di Ettore Bonalberti

 

Assistiamo a un grande movimento al centro della politica italiana. A sinistra, si muovono Renzi e Calenda su posizioni distinte e distanti, entrambi interessati (più sicura la posizione di Renzi meno quella del sempre altalenante Calenda)  alla costruzione di un’area centrale a sostegno del campo largo e, insieme a loro, sono ben piazzati il Centro Democratico, raccolto attorno all’on Bruno Tabacci e al costituendo movimento Più Uno di Ernesto Maria Ruffini. Sono tutti questi progetti finalizzati a irrobustire il campo largo in alternativa alla destra del trio Meloni-Salvini-Taiani.

Anche a destra da tempo si muove Gianfranco Rotondi, interessato a costruire la sponda di area ex DC al partito della Meloni, attorno al quale da sempre sono sistemati i movimenti e partiti, come l’UDC di Lorenzo Cesa e Noi Moderati di Maurizio Lupi.

In entrambi gli schieramenti si muovono coloro che intendono ancora rappresentare ciò che resta della vecchia tradizione democratico cristiana e popolare, aprioristicamente declinata  in versione filo sinistra o filo destra, così come comporta la vigente legge elettorale del cosiddetto “rosatellum”, teso a favorire questo forzato bipolarismo. Una situazione che lungi dal favorire la partecipazione politica ha ridotto a meno del 50% i votanti alle diverse scadenze elettorali.

Assai più ambiziosa l’idea degli amici che si stanno impegnando alla costruzione di un “campo degasperiano” in grado di favorire la ricomposizione di quanti sono interessati a sostenere un partito espressione degli interessi e dei valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari ispirati dai principi del cattolicesimo democratico, liberale e cristiano sociale.

Ampio e complesso è, dunque, ciò che sta accadendo al centro, in attesa di conoscere ciò che il trio di governo intende proporre e votare sulla legge elettorale con cui si andrà a votare alle prossime elezioni politiche generali.

Da quanto emerge sin qui, il partito di Fratelli d’Italia sembra orientato a proporre una legge elettorale di tipo proporzionale con un premio di maggioranza alla lista che abbia ottenuto almeno il 40% e la rimodulazione dei seggi uninominali al Sud per evitare di soccombere al prevalere della sinistra. Una proposta che ha tutta l’aria di una “legge super truffa”, atteso che nel 1953, il PCI bollò come “legge truffa”, la legge degasperiana che prevedeva il premio di maggioranza alla lista o alla coalizione che avesse ottenuto il 51 % dei voti. Legge proposta in un tempo politico di scontro durissimo tra la DC e il PCI, molto diverso da quello in cui si sta svolgendo l’attuale confronto tra i partiti.

Gli amici di Iniziativa Popolare stanno raccogliendo da diverse settimane le firme per due proposte di legge di iniziativa popolare (LIP): l’una per il ritorno alla legge elettorale proporzionale con preferenze e l’altra, per l’introduzione del sistema del cancellierato alla tedesca, alternativo al progetto di premierato indicato dal programma del trio.

Non so se si raggiungerà la soglia minima delle 50.000 firme necessarie, mentre, nonostante le discussioni interne alla maggioranza, sembra netta la propensione del trio a varare in tempi brevi la nuova legge elettorale a propria misura. Se, come temo, ciò avverrà, è evidente che ogni ragionamento come quelli che attengono al progetto di un centro autonomo ampio e plurale, dovrà fare i conti con una situazione di regola elettorale, lo “ stabilicum”, che, come l’attuale rosatellum, non facilita la nascita di un centro alternativo alla destra e alla sinistra, ma comporterà necessariamente la scelta con chi schierarsi per favorire una coalizione più vicina ai propri orientamenti politico culturali.

A quel punto dovremo scegliere tra il sostegno alle politiche del trio o,  e sarà la mia scelta, con quelle componenti eredi delle culture politiche fondanti il patto costituzionale e che si dichiarano impegnate alla difesa della Costituzione e alla sua concreta realizzazione. Ecco perché iniziative come quelle del Centro Democratico, di Più Uno e del Campo degasperiano rientrano tra quelle che molti dei vecchi “ DC non pentiti”, come anche il sottoscritto, considerano come le più adeguate a rappresentare gli interessi e i valori della grande tradizione democratico cristiana e popolare. Una tradizione che non potrà mai essere confusa con quanti, come i partiti del trio, quel patto o non l’hanno mai accettato, pur avendo giurato sul testo costituzionale all’atto dell’assunzione dei loro incarichi istituzionali, o, peggio, quotidianamente intendono modificarlo e stravolgerlo con le loro decisioni normative e politico amministrative.