di Ruggero Morghen*
Rina Maria Pierazzi, prolifica scrittrice italiana attiva soprattutto nella prima metà del Novecento, è nota per i suoi romanzi rosa e la letteratura per ragazzi. Tra le sue opere si segnalano L'ala sul mare (1924) e Nano fiore cammina (1949). Ma non è stata solo una scrittrice “per signorine”, bensì una figura che ha navigato tra la spiritualità profonda e il fascino per il superomismo estetico del primo Novecento. Le sue biografie, come quelle di Santa Chiara d’Assisi o di Pier Giorgio Frassati, riflettono l'influenza di Eugenio Pilla, cattolico fervente che cercava autori in grado di offrire modelli di vita eroica ma casta. E la Pierazzi riusciva a rendere “moderni” i santi, trattandoli quasi come protagonisti di romanzi e rendendoli accessibili alle giovani lettrici.
Prima di approdare alla narrativa edificante, la Pierazzi aveva respirato l'aria della Belle Époque e del Decadentismo. L'influenza dusiana si avverte nella sensibilità esasperata delle sue protagoniste, in certi toni malinconici o nel gusto per il gesto teatrale, quasi sacro. Il “filone debole” dannunziano si ritrova invece nel lessico ricercato e in una certa estetizzazione della natura. Anche nei suoi romanzi più semplici c'è sempre una ricerca della parola nobile e di un’atmosfera aristocratica, tipica del Vate ma filtrata attraverso una morale cattolica, più rigida.
Il suo “Genziane in fiore” (1944), edizione di guerra precedente a quella più comune del 1955, si colloca probabilmente a metà strada: l'ambientazione montana (le genziane) richiama la purezza e l'ascesa spirituale (Frassati era un amante della montagna), ma la scrittura conserva quella patina di eleganza formale che deriva dai suoi esordi più "mondani". Il libro apparve per l’editrice milanese “La Sorgente”, in quel periodo molto attiva nella narrativa per ragazzi, quale undicesima uscita de "La Fiorita", collana per signorine diretta da Eugenio Pilla e fiore all'occhiello dell’editrice per il pubblico femminile dell'epoca. Una testimonianza di quegli anni difficili è riportata sul frontespizio del libro, che indica quale sede provvisoria della Casa editrice milanese la località di Caldana, in provincia di Varese
Nel 1944 l'Italia era nel pieno del conflitto e la produzione editoriale era limitata dalla scarsità di carta e dalle difficoltà dei trasporti. Le edizioni di quegli anni propongono spesso carta di qualità inferiore (ingiallita o "povera"), legature semplici e brossure leggere. Hanno inoltre un valore storico notevole, in quanto testimoniano la continuità della letteratura d'intrattenimento anche durante la guerra. In particolare le edizioni "di guerra" (1940-1945) della collana "La Fiorita" sono assai ricercate dai collezionisti di editoria d'epoca, proprio perché molte andarono distrutte sotto i bombardamenti o subirono il deterioramento dovuto alla carta autarchica, di bassa qualità, usata in quegli anni.
In quel periodo la Pierazzi era una delle autrici di punta del catalogo, scelta da Eugenio Pilla proprio per la sua capacità di coniugare sentimenti e decoro, ideali centrali per una collana "per signorine" negli anni '40. Quanto a Pilla, fu una figura chiave per La Sorgente, curando diverse collane che miravano a formare la gioventù con letture morali ma avvincenti. Sotto la sua direzione la “Fiorita” ospitò storie di crescita, sacrificio e vita domestica. Nelle edizioni di quel periodo, l'illustrazione unica in copertina era spesso affidata a firme come Schinaia o altri artisti di studio della casa editrice, che utilizzavano uno stile sobrio, quasi pittorico, tipico del gusto estetico italiano pre-anni '50.
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