di Stelio W. Venceslai

 

 

Le urne non si sono ancora chiuse e già s’intrecciano i soliti commenti da stadio: ha vinto il centrodestra. No, ha vinto il centro sinistra.

Salvo qualche raro caso, queste elezioni amministrative non indicano nulla. Lo sappiamo tutti. Non sono né sintomi di crepe né speranze di successo. Sono troppi i fattori locali che influenzano gli elettori, che sono sempre dimeno.

Questo è il vero dato della disaffezione politica da constatare. Tutti se ne lamentano, ma nessuno se ne chiede il perché. Troppo difficile.

La verità, quella che induce la gente a votare o non votare, è un’altra, spigolosa e fastidiosa.

Votano i fanatici, i fissati, gli indottrinati.  Poi, i benpensanti, se non si disturbano troppo, prima d’andare al mare e quelli legati per motivi d’interesse o di parentela, ai vari candidati.

Non votano tutti gli altri. Se ne fregano.

Sono convinti che nulla cambia. Le amministrazioni locali sono un nido d’interessi consolidati. Possono cambiare bandiera, ma gli interessi sono sempre gli stessi. Le città, specie quelle piccole, sono malgovernate da sempre e le varie amministrazioni comunali sono oppresse da torme di adempimenti per i quali non hanno neppure il personale necessario.

Come si fa a nominare un assessore all’ambiente in un comune di 400 persone? E per la sostenibilità? viene da ridere. Questioni di lusso, solo per delle vere città, ma non nei piccoli centri. Però, in Italia, Milano, Scicli o Grottammare sono la stessa cosa. Non si è mai riusciti a decidere che i piccoli Comuni sono una cosa e i grandi un’altra. Sembrerebbe semplice, ma non è così.

Poi c’è un altro fattore: la politica stanca.

È noiosa. Ripetitiva, inconcludente. Il leader, il capo, enuncia uno slogan che magari è una sciocchezza, come il famoso Piano Mattei, e tutta la gerarchia lo ripete: i capetti, i sotto capetti, gli uomini di fiducia, quelli di sgarro e di polemica, da bettola o da piazza, lo ripetono a pappagallo.

Quante volte avete sentito dire: il campo largo?  Se l’è inventato Bersani, ma poi se ne è fatto uso ed abuso. A parte il fatto che un campo non è mai largo ma, semmai, ampio, sembra un vestito da mettere per le grandi occasioni. Dopo, lo si ripone nell’armadio, buono per la prossima volta.

Poi, la politica è una faccia. Dipende dalle simpatie, a pelle o dalle “famiglie bene”, quelle che dominano da sempre in paese. L’ideologia non c’entra. Certe votazioni sono per emozioni, poco significative, o per invidia.

La verità è che, a destra, c’è una composizione difficile che però regge, nonostante alcuni disastri, perché governa, e chi ha in mano il paiolo decide per tutti. Governare logora, non c’è dubbio, ma intanto si governa.

A sinistra c’è confusione. Nel campo largo ci sono tutti, ognuno con le proprie idee, se ce l‘hanno, oppure con il peso delle loro percentuali di voto, secondo i sondaggi. La politica è diventata oggetto dei sondaggisti, non l’espressione di idee guida. L’unica idea dominante, in vista delle prossime elezioni nazionali è: togliti di mezzo ché adesso arrivo io.

Ogni appuntamento elettorale è come una partita di calcio, non così appassionante, però.

Ad urne chiuse faremo il conto di chi ha vinto e di chi ha perso. Un esercizio inutile, ma buono per i gazzettieri. Vedremo stasera.

Il mondo, quello vero, quello delle guerre endemiche, dei massacri, della distruzione del diritto internazionale, della rapida evoluzione geopolitica, è fuori. Non interessa nessuno.

L’Ucraina? Uffa! Gaza? Non se ne parla più se non per merito della Flotilla. Il conflitto Usa-Iran? A furia di rinvii non ci crede più nessuno. Durerà, finché Israele non deciderà il da farsi.

Usa e Cina si stanno spartendo il mondo? Affari loro. Se ne pentiranno. Per l’uomo della strada, l’elettore teorico, sono questioni di lana caprina. Semplicemente: non gl’interessano.

Poi ci sono dei morti illustri. Che fine ha fatto il famoso Fitto, il pupillo del centrodestra, per il quale ci siamo sbracciati perché avesse un posto di prestigio nell’Unione europea? Non se ne parla più. È sparito, forse per i suoi innegabili meriti.

L’altro morto è il famoso Board of Peace. La ricordate, l’ultima invenzione di Trump? Fuori tutti, anche le Nazioni Unite. Qui comando io che decido tutto. Chi vuole entrare nella combinazione deve pagare un miliardo di dollari. Quando si tratta di quattrini, lo sappiamo, Trump è pesante. Credo che solo il Marocco abbia tirato fuori i soldi. Gli altri… aspettano.

L’Italia, tra il sì e il no, all’epoca dell’idillio con Trump, ha chiesto un posto da osservatore. Ottimo: la Meloni non ha pagato ma almeno osserva il nulla.

Poi c’è il caso Vannacci. Alimenta i sondaggisti il dilemma se riesce o non riesce a toccare la soglia del 4%. L’elettorato sta con il fiato sospeso. Vannacci ha raccolto quello che poteva dagli insoddisfatti della destra. Sarà un problema per la Meloni ma, soprattutto, per Salvini.

Saranno conciliabili i suoi voti con quelli del centro destra sempre più rosa? Beh, non c’interessa. Sarà un problema per la Meloni, se riesce a stare a galla.

Buffonate. Come volete che il popolo che vota, voti?