di Nino Galloni

 

 

Si è spesso discusso se la fine della cosiddetta Prima Repubblica e dei principali partiti dei suoi governi sia da attribuire più al divorzio tra Tesoro e Banca d'Italia del 1981 (che sottrasse ai Politici il potere significativo di decidere gli investimenti pubblici e di programmare qualcosa di strategico); oppure alle privatizzazioni (che recisero gli ultimi legami tra la Politica e le grandi e medio-grandi imprese) e al fenomeno, ben pilotato, di "mani pulite" poco più di dieci anni dopo.

Ma c'è un altro aspetto, soprattutto per quanto riguarda la Democrazia Cristiana, spesso molto sottovalutato: lo scarso peso attribuito alla crescita ed alla epopea della Lega.

Quest'ultima ebbe successo perché abbinava una forte sensibilità per gli emergenti problemi sociali alla loro soluzione a prescindere dai principi e dai valori che avevano ispirato idee ed azioni delle principali forze di governo e di opposizione.

Oggi quella dinamica sembra essersi esaurita e, invece, sta solo cambiando - e neanche troppo - pelle.

La differenza tra le attuali spinte che stanno portando al potere, sull'onda di un crescente consenso di popolo, la nuova destra sta nel manifestare principi e valori in aperto conflitto con quanto ha caratterizzato i dibattiti dagli anni '30 agli '80 del secolo scorso: ma l'obiettivo è quello di risolvere problemi sociali ed economici a qualunque costo, anche abbracciando tesi (non infondate) di un dissenso a volte degno di miglior causa.

Ora, dopo l'abbandono della classe operaia e delle masse popolari da parte delle sinistre di governo e non solo, la stessa destra moderata e tradizionale non sa più che pesci pigliare.

Trump, Milei e tanti altri si stanno guadagnando la stima delle maggioranze silenziose che, quando si recano al voto, li appoggiano; ostentano un atteggiamento anti-sistema che non appare credibile ai benpensanti di centro e di sinistra; ma, comunque, pongono la comunità di fronte ad una scelta terribile.

Difendere principi e valori (citiamo per tutti l'enciclica di Papa Leone XIV) senza capire che qualcosa è cambiato nella Storia recente, nell' economia, eccetera e rassegnarsi alla sconfitta elettorale; oppure affrontare entrambe le emergenze, anche aprendo un dialogo e un confronto costruttivo con forze apparentemente così lontane dall'esperienza e dalla teoria del periodo storico che va dalla crisi dello Stato liberale dopo la prima guerra mondiale fino al tradimento di quello sociale (sempre più grave ed efferata) a partire dal termine degli anni '70?

Senza risolvere tale questione non avrà senso cercare di ricostruire un centro, immaginare un'alleanza con la destra moderata o con la sinistra cosiddetta di governo.

Il caso Vannacci è emblematico, a partire dalle problematiche migratorie che non possono venire affrontate solo ideologicamente; che richiedono soluzioni effettive che non possono non affondare le loro radici nei colossali errori commessi nel recente passato dalle pur importanti autorità monetarie internazionali.

È dalla realtà che occorrerebbe partire, indicando obiettivi in linea con i principi e i valori della Dottrina Sociale, ma comprendendo che, senza soluzioni e mezzi per farvi fronte, la testimonianza cristiana può venire assicurata e, tuttavia, se non si sta veramente attenti, anche la sconfitta politica elettorale è certa.