di Ettore Bonalberti
Scrive Gianfranco Infante, oggi, su politica insieme: “Tre obiettivi diversi quelli perseguiti da USA, Russia e Israele, ma che, per ragioni diverse, possono incontrarsi. Trump può avere interesse a indebolire l’Europa come potenza regolatrice; Putin a indebolirla come potenza geopolitica; Netanyahu a ridurne la capacità di esercitare una pressione politica sul Medio Oriente.”
E ci sono anche in Italia quelli che plaudono o restano indifferenti a ciò che sta accadendo nell’Internazionale della destra europea. Scrivo di “Internazionale di destra europea”, considerato che, come ricorda Francesca Basso su “Il Corriere della Sera”, “la scelta fatta dalla Sassonia-Anhalt, pur trattandosi di un piccolo Land con 1,7 milioni di elettori, ha gonfiato il petto dei sovranisti d’Europa che si preparano al voto nei prossimi mesi”.
La stessa Basso evidenzia che:” Il 20 settembre andranno al voto per rinnovare le assemblee regionali i Länder di Berlino e Meclemburgo-Pomerania. E saranno il vero test. I sovranisti scaldano i motori. Fuori della Germania, i prossimi ad andare a votare saranno il 13 settembre gli svedesi. I Socialdemocratici di Magdalena Andersson sono al momento dati come il primo partito, ma seguiti dalla destra radicale dei Democratici Svedesi. Poi in ottobre tocca a lettoni e bulgari. Il 2027 è l’anno dei big: con le presidenziali francesi in aprile — che potrebbero dare il grande scossone all’Unione europea se vincerà il Rassemblement National di Marine Le Pen, l’Italia, la Spagna (unico grande Paese tra i Ventisette con un governo socialista), la Grecia, e la Polonia dove Piattaforma Civica di Donald Tusk (Ppe) dovrà vedersela con il partito ultraconservatore e nazionalista del Pis, che a Strasburgo sta nell’Ecr con Fratelli d’Italia”.
Si profilano, dunque, seri rischi per l’Unione Europea attaccata dai tre tycoons citati e dai fermenti sovranisti presenti al proprio interno.
Se quanto avvenuto in Sassonia si replicasse nel voto del Länder di Berlino e Meclemburgo-Pomerania è evidente che ci troveremmo in una situazione totalmente diversa da quella dell’atto di fondazione comunitario e trattati successivi, con la Germania locomotiva dell’Europa, alla mercè dell’egemonia politica dell’estrema destra tedesca. Una situazione tanto più grave trattandosi di un Paese che si sta riarmando, convertendo molte delle proprie industrie verso la produzione militare, sostenuta dai contributi garantiti dall’UE e di alcuni Stati europei, tra cui il nostro Paese.
Ecco perché, con una delle mie noterelle quotidiane, ho ricordato il compianto presidente Andreotti, che, intervenendo in un consiglio nazionale della DC, dopo l’avvenuta unificazione tedesca, a noi giovani che gli evidenziammo il suo pessimismo su quell’evento apparso a noi molto importante, ci replicò così: “ Amo tanto la Germania, che preferisco avere a che farne con due”.
Non v’è dubbio che nel voto sassone abbia giuocato un ruolo decisivo la frustrazione diffusa tra molti cittadini per il tipo di unificazione nazionale che, lungi dal correggere le disuguaglianze profonde tra Est e Ovest, le ha conservate e vieppiù aggravate, specie con la grave crisi economico industriale attuale del Paese.
Ferma è apparsa sin qui la risposta della CDU, il partito più penalizzato dal voto, che ha visto una grande trasmigrazione di elettori dal partito di ispirazione democratico cristiana alla AFD, e si attendono gli sviluppi dopo la “disponibilità” offerta dal leader dell’estrema destra per l’avvio del nuovo governo regionale.
Anche in Italia il voto della Sassonia ha evidenziato le fratture esistenti, tanto tra i partiti del centro destra che a sinistra, con il centro sempre in attesa della sua ricomposizione politica.
Al governo si assiste all’ennesima pantomima del duo Salvini-Taiani, col primo pronto a difendere la democraticità di quel voto e Taiani convinto nell’ affermare: «L'AfD? Il sovranista tedesco è il peggior nemico dell’Italia. Ma alla Ue serve il rilancio»
È la riproposizione di una tripolarità nella politica estera del governo che si aggrava con il pendolarismo oscillante della Meloni tra la fedeltà trumpiana e quella alle scelte tradizionali euroatlantiche dell’Italia. Una situazione che non giova alla credibilità del nostro Paese a livello internazionale, al di là della continua retorica propaganda governativa. Pesa la scelta nettamente a sostegno di quel voto di Salvini e di Vannacci, che rappresenta la mina vagante per la destra di governo alla vigilia del prossimo voto politico nazionale. Anche a sinistra, se si escludono le nette parole pronunciate da Romano Prodi che scrive: “Afd fatto colossale, mai accaduto dal ’45. L’Europa è in pericolo” aggiungendo che “Il voto segue l’autoritarismo mondiale che da Trump a Putin sta erodendo lentamente le nostre democrazie”, restano le ambiguità di posizioni diverse presenti nel PD, mentre da Fratoianni quel voto rappresenta: “Una sveglia per Europa e Italia”, aggiungendo: “ corriamo ai ripari contro gli estremismi”.
E al centro? Siamo alla ricerca della sua ricomposizione che, ancora una volta, ha bisogno di una forte iniziativa dell’area cattolica democratica, liberale e cristiano sociale, come quella avviata dagli amici del “campo degasperiano” che andrà supportata dalla base a livello territoriale comunale, provinciale e regionale. E’ tempo di tornare ai nostri fondamentali degasperiani e morotei della DC.

























