di Ettore Bolaberti **

 

Con gli amici Proff. Gianfranco Trabuio e Dino Gerardi, responsabili dell’associazione World Lab di Mestre (VE) (https://worldlabnetwork.org/) da tempo ragioniamo sulla fattibilità di un progetto di economia cristiana coerente con le indicazioni della dottrina sociale della Chiesa, così come espresse dalla Rerum Novarum di Papa Leone XIII e dei successivi pontefici. Ne abbiamo discusso ieri con mons. Tommaso Stenico, direttore de Il Popolo, condividendo l’idea di rendere questo progetto aperto alla conoscenza di quanti si riconoscono nei valori della dottrina sociale cristiana e dell’opportunità di presentarlo al card Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Il progetto di World Lab, APAM ( Atenei Parrocchiali di Arti e Mestieri) parte da un’importante premessa culturale: l' Economia è retta da due Paradigmi economici fondamentali (tertium non datur) i qualisono stati esplicitati, per la prima volta, da World-Lab, assieme alle Modalità economiche in cui si declinano (vedi La Dignità delle Nazioni, Amazon Giugno 2015, in IT, EN, FR, SP, RU).

Questo sviluppo della Scienza economica consente di evidenziare le strutture dei principali sistemi economici rendendole accessibili al largo pubblico di chi si occupa di politica e, conseguentemente, di aspetti sociali. Questi spesso non hanno una chiara visione della correlazione intercorrente fra la struttura del sistema economico e gli effetti sociali che da questa dipendono.

Il che spiega come mai le politiche proposte sono quasi sempre orientate a ridurre gli effetti negativi presenti nel sistema a cui sono rivolte, senza cercare di modificare le cause dalle quali questi sono ampiamente influenzati. D'altronde, senza una visione strutturale del sistema economico (cosa di competenza della Scienza economica, quella vera), risulta difficile identificare il modello da privilegiare in quanto scevro dagli effetti indesiderati (cosa di competenza della Politica, quella vera) nonché intravvedere le Prassi da seguire per realizzare un tale sistema (cosa di competenza degli esperti sociali).

I due Paradigmi economici fondamentali e loro Modalità economiche

Eteronomia

Produzione, generalmente attuata in ambito concorrenziale, destinata a Terzi:

  • solvibili (Mercato)
  • resi solvibili (Filantropia: assistenza pubblica e privata)
  • solvibili in natura (Baratti, oggi generalmente multilaterali)

Autonomia

Auto-produzione da parte di collettività, Pubbliche (ai diversi livelli amministrativi) e Private (uni-famigliari, multi-famigliari e loro aggregazioni).

ESEMPI

Si riportano, qui di seguito, quattro esempi, necessariamente stereotipati, di Sistemi economici allo scopo di evidenziare i Paradigmi economici e rispettive Modalità economiche prevalenti nei diversi casi, esaminando i principali effetti sociali che ne derivano.

Nulla di nuovo, si dirà, che non si possa già constatare da una semplice osservazione condotta indipendentemente dai menzionati Paradigmi e relative Modalità economiche.

Ma, come si vedrà, il nuovo modo schematico di guardare ai detti sistemi economici potrà suggerire una via, rimasta ad oggi inesplorata, che può condurre ad un sistema conforme ai principi cristiani, una Economia cristiana la quale, nonostante l'esistenza di una Dottrina Sociale della Chiesa, che trova origine nell'enciclica Rerum novarum promulgata nel lontano 1891 da Leone XIII...non ha mai preso forma! Anzi, ce ne stiamo sempre più allontanando.

Ci dev'essere un “problemino”, a cui cercheremo di dare, qui di seguito, una soluzione (basata su una Prassi ...sperimentabile!): é l'obiettivo di questa breve nota.

In termini generali, un tale modo schematico di esaminare i sistemi economici nelle loro diversità potrà, oltretutto, mostrare che tale via non è poi così “fanta-economica”, o utopica, come percepita finora, soprattutto ad opera del martellante slogan, ben noto con l'acronimo TINA (There Is No Alternative) secondo il quale il sistema occidentale oggi trionfante non ha alternative (sottinteso: “praticabili”, aggettivo non menzionato per scoraggiare ricerche in tal senso) il che, per quanto assurdo possa sembrare, ha costituito, al livello della ricerca scientifica, un freno fortemente inibitore. In effetti oggi gli articoli degli economisti più in voga sono sempre più caratterizzati da quella che Keynes definiva “ciarlataneria matematica” dando per scontato che l'Economia equivalga al Mercato, e nessuna attenzione è rivolta alla struttura del sistema. Il che spiega anche la pochezza dei programmi politici rivolti essenzialmente a ridurre gli effetti negativi del sistema senza minimamente cercare di contrastare le cause (salari troppo bassi? mettiamo un salario minimo! Poche nascite? Mettiamo più asili-nido! Troppi danni all'ambiente dovuti alla “crescita”? Puntiamo sulla decrescita... felice!).

Per quanto riguarda gli esempi illustrativi, teniamo presente che alla base di ogni sistema economico vi è una “visione del mondo” che favorisce la sua nascita e alimenta la sua crescita.

Negli esempi qui riportati, che pur essendo estremamente stereotipati non inficiano l'obiettivo chiarificatore qui perseguito ed anzi ne facilitano il perseguimento, iniziamo con due sistemi fondati su una “visione del mondo” ateo-materialista: il Collettivismo, oramai quasi estinto, e il Capitalismo neoliberista oggi “trionfante” anche se apparentemente in fase terminale data la sua sempre più evidente non-sostenibilità sia sociale che ambientale. 

ECONOMIA COLLETTIVISTA

Questo sistema economico, oggi quasi scomparso, visto sotto l'aspetto dei Paradigmi economici fondamentali, non solo poggia prevalentemente sul Paradigma dell'Autonomia, ma addirittura... si “fonde” con esso e, di fatto, seppur maldestramente, lo incarna.

Con il risultato, in termini di effetti sociali, che l'inattività involontaria, di cui la disoccupazione fa parte, viene radicalmente azzerata (assieme, sia detto per inciso... a quella volontaria!).

Per quanto riguarda le Modalità economiche del Paradigma, esso privilegia in maniera “estrema”, totalizzante, l'auto-produzione delle Collettività pubbliche.

E, anche se apparentemente non ne inibisce alcun'altra, in realtà vieta l'auto-produzione delle Collettività private multi-famigliari (le Mutue) e tollera, per motivi di forza maggiore, l'auto-produzione delle Collettività private uni-famigliari (difficilmente si può impedire a una famiglia ogni attività auto-produttiva).

Aggiungiamo, per completezza (ma qui siamo nelle infime eccezioni, che poco contano nella presente trattazione) che perfino la presenza di alcune Modalità economiche del Paradigma dell'Eteronomia devono essere forzatamente tollerate nell'Economia Collettivista (difficilmente si può impedire, ad esempio, a chi ha raccolto una abbondante quantità di funghi, di andare a vendere l'eccedenza a terzi nella piazza del villaggio).

Aspetti sociali

Da un punto di vista cristiano, ma non solo, l'inconveniente più difficilmente sopportabile è costituito dalla soppressione dell'iniziativa privata, una caratteristica intimamente legata alla natura umana. Questo inconveniente è stato qualificato addirittura di errore antropologico” del Collettivismo da Papa Giovanni-Paolo II.

ECONOMIA OCCIDENTALE

Questo sistema economico, neoliberista, nel quale viviamo, generalmente ritenuto come espressione di una “visione del mondo” di tipo giudaico-cristiano (a nostro avviso con poco di cristiano ed anzi anch'esso, più propriamente, ateo-materialista), ben diversamente rispetto al sistema Collettivista visto precedentemente, poggia essenzialmente, se non esclusivamente, sul Paradigma dell'Eteronomia, collocandosi quindi ai suoi antipodi.

Le Modalità economiche in esso dominanti sono dunque costituite dal Mercato (sempre più mondializzato e finanziarizzato, occupato da grandi imprese multinazionali) la cui offerta è sostenuta da una domanda solvibile, il quale si porta dietro necessariamente, a causa dei danni sociali che provoca, una Filantropia assistenziale (pubblica e privata) dedita alla creazione di una domanda “resa solvibile”, e genera anche, a causa di una difficoltà d'accesso alla moneta circolante, la nascita di qualche rara forma di “baratto multilaterale”, in cui circola una moneta interna, nell'ambito della quale l'offerta è al servizio di una domanda solvibile “in natura” (vedi Sardex, Venetex ecc.).

Per quanto riguarda le Modalità economiche del Paradigma dell'Autonomia, permangono necessariamente quelle pubbliche dedite alla gestione dei servizi collettivi (seppur soggette ad una continua erosione attraverso l'attivazione di numerose esternalizzazioni), ma l'auto-produzione di collettività private è oramai ridotta all'osso, sia con riferimento a quella uni-famigliare che a quella cooperativa (Mutue).

Aspetti sociali

I principali inconvenienti di questo sistema economico, che tutti noi tocchiamo con mano, direttamente o indirettamente, nella vita di tutti i giorni, sono costituiti,

            a) sul piano sociale, da :

  • elevati tassi di disoccupazione e di numerose altre forme di inattività involontaria
  • remunerazioni troppo basse che rendono poveri anche quelli che lavorano (working poor)
  • lavoro saltuario ed insicuro che impedisce l'accesso al credito alle giovani famiglie (da cui una comprensibile bassa natalità)

b) sul piano ambientale le devastazioni che possono essere fatte risalire al sistema capitalista degenerato attuale, anche se non è la sola causa, sono troppe e ben note per essere qui elencate.

Le grandi differenze di ricchezza rendono addirittura scandaloso il sistema socioeconomico oggi dominante.

Da un punto di vista cristiano, ma non solo, gli inconvenienti di un tale sistema economico e di quello sociale che ne deriva, risultano sicuramente assai lontani rispetto a quanto auspicato dall'ecologia integrale, il principio-guida dell' Economia cristiana, risultando perciò alquanto deleteri sia per l'umanità che per il suo habitat.

ECONOMIA ISLAMICA

In questo sistema economico il Paradigma dell' Eteronomia è molto contenuto.

E la finanza islamica gioca un ruolo importante in tal senso.

Le grandi industrie essenziali certo non mancano, ma la caratteristica che salta all'occhio è che il Paradigma dell'Eteronomia è essenzialmente rappresentato dal  piccolo artigianato locale.

Ciò che più caratterizza l'economia islamica è dunque il fatto che il Paradigma dell'Autonomia è

ampiamente presente e addirittura prevalente.

Per quanto riguarda poi le sue Modalità economiche, oltre all'auto-produzione delle collettività pubbliche, che non può mancare in nessun sistema economico in quanto gestisce i servizi collettivi (per loro natura indivisibili, erogati gratuitamente e finanziati con la fiscalità), quella che risulta di gran lunga la più importante è costituita dall'auto-produzione delle collettività private, in particolare la variante uni-famigliare e multiattività.

Basti pensare che circa la metà della forza-lavoro totale, quella femminile nella fattispecie, opera in tale contesto.

Il sistema socioeconomico islamico (quantomeno lo stereotipo qui in questione) risulta, sostanzialmente, in armonia con la “visione del mondo” alla sua base (decisamente religiosa, nella fattispecie), ed è quindi difficilmente applicabile in altri contesti.

Il che implica che, per una sua eventuale diffusione, prima deve arrivare l'Islam (storicamente con l'espansione bellica e oggi con l'immigrazione), e poi il sistema economico e sociale che gli corrisponde.

Sul piano sociale (sempre a livello teorico) vige una relativa uguaglianza e l'accesso al lavoro è grandemente generalizzato.

Chi ha voglia di lavorare non avrà difficoltà a trovare un lavoro, il che contribuisce ad una elevata coesione sociale: la gente che dorme sui marciapiedi, come nelle “democrazie” ateo-materialiste occidentali (soprattutto in quelle auto-definitesi esemplari, come gli USA) non fa parte del panorama.

Il denaro, quanto ad esso, ha essenzialmente una funzione di mezzo di scambio.

Aspetti sociali

Da un punto di vista cristiano, ma non solo, confinare la metà (femminile) della popolazione attiva fra le mura domestiche può apparire come una grande forzatura. Sembra però che donne europee trasferitesi in Paesi islamici abbiano considerato questa situazione femminile, che consente di evitare lavori subordinati in fabbriche o in altri ambiti produttivi stressanti, come...un privilegio!

Di tutta evidenza la “visione del mondo” ha una importanza fondamentale nella formazione di un sistema economico.

Tratteremo in un prossimo articolo dell’Economia cristiana e della fattibilità di un progetto operativo concreto, che abbiamo connotato come APAM ( Atenei Parrocchiali di Arti e Mestieri), sperando che questo tema possa suscitare interesse tra quanti intendono impegnarsi nella costruzione di un’economia solidaristica integrativa di quella corrente fondata sui principi della competitività e del profitto come obiettivo principale se non esclusivo.

 

** Un ringraziamento cordiale ai contributi del prof. Dino Gerardi di World Lab