FRATELLI TUTTI - Capitolo 7 - Percorsi di un nuovo incontro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di grande attualità in un mondo lacerato da violenze e guerre, è il messaggio del capitolo 7, “Percorsi di un nuovo incontro” (225-270) dal quale emerge come una proposta di itinerario per la riconciliazione dei popoli laddove “c’è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia”.  Il Papa riflette sul valore e sulla promozione della pace e sottolinea che essa è legata alla verità, alla giustizia e alla misericordia. Lungi dal desiderio di vendetta, è "propositivo" e mira a formare una società basata sul servizio agli altri e sulla ricerca di riconciliazione e sviluppo reciproco.

In una società, tutti dovrebbero sentirsi "a casa", dice il Papa. Per questo la pace è un "ufficio" che coinvolge e riguarda tutti e in cui ognuno deve fare la sua parte. Il compito della pace non cessa e non finisce mai, prosegue il Papa, e quindi è necessario mettere al centro di ogni azione la persona umana, la sua dignità e il bene comune.

Il Santo Padre Francesco esorta alla costruzione della pace, che nasce sempre dalla ricerca della verità, della giustizia, della memoria, del perdono e del superamento della logica della vendetta.

Il capitolo 7 della Fratelli Tutti va letto con serenità dall’inizio alla fine e serve a proporre la riconciliazione dei popoli con conflitti armati passati e altri in cui le pallottole sono più simboliche e verbali ma feriscono ugualmente. Non è un itinerario da vivere come un manuale, visto che in ciascun popolo ogni idea può gettare radici a modo suo, in base allo “stato del terreno”. La proposta del Papa si fonda sul Vangelo, sulla tradizione della Chiesa e anche su esperienze positive recenti di riconciliazione,

L’“artigianato della pace” deriva dal lavoro congiunto e non da un’omogeneizzazione della società. Il cammino per una convivenza migliore, propone il Pontefice nell’enciclica, implica sempre il fatto di riconoscere che l’altro ha una prospettiva legittima, vedendo l’oppositore anche come famiglia. Quanto sarebbe bello se fosse così!

Il perdono e la riconciliazione, però, sebbene siano temi centrali del messaggio cristiano, non devono mai lasciare spazio agli eccessi, come “il fatalismo, l’inerzia o l’ingiustizia, oppure dall’altro lato, l’intolleranza e la violenza” (237).

Una parte del 7 ° capitolo tratta della guerra che non è "un fantasma del passato" ma "una minaccia costante" e rappresenta la "negazione di tutti i diritti", "un fallimento della politica e dell'umanità", "a una vergognosa resa, una sconfitta contro le forze del male. Inoltre, a causa delle armi nucleari, chimiche e biologiche che hanno colpito molti civili innocenti, oggi non possiamo più pensare, come in passato, a una possibile 'guerra giusta'.

Mai più la guerra e mai più la pena di morte! E’ il grido che papa Francesco eleva quando descrive i percorsi di pace, per essere artigiani e architetti di pace, condizione necessaria per la fraternità. E considerando che stiamo vivendo "una terza guerra mondiale a tappe", perché tutti i conflitti sono tra loro collegati, l'eliminazione totale delle armi nucleari è "un imperativo morale e umanitario”. Piuttosto, suggerisce il Papa, con i soldi investiti in armamenti, dovrebbe essere creato un Fondo globale per eliminare la fame.

Certo, basando questi percorsi sulla verità, creando e rafforzando il senso di appartenenza, costruendo scelte di perdono efficaci, custodendo la memoria (246) in senso positivo e non distruttivo.

I mali della storia, come ad esempio la Shoa, i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki e tutte le altre ingiustizie, non possono mai essere oggetto di dimenticanza (247).

Legato alla pace è il perdono: bisogna amare tutti senza eccezioni, dice l'enciclica, “ma amare un oppressore non è permettere che continui così; né gli fa pensare che quello che sta facendo sia accettabile. Inoltre: chi subisce l'ingiustizia deve difendere fermamente i propri diritti per salvaguardare la propria dignità, dono di Dio. Perdono non significa impunità, ma giustizia e memoria, perché perdonare non significa dimenticare, ma piuttosto rinunciare alla forza distruttiva del male e al desiderio di vendetta. 

Non dobbiamo mai dimenticare "orrori" come la Shoah, i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, le persecuzioni e le stragi etniche ", esorta il Papa. Devono essere sempre ricordati, ancora una volta, per non anestetizzarci e mantenere viva la fiamma della coscienza collettiva. È altrettanto importante ricordare i bravi ragazzi,

Coloro che perdonano, infatti, “non dimenticano, ma rinunciano ad essere dominati dalla stessa forza distruttiva che ha fatto loro del male. Spezzano il circolo vizioso, frenano l’avanzare delle forze della distruzione. Decidono di non continuare a inoculare nella società l’energia della vendetta, che prima o poi finisce per ricadere ancora una volta su loro stessi. Infatti, la vendetta non sazia mai veramente l’insoddisfazione delle vittime” (251).

Di fronte alle ingiustizie, si presentano le due situazioni estreme, quella della guerra e quella della pena di morte. Entrambe, dice il Papa, “sono false risposte” (255).

Le crescenti possibilità offerte dalle nuove tecnologie hanno assunto un potere distruttivo incontrollabile, pertanto “non possiamo più pensare alla guerra come soluzione, dato che i rischi probabilmente saranno sempre superiori all’ipotetica utilità che le si attribuisce. Davanti a tale realtà, oggi è molto difficile sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile “guerra giusta”. Mai più la guerra” (258).

Conclude con indicazioni concrete Papa Francesco: “La guerra è sempre un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta alle forze del male” (261).

Altrettanto dura è la condanna della pena di morte: “è inadeguata sul piano morale e non più necessaria sul piano penale. E’ inammissibile!” (263).

 Chiara anche la condanna dello stesso ergastolo, con la scritta orribile; fine pena, mai!”. E’ definita una pena di morte nascosta! “. (268).  Gesù infatti ci ha ammonito severamente: “rimetti la tua spada nel fodero, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno!” (Mt 26,52).

 

Teofilo