di Stelio W. Venceslai



Una nuova stella è apparsa nello squallido panorama politico dell’opposizione, Vannacci e la schiera dei suoi seguaci che, secondo i sondaggi, cresce in modo imprevisto. In un certo senso, è un fatto nuovo, non nuovissimo, ma importante.

Del generale sappiamo tutto o quasi. Uomo di destra, buon soldato, con il suo libro ha detto molte verità che l’ipocrisia ufficiale non accetta.

Ha detto negri, non neri, ha parlato di lesbiche e di omosessuali, ho criticato le unioni civili tra persone dello stesso sesso, ha riportato un po’ dell’aria stantia delle parrocchie di vent’anni fa.

Tutto ciò, disturba.

In un Paese che non ha fatto ancora i conti con la sua storia, dove l’antifascismo è una cosa moderna ed occorre una specie di dichiarazione per assicurare editore, lettore e pubblico di non essere fascista, dove il ridicolo diventa costituzionale e lotta contro la libertà d’espressione, Vannacci è un sasso gettato nello stagno putrescente in cui è immersa la politica italiana.

Disturba, non c’è dubbio.

Disturba gli antifascisti che sono molti, in Italia, praticamente tutti, tanto non costa niente (diceva Churchill, a fine guerra: i fascisti erano 45 milioni, oggi ci sono 45 milioni di antifascisti. Non credevo che la popolazione italiana fosse di novanta milioni.)

Disturba la sinistra, ovviamente, per motivi ideologici. Disturba la destra, perché si vede spuntare un concorrente di una destra estrema.

 Disturba la Lega e Forza Italia, perché Vannacci sta dragando il fondo di due gruppi politici di scarso peso, portandosi via deputati e, forse, elettori.

Insomma, diciamolo, disturba tutti.

Una nuova formazione politica nell’immobilismo italico è un po’ come una nuova torta di cui tutti vorrebbero assaggiare una fetta.

Le opinioni sono diverse.

Vannacci è il grimaldello della sinistra per stroncare la maggioranza di Fratelli d’Italia e la supremazia della Meloni.

Vannacci è la vera destra dei sognatori dell’olio di ricino, del manganello e dei procedimenti ammonitori per chi non era iscritto al Partito.

Vannacci è più vicino alleato di 5Stelle con cui potrebbe mettersi d’accordo e far saltare il banco.

Vannacci è lo stimolo perché, finalmente, nel vuoto del centro, i partitini si mettano d’accordo per diventare un’alternativa (i Renzi, i Lupi, i Calenda e così via).

Insomma, visti i sondaggi, il caso Vannacci interessa e preoccupa tutti.

Per chi ha memoria, anche di un passato meno recente, il successo iniziale di Vannacci ricorda quello di Grillo e, più addietro ancora, quello di Giovannini, dell’Uomo qualunque.

Due proposte politiche fortunate che poi si persero nelle nebbie del sistema. Nulla di nuovo, dunque, salvo gli aggiornamenti dovuti al passare del tempo.

In realtà, è difficile dare un giudizio serio sul tipo di nazionalismo che Vannacci vuole esprimere come lo spirito dei nuovi tempi.

Nel contesto politico attuale il nazionalismo non ha alcun senso. Che l’Italia esca dall’Unione europea e torni all’amata lira, come sognano alcuni sciocchi, fa solo ridere. Sarebbe ridursi a una potenza da Lilliput. Già l’Europa conta poco o niente, figurarsi l’Italia da sola. Davvero una ciabatta, come ci ha amichevolmente definito Medved, il vice Putin, e non uno stivale.

Schierarci nel conflitto ucraino a favore di Putin, come il Salvini e l’Orsini, è fuori tempo, ora che sembra che Trump e l’Unione abbiano serrati i ranghi a favore di Zelenski. Putin ha perso, politicamente e militarmente, dopo quattro anni di guerra. Può radere al suolo tutta l’Ucraina per vendetta, ma ha perso.

Schierarci a favore dei Palestinesi contro Israele è nobile e bello, ma che facciamo? La guerra ad Israele? Grottesco.

Sul caso, apertissimo nonostante la tregua, del conflitto Iran-Stati Uniti, da che parte sta Vannacci?

Cosa pensa, il nuovo movimento d’opinione, delle questioni connesse al riarmo e all’ipotesi di una Nato senza gli Usa o di un esercito comune europeo?

Aggiungo, ancora: il generale non può non sapere che i nuovi sistemi d’arma intelligenti sono in mano a Stati Uniti e Cina e il resto del mondo dipende dalle nuove tecnologie che, guarda un po’, sono detenute dalla filiera del silicio organizzata da Washington, la nuova NATO del silicio e dell’intelligenza artificiale.

Questi sono, ahimé, i temi fondamentali sui quali dovrebbe misurarsi un partito moderno, conscio delle potenzialità intellettuali e dei limiti finanziari e industriali del nostro Paese.

A fronte di tutto ciò e degli interrogativi di cui sopra, ancora senza risposta, l’avvento dei Vannacciani sullo scenario politico è come un terremoto in una tazza di cappuccino quando si rimescola lo zucchero. Non interessa nessuno, tranne gli addetti ai lavori.

La corsa di molti per salire sull’autobus di Vannacci risponde non tanto a una convinta adesione alle sue idee politiche quanto alla speranza di poter mantenere od acquisire un seggio in Parlamento. Roba da bassa lega, naturalmente. Tutto qui.

L’idea di un rafforzamento dell’identità nazionale non mi dispiace, ma la trovo un po’ retro’, alla luce della congiuntura internazionale che non ci vede certo protagonisti. Al momento, mi pare che manchi nei Vannacciani quel respiro internazionale che è necessario per sopravvivere.

Il fenomeno Vannacci inciderà, però, sui tentativi di fare una ennesima legge elettorale. Qui si sbizzarrirà la fantasia dei nostri politici da mezza tacca.