di Ettore Bonalberti

 

C’è qualche amico “disponibile” verso la destra meloniana e del trio di governo. Sono amici affetti dalla sindrome antisinistra che, dimentichi della miglior tradizione democratico cristiana cui dicono di ispirarsi, non comprendono o fanno finta di non comprendere i gravi rischi che stiamo correndo con le scelte del trio in materia di legge elettorale.

Non a caso li ho altre volte connotati come i “cavazzoniani” di ritorno, atteso che la legge del melonellum va ben al di là della “legge truffa” di connotazione comunista nel 1953, prevedendo un premio di maggioranza per la lista che abbia ottenuto non il 51%, come prevedeva De Gasperi, in pieno clima di lotta col PCI togliattiano, ma il 42%, corretto solo all’ultimo momento, col bel risultato che, in tal modo, si potrebbe consegnare il Paese a una minoranza di elettrici ed elettori. Una sorta di ritorno alla legge Acerbo 1923.

Definiscono il “melonellum” la legge che permetterebbe di evitare l’impasse post voto, in realtà esso sarebbe il grimaldello con cui la destra sovranista e nazionalista, stavolta con l’aiuto di un ex generale in congedo ispirato da ideali reazionari, riuscirebbe a concretizzare il sogno di Almirante, potendo conquistare in un solo colpo, maggioranza parlamentare, presidente della Repubblica, capo del governo e delle più importanti istituzioni di gestione e di controllo della Repubblica.

Un’autentica conquista dello Stato dopo la lunga stagione vissuta “ nelle fogne”, tanto più grave se ottenuta con l’appoggio di amici dell’area cattolica liberale e popolare, incapaci di comprendere che, con il melonellum, si sta a destra o a sinistra, tertium non datur.

A questi amici vorrei ricordare la lezione sturziana del congresso popolare di Torino e quella degasperiana e di tutta la storia DC; in particolare la realtà  di un partito, la DC, che ha concorso con i suoi esponenti migliori ( De Gasperi, Moro, La Pira, Fanfani, Dossetti, Mortati, Gronchi, Gonella) alla stesura della Carta costituzionale, insieme ai più autorevoli esponenti della sinistra ( Togliatti, Terracini, Nenni), mentre, adesso, rischiamo di consegnare agli eredi di Almirante il sistema politico istituzionale figlio della Resistenza, nel quale né Meloni né La Russa e camerati d’ordinanza o di recente acquisizione, pur votandone la Carta, intendono riconoscersi, promuovendo sistematici attacchi ai suoi fondamentali.

Comprendiamo, non condividendole, le motivazioni “particulari” che spingono questi amici a sostegno della destra, mentre, noi dell’area DC cristiano sociale, da  De Gasperi, Moro a Marini, riteniamo che un partito ampio e plurale di centro debba restare fermamente alternativo alla destra nazionalista e sovranista “aperto a sinistra” nella difesa e attuazione integrale della Costituzione repubblicana.