di Ettore Bonalberti
Già è difficile risalire la china per tentare di raggiungere la maggioranza del consenso elettorale, se poi, a sinistra, alle indubbie capacità di conduzione tattica della premier si aggiunge il comportamento tafazziano dell’On Giuseppe Conte, tutto risulta più complicato.
All’invito rivolto alla Schlein dalla Meloni di partecipazione all’imminente incontro di Atreiu, la segretaria del PD aveva accettato, purché potesse avvenire un confronto diretto Meloni-Schlein.
Furbesca la manovra meloniana che, raccogliendo la disponibilità di Conte, replicava che non spettava a lei scegliere il/la leader dell’opposizione”, per cui confermava la disponibilità di un incontro-confronto a tre: Meloni-Schlein-Conte. Un modo furbesco per evidenziare le divisioni a sinistra. Furba, dunque, la Meloni a chiedere il confronto a tre; opportunista il leader M5S a prestarsi al giochetto, intelligente la risposta della Schlein alla presidente del consiglio: se si vuole partecipare al plurale, anche Meloni venga insieme al suo alleato Salvini.
Non sorprende l’atteggiamento del leader del M5S che, dopo la perdita della guida dell’esecutivo, punta a una possibile ricandidatura che, tuttavia, deve fare i conti con la realtà.
Nelle ultime tre vicende elettorali regionali (Veneto, Campania e Puglia) il PD ha ottenuto il quintuplo dei voti del M5S, per cui realismo vorrebbe che Conte tenesse conto di questi dati.
O la leadership dell’opposizione spetta al partito che raccoglie più voti o, in alternativa, si accettino primarie di coalizione. Continuare nell’agitazione permanente contiana si fa solo il gioco della Meloni e il protagonista Conte, più che l’aspirante alla guida del governo rischia di fare la figura del “Tafazzi” di turno.
Continuo a ritenere che solo con il ritorno alla legge proporzionale con preferenze si potrebbe favorire, con la più ampia partecipazione al voto, la possibile ricomposizione di un centro forte e il pieno rispetto delle norme costituzionali (artt.3 e 53 della Costituzione).
Se, invece, rimanesse l’attuale legge maggioritaria del rosatellum o, una versione peggiorata, simil legge Acerbo 2.0, come sembrerebbe essere negli intendimenti della maggioranza ( premio di maggioranza alla coalizione prevalente ed eliminazione dei collegi uninominali, col terrore di perdere quasi tutti quelli del Sud) è evidente che sarebbe riconfermata la tendenza al bipolarismo forzato, vigente dalla riforma infausta del mattarellum…
In tal caso, anche per noi dell’area politica cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale, si porrebbe netta la necessità di una scelta: a destra o a sinistra. A quel punto dovendo restare fedeli ai nostri orientamenti valoriali, credo che, almeno noi eredi della sinistra sociale democratico cristiana, non potremmo che concorrere a sostenere liste e candidati alternativi alla destra nazionalista e sovranista, con l’impegno a difendere e attuare i dettami della Costituzione repubblicana, messi pericolosamente in discussione dall’attuale maggioranza di governo.


























