di contatto. In Guidi troviamo una sintesi tra luce e spazio e una nuova versione della veduta veneziana. Esponente del movimento spaziale di Lucio Fontana, si riscontra in Guidi un cammino verso l’astrazione e una personalissima adesione allo spazialismo. Quanto a Mušič, che negli ultimi anni si definiva viandante, egli trasformava la natura in un paesaggio d’anima, in un paesaggio dell’anima.
L’esposizione, liberamente visitabile a Riva fino al prossimo 22 settembre, è un’iniziativa del centro culturale “La Firma”, marchio che Maillet ha ripreso dallo zio Arrigo Colorio e ripresentato in forma nuova. Dal ben noto parente da anni deceduto Ludovic (o Ludovico?) – assai apprezzato cultore di cinema e di varie forme d’arte - ha ricevuto un’eredità che non è affatto patrimoniale o finanziaria ma puramente culturale e morale. Come quella che Emilio Gentile ha ricevuto – così assicura e gli viene dal resto riconosciuto – dallo storico reatino Renzo De Felice, pioniere dei rinnovati studi sul fascismo.
Quanto a Maria Luisa, che ha presentato la mostra dei due pittori “veneziani” e si appresta a illustrare il complesso dell’antica chiesa di San Francesco in Riva, è per l’appunto una ricercatrice storica, assai attiva peraltro nelle più svariate iniziative culturali. Anche se lo storico più bravo della zona – assicura lei stessa con molta umiltà – si chiama Mauro Grazioli (a proposito: anche lui dirà presto qualcosa su San Francesco e sulle origini del movimento francescano).
Ma dicevamo del Guidi. “Egli – rileva Crosina - si allontana progressivamente dall’arte figurativa e in questo cammino verso l’astrazione si compie l’ultima trasformazione della luce: la luce meridiana del periodo romano, divenuta spaziale a Venezia, si sostanzia come cosmica. La sua pittura si è evoluta verso una scomposizione della forma e una luce pura, priva di ombre, ridefinendo in particolare il concetto visivo di Venezia”. E ancora: “Prova della sua personalissima adesione allo spazialismo e alle poetiche informali sono le sue raffigurazioni di occhi stilizzati nello spazio dove sembrano fluttuare e spesso impaginati in diagonale. Guidi costruisce la profondità spaziale di questi dipinti proprio attraverso la vibrazione della luce che, come ha osservato Luca Cecchetto, accompagna lo sguardo dell’osservatore ad un movimento ascendente”.
Quanto a Mušič, “pittore dapprima figurativo ed en plein air, dopo il conflitto mondiale e la sua esperienza umana ed artistica nel lager di Dachau semplifica sempre di più la sua pittura, esprimendosi in maniera sempre più essenziale, meno figurativa e addirittura con delle astrazioni”. “Tornato a Venezia – seguiamo sempre il filo critico esibito all’apertura della mostra -, egli inaugura un tipo di pittura diverso, rifacendosi ai suoi ricordi giovanili, o alle terre da lui visitate. Ecco allora che prendono vita i cavallini dalmati, resi con segno essenziale, arcaico, i cui raffinatissimi toni cromatici riecheggiano quelli delle icone. O sono le colline umbre e senesi o l’altopiano del Carso, dove il paesaggio evocato da colori tenui e desaturati è ridotto a linee essenziali”.

























