di Erttore Bonalberti
Ci sono amici dell’area DC e popolare convinti nella scelta del SI al prossimo referendum costituzionale tra i quali , in molti di loro, sembra prevalere una sorta di volontà di rivincita dopo le tante violenze subite dal nostro partito storico nella “stagione di mani pulite”, insieme alla difesa pur condivisibile principio della separazione dei poteri e delle funzioni tra magistratura giudicante e magistrature inquirente.
Inutile evidenziare che esiste un limite non superabile nel perseguire tale principio, se e quando si corra il rischio di mettere in discussione con la separazione dei poteri e delle funzioni nella magistratura, la ben più decisiva divisione dei tre poteri dello stato di diritto, fondamento della nostra repubblica sancito dalla Costituzione.
Di fronte a tale atteggiamento credo sarebbe opportuno evidenziare il contesto politico istituzionale in cui si sta muovendo il governo di centro destra a guida del trio Meloni-Salvini-Taiani. Obiettivo strategico della destra è l’avvento del premierato da perseguire con una legge elettorale annunciata, che sembra l’effettiva realizzazione della “legge truffa”, dato che intende attribuire un premio di maggioranza alla lista o alla coalizione che abbia ottenuto tra il 40 o il 45% dei consensi, ben al di sotto, di ciò che la DC degasperiana proponeva nel 1953 ( premio di maggioranza alla lista o coalizione che avesse ottenuto almeno il 51% dei consensi elettorali).
Una legge elettorale, tra l’altro, senza le preferenze, che consente ai capipartito, come già avviene, di “ nominare” i propri rappresentanti in parlamento grazie alla posizione di lista stabilita direttamente da loro.
Di qui, un Presidente eletto dal popolo, con un parlamento espressione diretta del Capo, che nominerà un governo e una Corte costituzionale in linea con l’esecutivo.
Insomma, il perfetto superamento di quel check and balance che è alla base dello stato di diritto.
È una strada che, a imitazione di quanto sta accadendo drammaticamente negli USA, porta a trasformare la democrazia dei diritti e delle libertà in un’autocrazia illiberale e autoritaria.
Possibile che gli amici di area DC e popolare orientati a votare per il SI non si rendano conto di ciò che stiamo rischiando con il voto referendario costituzionale del prossimo marzo? Possibile che si comportino come quei “sordi che non vogliono sentire” e quei ciechi che non possono vedere?
“ La stanno buttando in politica” gridano a destra. E che credevano? Stravolgono sette articoli della Costituzione e vorrebbero far apparire quella legge un’elementare questione tecnica? NO, siamo consapevoli del tentativo di modificare la nostra Costituzione democratica, repubblicana e antifascista e ci opporremo votando NO.
A qualche saccente amico che contestava questa mia connotazione antifascista della nostra Costituzione vorrei ricordare, non solo quanto la Carta evidenzia nelle norme transitorie e finali sul fascismo, ma chi quella Carta l’ha scritta, esponenti delle migliori tradizioni democratiche, popolari, comuniste e socialiste dell’antifascismo e della Resistenza: De Gasperi, Togliatti, Nenni, Saragat, La Malfa, Ruini, scritta in un italiano impeccabile da quel grande letterato e latinista, il padovano resistente Concetto Marchesi, firmata da Luigi Einaudi, Umberto Terracini, Giuseppe Grassi.
Noi “ DC non pentiti” vogliamo restare fedeli alla Carta dei nostri padri fondatori: De Gasperi, Dossetti, Moro, Fanfani, La Pira, Gonella, Mortati, e intendiamo difenderla, impegnandoci ad attuarla insieme a quanti condividono questo progetto.
Voteremo NO, pertanto, al prossimo referendum costituzionale per impedire l’avvio di una deriva pericolosissima per la nostra democrazia.

























