di Antonio Belmonte*
Anche per noi, in Calabria, "una deriva incontrollabile" una legge sul fine vita. Di fronte alle spinte e alle provocazioni politiche, l’Associazione Giorgio La Pira intende ribadire un principio fondamentale: la misura di una società autenticamente civile e solidale non si calcola sulla facilità con cui si riconosce un ipotetico “diritto di morire”, ma sulla capacità reale di accompagnare, curare e proteggere la vita nella sua massima fragilità.
In merito all'approvazione della legge sul suicidio assistito in Veneto, condividiamo appieno le parole piene di preoccupazione del Patriarca di Venezia, S.E. Mons. Francesco Moraglia, che esprime “amarezza” a seguito dell’approvazione in Veneto della legge regionale sul suicidio medicalmente assistito. Amarezza perché, si legge in una nota del Patriarcato, “si afferma un modello culturale e un modello di sanità che possono portare ad una deriva difficilmente controllabile”.
“La percezione della dignità della vita umana appare da oggi meno tutelata”, sottolinea il patriarca in merito a questa normativa approvata nel pomeriggio dopo una rapida votazione e molti emendamenti. La più grande preoccupazione è per “le persone fragili e sole”, ossia “per le persone che affrontano la vecchiaia e il suo epilogo non potendo contare su un effettivo accompagnamento e supporto umano e affettivo”.
Di fronte a queste situazioni che tenderanno purtroppo a moltiplicarsi, non basta soltanto fare appello alla garanzia dell'obiezione di coscienza o alla promozione di una cultura della prossimità. Occorre fare un passo in più e riscoprire quello che è il vero pilastro della nostra società: la famiglia. La Calabria lo sa.
Questa risposta è da sempre profondamente radicata nella nostra cultura così come nell'intera identità italiana.
La famiglia è il luogo primario della cura e della gratuità. In Calabria questo le persone e le famiglie lo sanno fare da sempre: ci sono genitori che accompagnano e custodiscono i figli, e figli che accudiscono e proteggono i genitori anziani o malati. Questa cultura non si improvvisa e non si legge nei codici: ci viene tramandata da millenni ed è la cultura della solidarietà, la cultura della casa e degli affetti dove ognuno si prende pienamente carico dell'altro.
In questa terra non si è semplicemente "caregiver" o erogatori di un servizio assistenziale: si è padri, madri, figli profondamente amati fino alla fine. È in questo abbraccio familiare che si custodisce la dignità di vivere e di morire nonostante la sofferenza e la fragilità, accompagnati con amore così come Dio vuole.
La politica non serva la "cultura dello scarto", ma sostenga le famiglie, garantisca le cure palliative e difenda la vita in ogni suo istante.
Scriveva Giorgio La Pira: "La persona umana non è un mezzo, è un fine; non è un oggetto di calcolo, è un valore assoluto. Una società che non sa chinarsi sulla fragilità dei suoi figli più deboli e indifesi è una società che ha smarrito la sua anima e il senso stesso della civiltà." Anche per noi "una deriva incontrollabile" (Moraglia) una legge sul fine vita in Calabria.
Il Presidente Associazione Giorgio La Pira di Cosenza


























