di Stelio W. Venceslai
Che il governo Meloni consideri essenziale, prima di terminare il suo mandato naturale, predisporre una nuova legge elettorale, praticamente all’ultimo minuto, è solo velleitario
L’esperienza delle leggi elettorali modificate dai vari governi in carica prima di andare alle elezioni è sempre risultata negativa e controproducente per il governo che la proponeva.
Potrebbe essere così anche questa volta. L’idea è piuttosto infantile: adesso faccio una legge elettorale così resto al potere.
Il fatto è che una legge elettorale vale un’altra. Nella nostra Repubblica è sempre stata una truffa nei confronti degli elettori. La fantasia dei politici si è sbizzarrita, dando un tocco di latinità fasulla alle varie soluzioni presentate agli elettori. Ricordate il Porcellum, definito dal suo stesso autore, l’on. Calderoli, “una porcata”? Dopo il Porcellum sono seguiti il Mattarellum (1993), l’Italicum, proposto dalla coppia Renzi-Boschi ma mai applicato integralmente (2015), il Rosatellum, dal nome dell’on. Ettore Rosati (2017), il Consultellum, adottato dopo le sentenze della Corte Costituzionale sul Porcellum.
La nuova proposta del governo Meloni, se passasse a colpi di maggioranza, si potrebbe ora chiamare il Chetichellum.
In un Paese democratico il popolo vota, è vero, ma sceglie anche i suoi candidati. In Italia no. Il popolo, che per definizione è beota e quindi ti vota, ma i candidati li scelgo io. E tu chi sei? Sono il Partito, con la P maiuscola, oppure il Leader, con L maiuscola. E perché hai questo potere? Perché me lo sono preso e mi sono fatto una legge che me lo consente.
Ditemi voi se questa non è una truffa…
Le alchimie elettorali sono roba da truffatori in guanti gialli. Danno la parvenza, ma solo la parvenza, dell’autonomia del corpo elettorale. Se non mi va bene, posso addirittura manovrare le circoscrizioni, in modo da diluire le maggioranze altrui. Come vedete, la democrazia ha mille forme insidiose con le quali diventa autocrazia e truffa.
Così concepite e manovrabili, le leggi elettorali sono la mascheratura d’interessi non tanto reconditi. Perché lamentarsi della disaffezione dell’elettorato?
I Partiti, quelli classici, che avevano delle idee di cui eran portatori, magari discutibili, sono scomparsi. Adesso, il panorama politico è autocratico ed autoreferenziale, i nomi dei partiti sono sostituiti da quelli del loro leader. Un personalismo da America latina o da gauleiter hitleriano.
Avviare un dibattito su una nuova legge elettorale, alla fine di un difficile mandato governativo, è una sciocchezza. Lasciamo stare le cose come sono. Almeno i dati elettorali della prossima consultazione saranno comparabili con quelli dell’ultima.
Il governo è alla fine. Sarà pure stato il governo più lungo della Repubblica, ma che significa? Che è sopravvissuto all’opposizione, che non c’è, agli intrighi e ai trabocchetti della vita politica.
Un governo non si giudica dalla sua durata, ma da ciò che ha fatto. Pochino. Forse si poteva e si doveva fare di più. I propositi trionfalistici della prima ora sono miseramente scomparsi. Certo, tirare a campare è stato difficile, ammettiamolo. Dovremmo dare un premio a chi ha governato la barca tra i marosi? Questo è un punto di riflessione cui non dovremmo sfuggire.
Lasciamo da parte, al momento, le questioni interne: tassazione, ristagno economico, debito pubblico in crescita, evasione incontrollata e così via.
È stato un periodo di grandi rivolgimenti internazionali. Non li abbiamo superati, non li abbiamo guidati, non li abbiamo accompagnati. Li abbiamo subiti, inerti, partendo da posizioni sbagliate.
L’idillio con Trump è stato un grave errore. All’inizio poteva essere una speranza ma, poi, si è rivelato insostenibile con l’affare venezuelano e le assurde pretese sul Canada, Cuba e la Groenlandia.
I rapporti con l’Unione europea sono stati altalenanti, difficili, mai tranquilli. Che un Paese come il nostro si ribelli all’idea di essere guidato o redarguito e corretto dall’Unione europea lo posso anche capire, ma che questo ci porti a sostenere il principio dell’unanimità dei consensi è una sciocchezza.
La presunzione di poter fare da soli, senza alcun controllo da parte dell’Esecutivo comunitario è ridicola. In Europa siamo poco, nel mondo niente. Solo l’unità dei Paesi del vecchio continente può servire a qualcosa. Qui gli interessi nazionali devono piegarsi a quelli più generali dell’Unione e della civiltà europea. Non si può restare aggrappati al proprio villaggio.
Sull’Ucraina, l’unico punto fermo della nostra politica estera, abbiamo dato. Va bene, ma senza prospettive. In compenso, abbiamo tagliato i nostri rifornimenti energetici dalla Russia. Un bel costo per difendere un principio.
Su Gaza e sull’aggressività israeliana, tutti zitti. Ma è stato un errore. Gli interessi di un Paese non possono dipendere dal timore d’essere accusati d’antisemitismo. L’aggressività israeliana è un fatto che trascende il diritto internazionale.
Nel caso Iran la formula meloniana “non condivido e non condanno” ricorda molto i Farisei. Quando non si hanno idee, i giochi di parole sono utili, ma nascondono il vuoto. Per noi, Europa e Italia, la minaccia nucleare iraniana è una minaccia seria o no? Se ne è mai discusso in Italia o in sede europea? Se è una minaccia seria siamo con Israele (e gli Stati Uniti). Se non lo è, chiamiamoci fuori. Cosa poi pensi Israele della minaccia iraniana (al momento teorica) è affar suo. Ognuno, a casa sua, fa quel che crede.
L’Iran secondo Trump non può avere l’armamento nucleare. Israele sì e l’Iran no. Vi pare un discorso serio?
A fronte dell’improvvida entrata in guerra degli Stati Uniti, qualcuno si è posto il problema degli Stretti di Hormuz e delle conseguenze del blocco per l’intera economia mondiale? Come si fa a dire: “non condivido”? Come si fa, se non dopo un’attenta e comune valutazione dei rischi con gli altri partners europei, a dire: “e non condanno”? Tutto qui? Non era immaginabile quello che sarebbe accaduto? Bisognava invece dire agli Stati Uniti: guarda che se segui Israele, ti cacci in una trappola pericolosa.
La Corea del Nord ha un armamento nucleare importante: tutti zitti. Solo il caso dell’Iran è una minaccia perché disturba Israele? Israele, con le sue bombe atomiche nascoste, invece, non disturba nessuno? Certo, Israele è una democrazia occidentale. Ma mica tanto. E poi, che vuol dire? Oggi come oggi è una macchina da guerra che sta sconvolgendo antichi assetti in Medio Oriente.
Un’ultima osservazione: il fantasma del Patto di Abramo. Ci può credere solo Trump. È credibile che i Paesi del Golfo e l’Arabia Saudita possano alla lunga accettare l’egemonia militare israeliana nell’area? Ho qualche dubbio.

























