IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO NAZIONALE

DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA

 

 

 

La pandemia covid 19 ha ridotto di molto e a lungo la possibilità di trovarci e la stessa possibilità di tenere il nostro XX Congresso alle scadenze previste da precedenti nostre deliberazioni. Da ultimo lo scioglimento delle Camere e la necessità di ricorrere a nuove elezioni del Parlamento, in concomitanza con la malattia che ha colpito il nostro Segretario Politico, ha prolungato le difficoltà. Ufficio politico e Direzione si sono trovati con sistema misto di presenza di  alcuni e di collegamento a distanza per altri, garantendo al partito una conduzione necessaria, anche grazie al dott. Salvatore Pagano.

Il Segretario ha inoltre provveduto più di recente, per supplire alle sue difficoltà di salute nel guidare il partito in periodo elettorale, alla nomina di un Comitato e di un suo vicario scelto tra i suoi vice nella persona dell’on. Luigi Baruffi, che ringraziamo per la convocazione della Direzione alla vigilia delle elezioni. Oggi finalmente ci possiamo trovare per valutare la situazione politica, lo stato del partito e la preparazione del Congresso.

Il Segretario Grassi ci offrirà la sua relazione politica, ma nei mesi trascorsi, specie attraverso le cerchie di comunicazione elettronica cui molti di noi partecipano, si è sviluppato un dibattito, che ha portato dei vice-segretari a minacciare e/o a dare le dimissioni dalla carica e anche dal partito, aprendo un conflitto interno che,  causa decisioni assunte nella situazione siciliana in occasione della concomitanza tra elezioni nazionali ed elezioni regionali, è diventato aspro.

La riunione del Consiglio nazionale è l’occasione più adatta per il confronto delle diverse valutazioni, evitando asprezze non consone allo spirito che deve animare coloro che si sono impegnati nella riattivazione del partito in nome dei valori e dei principi che derivano dall’umanesimo cristianamente ispirato.

Un primo tema da affrontare riguarda la finalità prioritaria del nostro partito. La presenza organizzata di cattolici nella vita politica italiana e di alcuni paesi europei origina dalla volontà di portare nell’organizzazione dello stato liberale e democratico e in quella dell’economia capitalista il contributo della visione cristiana dell’uomo e del mondo, che con la modernità veniva riformulandosi in riferimento alle nuove condizioni di vita. L’enciclica di Leone XIII  Rerum novarum sta alla base dell’impegno di uomini come Sturzo e Degasperi nei primi anni del XIX secolo nel dare origine a partiti di ispirazione cristiana. 

Pensiamo che sia ancora questo l’obiettivo principale della Democrazia Cristiana? L’abbiamo voluta di nuovo, dopo decenni, per dare più forza e più spessore storico a tale impegno, dopo tentativi poco riusciti e grazie alla costanza di chi ne contestava la validità giuridica dello scioglimento del 1993?

Se l’abbiamo voluta per questo, ciò che conta è che, con pazienza, tale presenza politica  ispirata al pensiero sociale cristiano, del quale la morale sociale elaborata dalla comunità cristiana e offerta nelle encicliche sociali dei Papi e in documenti del Concilio Vaticano II è parte fondativa, continui ad essere operativa.

Non è  facile riprendere l’operatività e l’efficacia di una presenza, ma di fronte alle difficoltà l’atteggiamento nostro non può essere quello della delusione e dell’abbandono, ma quello della pazienza dei tempi medio-lunghi e del maggiore impegno.

Un secondo tema riguarda le alleanze che, sia nei sistemi a rappresentanza proporzionale che in quelli di tipo maggioritario, sono spesso necessarie.  Se sia più opportuno fare alleanze o meno è questione di valutazione politica come lo è la scelta delle forze politiche con le quali allearsi.

I partiti di ispirazione cristiana sono compiutamente tali se il loro rifermento è la morale sociale cristiana nella sua integralità e quindi la Democrazia Cristiana non può fare le sue scelte dimenticando o dando poca importanza ad alcuni contenuti  della dottrina sociale a scapito di altri. Può però, nell’autonomia propria dei laici, fissare delle priorità e delle graduazioni.

Certe scelte sono più difficilmente graduabili di altre. Il grado di tutela ambientale o di giustizia sociale può facilmente variare, mentre è assai più difficile farlo per la tutela della vita umana nella fase iniziale e finale. L’aborto è uccisione e non si può graduare l’uccisione, ma semmai solo le sanzioni e le condizioni.

Il magistero sociale della Chiesa cattolica ha definito come “principi non negoziabili” quelli non solo importanti, ma anche per i quali la graduazione di applicazione è più difficile. Per questo risulta a molti chiaro che le alleanze si decidano dando particolare importanza alle posizioni assunte in merito ai principi non negoziabili. Peraltro rimane all’autonomia del partito  la scelta. Non basta essere per la tutela della vita umana in difficoltà per far orientare automaticamente  la preferenza di alleanza se poi mancano gravemente molti altri valori come la libertà, il rispetto dello stato di diritto, la ricerca della pace, la giustizia sociale, la sussidiarietà verticale e orizzontale, ecc.. 

Per alcuni nostri dirigenti la scelta delle alleanze nelle recenti elezioni è decisiva ai fini della loro appartenenza al partito. Non era così nella DC, che è passata da alleanze con le sinistre del CLN ad alleanze con i partiti laici di centro moderato, ad alleanze di nuovo con una parte della sinistra, i socialisti, e infine, sia pure in modo parziale in nome della solidarietà nazionale, con lo stesso Partito Comunista. Non sono mancati periodi brevi di alleanze del PPI e della DC con la destra.

Le scelte si dibattevano, si decidevano, ma il dissenso su di esse non portava a lasciare il partito. La forza del partito è più importante dell’accordo sulle alleanze, sempre transeunti e contingenti.  Troppo spirito bipolare è entrato nell’atteggiamento politico del nostro partito, che anche nel XIX Congresso si è definito di centro, in continuità con la tradizione delle origini.

Infine penso utile riflettere su una posizione sostenuta da alcuni nostri dirigenti: data la difficoltà ad allargare di molto il numero dei soci, a riavere una adeguata presenza organizzata diffusa in tutte le province, ad ottenere molti voti alle elezioni, occorrerebbe rivedere secondo loro il nostro obiettivo di riattivare la Democrazia Cristiana, coinvolgendoci in progetti di tipo centrista (non solo alleanze) che comprendano anche formazioni politiche di ispirazione laico-liberale-riformista.

La nascita del cosiddetto “Terzo Polo” ha accresciuto la spinta in tale direzione. Soprattutto i dirigenti che hanno vissuto da protagonisti la fase nella quale la DC era partito di massa provano disagio al vedere le modeste dimensioni della DC riattivata e pensano di ovviare facendo della DC tutt’al più una corrente, se si vuole, di un partito o di un soggetto politico più ampio e inclusivo, che non sia ispirato alla dottrina sociale cristiana in modo esplicito e prevalente.

Occorre a mio avviso prendere atto che, almeno a breve termine, un partito di esplicita e prevalente ispirazione cristiana, come lo fu la Democrazia Cristiana fin dall’inizio, non può che essere di modesta dimensione, data l’estesa secolarizzazione della cultura, l’indebolimento dei riferimenti esplicitamente cristiani delle organizzazioni e delle associazioni socio-economiche definibili come espressioni del movimento cattolico, la pluralità di scelte politiche dei cristiani attente ad aspetti parziali del pensiero sociale cristiano, l’incertezza dello stesso mondo ecclesiale, a iniziare dal clero, alto e basso, e dai religiosi, circa l’opportunità di esprimere criteri di scelta politica.

Scegliere di impegnarsi nella Democrazia Cristiana oggi, con la sua identità, vuol dire scegliere un partito di modesta dimensione. Le condizioni potranno cambiare, come sono cambiate per altri partiti a lungo rimasti su bassi livelli di consensi, ma occorre la costanza e la pazienza. Va segnalato che la scelta opposta di far confluire la DC in una formazione politica non di prevalente es esplicita ispirazione cristiana comporta il mettere tra parentesi quei principi e quei valori che rimangono sostenuti solo o quasi da chi ha tale ispirazione e che segnano in modo inequivocabile l’identità.

C’è un modo di recuperare consensi per la DC: farsi casa di tutti quei piccoli partiti, piccoli movimenti, associazioni che ritengono importante per la politica il riferimento al pensiero sociale cristiano. E’ un cammino da fare, senza preclusioni o rivalse.

Le ultime elezioni hanno misurato le nostre difficoltà. Dobbiamo porre le premesse per superarle con spirito positivo. Del resto le sentenze su  regolarità dell’Assemblea dei soci e del XIX Congresso e il riconoscimento in sede di procedura elettorale della nostra denominazione, cui si aggiunge il buon risultato delle elezioni regionali in Sicilia, sono fatti positivi da non dimenticare.