di Stelio W. Venceslai
Ogni giorno l’atmosfera s’incupisce sempre di più.
Lo sconfinamento di un drone russo in Romania è cosa grave. Le cancellerie sono in allarme. La Nato rafforza i suoi dispositivi. La tensione è piuttosto alta.
Di sconfinamenti ce ne sono già stati diversi, in Lettonia, in Germania, nei Paesi Bassi ed ora in Romania. Non credo che siano atti deliberati da Mosca. Quando si lancino centinaia e forse migliaia di droni, qualcosa può non funzionare.
Secondo me, è una bolla di sapone.
La Russia non può permettersi di aprire un altro fronte (e che fronte!) dal mare del Nord al mar Nero. Ha già una piaga dolorosa in Ucraina, che sta svenando il suo esercito da più di quattro anni. Sarebbe un suicidio.
Avere contro tutta l’Europa occidentale, con la Nato, anche senza la partecipazione americana, sarebbe un problema. L’orgoglio nazionale russo è forte. L’abbiamo visto tante volte, ma non si deve esagerare. Sarebbe una terza guerra mondiale per un puntiglio: il diritto della Russia ad invadere l’Ucraina.
Il popolo russo è abbastanza stanco di questa guerra inutile, dei suoi morti e delle sue restrizioni. Da più parti si registrano fermenti, immediatamente repressi. Putin non è più amato, teme per la sua vita, circondato da un apparato di sicurezza senza precedenti.
Taluni pensano che ci siano tentativi di colpo di stato. Tutto è possibile e la caduta di Putin non fermerà la guerra, ma porterebbe dei cambiamenti, forse anche peggiori.
Però, la situazione in Russia, sotto una coperta immobile, è fluida.
Putin, poi, non è solo. C’è anche Medved, già Presidente della Federazione russa ed ora del Consiglio Supremo della Difesa.
Un personaggio singolare, ignorante come Vance, presuntuoso come Trump, cafone nel linguaggio e nel pensiero.
Ha scoperto che noi Europei siamo in guerra con la Russia perché aiutiamo l’Ucraina a resistere. Forse è vero, ma non s’è sparato un colpo. Anche la Corea del Nord e la Cina aiutano direttamente o indirettamente la Russia, ma non li consideriamo nemici in guerra.
Medved usa toni forti: la Von der Layen è “feccia”, vili e mascalzoni sono i leader europei, della Meloni ha già detto tutto il maggior commentatore della Tv russa. Che poteva dire? ma che è una mignotta, che diamine!
Della Meloni, poi, si è accorto il Lukashenka, il satrapo bielorusso. Ha sentenziato che non può colloquiare con Putin perché è una donna! Se stava zitto era meglio.
Un linguaggio da politici di alto livello. Insomma, di gran lunga meglio Putin, bisogna ammetterlo.
Quando le argomentazioni sono insulti è un segno di debolezza. Essere cafoni non significa essere forti. Si è solo cafoni. Magari uno se lo può permettere perché, dietro, ha un esercito, come Vance. Medved dietro ha un disastro militare. Forse aspira al seggio pressoché eterno di Putin. Temo che al cambio il nuovo sarebbe peggiore del vecchio, con questi precedenti di bon ton.
Non bisogna dare importanza alle marionette che costellano i potenti. Viaggiano, sproloquiano, ma non contano nulla.
In Ucraina la guerra è ferma. Anzi, gli Ucraini segnano qualche limitato progresso.
In Iran la guerra langue. Qualche missile viaggia ancora e colpisce. Tanto per dire siamo vivi vigili e pericolosi. Tutto è fermo, nella sostanza, perché Trump deve riflettere. Un bel problema. Dalla trappola in cui si è cacciato deve trarre una qualche soddisfazione da sbandierare. Ma non è facile. Liberare lo Stretto di Hormuz significa tornare a come era prima.
Tanto rumore per nulla. Della questione nucleare se ne parla, ma la fine dell’uranio arricchito resta nella nebbia. Quanto a rovesciare il regime degli Ayatollah, un disastro completo. Il regime è sempre più forte e i bombardamenti americani hanno stretto il popolo iraniano, anche i dissidenti, ai loro leader attuali.
L’unico fronte che si muove, al momento, è quello libanese. Come un cane fedele, l’esercito israeliano morde al di sopra del fiume Litani, una frontiera che, un tempo, era invalicabile. Nessuno lo ferma. Stupisce che con tanto sfoggio di armamenti, truppe di terra, attacchi aerei, la resistenza degli hezbollah sia ancora così forte. Non solo resistono, ma continuano ad attaccare Israele con i loro droni. Non hanno speranza, se le cose continuano così, ma meglio morire per Allah che cedere ad Israele. Beati loro.
In Italia, invece, tutto bene. Si discetta sulle primarie, si cerca un collante fra i partiti della sinistra. Nessuno ha fiducia in Conte. Pochi nella Schlein. Solo Renzi, con il suo 2% si agita, pensando, al solito, d’essere l’ago della bilancia. Ma è un ago infetto.
A destra, passata la buriana del referendum, si è scoperto che un conto è cambiare la costituzione e un conto è parlare di politica. Il centrodestra, nonostante le sue visibili crepe, regge. All’orizzonte c’è il problema Vannacci. Una spina per Salvini che ne ha già di sue.
Le vere questioni sono economiche: trovare i soldi.
L’opposizione grida: sanità, istruzione, imprese! Certo, ma non dicono come. Lo stesso Bersani, icona della sinistra, cui fa eco il fondatore dell’Ulivo, Prodi, lamenta il velleitarismo inutile dell’opposizione. Non c’è un progetto alternativo, non c’è uno spiraglio di soluzione. Solo chiacchiere, che si ripetono da più anni. L’unico vero politico della sinistra capace di smuovere le masse è Vincenzo De Luca. Troppo pericoloso su scala nazionale, lo emarginano, lo sbeffeggiano, e gli Italiani ne ridono con le parodie di Crosta.
L’Italia va avanti, felice, tra gossip, canzonette, quiz e antifascismo. Si canta, si scherza, si ride. Ridono tutti. Fateci caso: politici, giornalisti, presentatori, cantanti, giocolieri, stelline ed escort. Ma di che?


























