di Ettore Bonalberti
Al primo articolo: APAM, un progetto di economia cristiana, sempre grazie al contributo del prof Dino Gerardi, di World Lab ( https://www.worldlabnetwork.org/), segue questo secondo dedicato all’idea di economia cristiana su cui intendiamo organizzare un modello sperimentale di APAM a partire dal Veneto, estendibile in altre realtà italiane.
ECONOMIA CRISTIANA
In termini di struttura, intesa come chi (Modalità economica) gestisce cosa (beni e servizi) e in che misura, l'Economia cristiana si presenta come una forma intermedia rispetto a quelle dei due sistemi economici “ estremi”, fondati su una visione del mondo ateo-materialista, costituiti dal Collettivismo (oramai pressoché estinto, nel quale la gestione di quasi tutti i beni e servizi era affidata alla Modalità pubblica dell'Autonomia) e dal neo-liberismo occidentale (ancora assai diffuso ma, apparentemente, in fase terminale data la sua evidente non-sostenibilità, nel quale il Paradigma dell'Eteronomia, attraverso il Mercato, occupa quanto possibile andando ad erodere perfino parte dei servizi collettivi).
Ad oggi, in termini di struttura di un sistema economico, quella fra i due estremi è la scelta teorica che viene offerta dagli economisti più influenti, che sono (o si fingono) prigionieri del dualismo marxiano “farlocco” costituito dalla proprietà, pubblica o privata, dei “mezzi di produzione, allo scopo di additare alla pubblica opinione la proprietà pubblica come “spauracchio” descrivendola come la “madre di ogni inefficienza” e, conseguentemente, consigliando i politici di turno alla più “draconiana” privatizzazione: avanti così, miei “prodi”.
La struttura dell'Economia cristiana (ancor oggi situata nel platonico “mondo delle idee”, da cui però può uscire...) presenterà invece, come vedremo, una notevole similarità rispetto all'Economia islamica (quantomeno nello stereotipo qui considerato), nel senso che, in entrambe, il ruolo dei due Paradigmi economici è sostanzialmente equilibrato.
Questo fa sì che la piena attività permanente e la libera iniziativa privata possano coesistere mentre nei sistemi estremi visti precedentemente esse risultano incompatibili e la scelta dell'una implica la totale eliminazione dell'altra.
Il che sembra suggerire che le “visioni del mondo” di tipo religioso affiancando al Paradigma dell'Eteronomia, in cui regna la competizione (e vige la legge del più forte, la cosiddetta “legge della giungla”), una componente del Paradigma dell'Autonomia retto dalla solidarietà mutualistica (l'altra, e forse più importante, legge della giungla), come caldeggiato dalla Rerum novarum di Leone XIII, sono più attente all'antropologia umana rispetto alle ideologie di stampo ateo-materialista.
Struttura
Ciò che caratterizza, in termini di struttura, l'Economia cristiana, di cui qui suggeriamo la “facile “nascita e di cui prevediamo un “rapido ed ampio” sviluppo, consiste non solo nell' importante ruolo del Paradigma dell'Autonomia (fondato sulla solidarietà reciproca), il che non stupisce data la “visione del mondo” religiosa, attenta all'antropologia umana, alla sua base, né la presenza della Modalità dell'auto-produzione privata (che l'accomuna all'Economia islamica), bensì la presenza di una sua variante inedita costituita dall'auto-produzione multi-famigliare e multi-attività attuata da una cooperativa di auto-produzione (Mutua) variamente denominata (che qui denominiamo, provvisoriamente, Convivio).
Potrà stupire il fatto che nell'ambito delle iniziative locali, un “universo” vario ed in costante fermento auto-denominatosi “altra economia”, ci sia ancora qualcosa di inedito, soprattutto nel contesto dell'auto-produzione (una pratica economica considerata arcaica ed obsoleta).
Ma non va dimenticato che i fautori dello status-quo sono riusciti a far credere che l'Economia e l'Eteronomia (Paradigma mai nominato, né tantomeno esplicitato, in quanto rischierebbe di suggerire l'esistenza del suo contrario) siano sinonimi.
E questo, su scala mondiale.
Basti pensare che nell'ambito del Sistema di contabilità nazionale dell'ONU, il quadro di riferimento delle statistiche alla base dei modelli econometrici utilizzati come supporto alle decisioni politiche, è stato adottato un approccio fondato sui Settori Istituzionali in cui ogni Unità istituzionale che ne fa parte destina la propria produzione, dietro pagamento monetario, ad altre Unità istituzionali e l'attività del Settore Famiglie è costituita dal... consumo (nonostante il fatto che l'auto-produzione domestica dia sostentamento alla gran parte della popolazione mondiale). E poi certi commentatori econonomici si stupiscono che in alcuni Paesi la gente possa vivere con una manciata di dollari al mese (generalmente utilizzati dal capofamiglia per comprarsi le sigarette).
Una Mutua andrebbe dunque considerata una Unità del Settore delle imprese (Società e quasi-Società) che destina la propria produzione, come ogni altra impresa operante sul mercato, ad Unità “terze” del Settore Famiglie (poco importa se i consumatori sono anche titolari dell'impresa).
Eppure lo scopo, dichiarato esplicitamente, della classificazione degli operatori economici dell'ONU consiste nel raggruppare soggetti aventi un comportamento economico analogo (converrebbe stendere un velo pietoso su tali obrobri intellettuali, se ciò non comportasse inconvenienti, voluti, a livello del bene comune).
Il Convivio
Nonostante la tendenziosa logica classificatoria menzionata mirante a far sparire, quantomeno dal contesto statistico, ogni forma di auto-produzione, ed in particolare quella multi-famigliare che è quella che qui più interessa, considerata una temibile espressione del Paradigma, innominabile, dell'Autonomia (quella uni-famigliare, facilmente classificabile nel folclore, essendo sempre stata considerata innocua), resta il fatto che nella realtà, sebbene alcune mutue di tipo previdenziale siano state effettivamente fagocitate da colossi assicurativi dell'Eteronomia, altre non solo hanno resistito (ad esempio le cooperative di consumo, denominate Famiglie cooperative, inizialmente fondate da Don Guetti in Trentino), ma altre sono nate recentemente, sia negli USA che in Europa ed anche in Italia (Bologna, Ravenna).
Altre mutue, cioè soggetti del Paradigma “sacrilego” dell'Autonomia, oggi prendono forma anche in ambito agricolo.
Ma, nonostante questi casi, positivi ma sporadici, appare alquanto evidente che, senza una radicale innovazione, il Paradigma dell'Autonomia non potrà avere un ruolo determinante nella modifica dell' attuale struttura dei sistemi economici, neoliberisti, occidentali.
Le vie dell'innovazione
Il grande stuolo di intellettuali al servizio dei fautori-beneficiari dello status-quo, hanno da tempo preparato e diffuso due grandi “trappole” miranti ad evitare che qualche idea pericolosa, in grado di intaccare in profondità i vantaggi dei mandanti-beneficiari, faccia la sua apparizione.
La prima “trappolona”, che chiameremo il “piccolo sentiero nel bosco”, consiste nel far passare l'idea che “per cambiare il mondo è necessario cambiare sé stessi” (“sii tu, per primo, il cambiamento che auspichi”).
Non ci vuole molto per capire che un tale “piccolo sentiero” è alquanto impervio e non è facile convincere la gente ad incamminarsi alacremente in esso.
Chi intende farsi guida dei potenziali volontari rischia di smarrirsi con essi nel bosco, con buona pace del cambiamento.
La seconda “trappolona”, che chiameremo “grande via”, consiste nel far passare l'idea che chi vuole “un mondo diverso” non ha che da descriverlo e poi proporlo al vaglio elettorale contando sul consenso dei presunti beneficiari, i quali non hanno che da mettere una crocetta sul simbolo del Partito proponente e, in caso di successo elettorale, la cosa è fatta.
Ovviamente i fautori dello status-quo indirizzano gli scontenti nel terreno di scontro dove sanno di poter avere la meglio disponendo dei mezzi necessari per sbarrare la strada a chi, fiduciosamente, la imbocca.
Daltronde oramai è sempre più evidente che, se si potesse “cambiare il mondo” in tal modo, le elezioni non sarebbero nemmeno concesse e comunque, in caso i risultati fossero sgraditi ai poteri forti, questi verrebbero annullati.
La via mediana
Per fortuna, oltre alle due vie impraticabili caldamente consigliate, non a caso, dai fautori-beneficiari dello status-quo, ce n'è anche una percorribile la quale, a giudicare dallo sforzo dispiegato dai poteri forti per occultarla, si annuncia assai promettente.
Vediamo meglio.
Si tratta di una “grande via”, politica come quella appena descritta che, quindi, non punta su un “uomo nuovo”.
Essa, risulta inoltre sgombra da ostacoli e, rivolgendosi all' uomo “così com'è”, perfino in discesa.
In effetti, chi la intraprende non chiede consenso su base di “promesse” alle quali, per comprovata esperienza, sempre meno elettori credono ma, al contrario, punta su un consenso meritato in quanto offre direttamente al suo elettorato potenziale, ciò che questo chiede, un minimo che spesso gli è, assurdamente, negato.
Ma qui, almeno apparentemente, “casca l'asino” in quanto sorge spontanea una
domanda cruciale: com'è possibile offrire qualcosa prima di avere il consenso, cioè prima di entrare nella “stanza dei bottoni”?
Risposta: offrendo qualcosa per cui non è necessario entrare nella “stanza dei bottoni”.
E cioè l'idea-progetto, già esistente, di Convivio (la menzionata Cooperativa di auto-produzione multi-attività) per la realizzazione e diffusione (capillare, rapida e simultanea) della quale sul territorio, il potere politico... non serve!
E il cui risultato è la piena attività permanente (formazione-lavoro-reddito per chiunque lo desideri) e un avvio verso la sostenibilità ambientale derivante da un nuovo rilancio della localizzazione di molte attività, a cominciare da quelle dell'agroalimentare.
Obiezione: come è possibile che la gente dia il suo consenso sulla base di una idea-progetto, per quanto promettente?
Risposta: se l'idea-progetto è inserita in un programma politico, prima di una sua realizzazione dimostrativa probante, potrà essere certamente vista come una promessa fra tante altre.
Con la grande differenza che questo punto del programma è
- l'unico ad essere attuabile indipendentemente dal risultato elettorale (fosse anche nullo!) e
- la sua realizzazione e il suo successo dipendono … dagli stessi beneficiari!
Se ciò non bastasse, si consideri che il Convivio, il quale nelle realizzazioni locali, offrendo a chiunque lo desideri formazione-lavoro-reddito potrà essere denominato Ateneo Parrocchiale di Arti e Mestieri (dove il termine parrocchiale serve giusto per dare una dimensione territoriale e non implica, né potrebbe, un coinvolgimento della Parrocchia), viene proposto da un soggetto non-profit Patrocinatore (ad esempio un Partito, che procura fra i suoi simpatizzanti le risorse umane, cioè i soci produttori e/o consumatori che vanno a comporre la base societaria) convenzionato con un soggetto for-profit Attuatore, che procura le risorse materiali, cioè i mezzi di produzione, offrendo servizi agli investitori, privati e pubblici, proprietari dei detti mezzi dati in affitto alla cooperativa.
Ebbene, sarà cura di questi due soggetti rendersi credibili presso i vari stakeholder e dar avvio ad una prima realizzazione locale del Convivio, la quale data la natura standard del progetto potrà essere considerata un “prototipo” destinato ad essere riprodotto ovunque richiesto.
Si tenga altresì presente che il Convivio è stato concepito per avere la massima potenzialità di diffusione essendo:
- standard (importante nella governance)
- economicamente viabile (non necessita di fondi pubblici a fondo perduto)
- non necessita (diversamente dalle start-up eteronome) di innovazione (né di prodotto, né di processo produttivo)
Per tutti questi motivi suggeriamo ad eventuali Partiti politici che intendono realizzare una Economia cristiana di adottare, come primo punto caratterizzante del loro programma, il loro Patrocinio (come impegno non è granché) alla diffusione capillare degli Atenei Parrocchiali di Arti e Mestieri con l'obiettivo di fare della loro presenza sul piano socio-economico la nuova normalità.
Si noti, infine, che in questi questi Atenei ha luogo una trasmissione inter-generazionale dei saperi attraverso l'attività lavorativa (imparare lavorando) nella quale soci senior, con un ruolo di formatori-tutori, trasmettono il loro sapere ai loro soci apprendisti.
L'Ateneo Parrocchiale ha, dunque, anche una funzione di socializzazione, importante in questa epoca di dilagante, e provocata, atomizzazione sociale.
























