di Ruggero Morghen
Il rivano Giancarlo Maroni è l’architetto del Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera. Il suo babbo Bortolo, di Pietro e Maria Pellegrini, è originario della valle di Ledro, dove era nato il 13 marzo 1862 Nella scheda anagrafica risulta “prestinaio pasticcere”. Aveva la licenza elementare e a 24 anni, nel 1886, sposò la coetanea Destinata Passerini, nata nel 1862 a Romarzollo di Arco da cui rimase vedovo il 17 dicembre 1925. La sorella di Destinata Passerini Maroni, Maria, sposò Angelo Foletto, il farmacista di Pieve di Ledro, dandogli sette figli: Pia, Ida, Elena, Iolanda, Achille, Ornella, Mariano. Un’altra sorella di Destinata, Emma, sposò Giuseppe Vittorio Grisi, cui diede quattro figli: Bruno, Remo, Iole, Vasco. Non ebbe invece discendenti il fratello di Destinata, Giovanni.
Destinata Passerini, di Giovanni e Maria Vivaldi, morì per cardiopatia arteriosa a Riva alle ore 2.30 di un giovedì, “coi conforti della religione e fra lo strazio dei suoi cari”. I funerali si svolsero sabato 19 dicembre alle 10 partendo da Casa Maroni in piazza Cavour. Il giorno stesso la famiglia ringraziava con un biglietto stampato dalla tipo-litografia Miori di Riva. “Il vostro tributo di ricordo e di affetto – diceva - conforta il nostro spirito, che nella fede si risolleva verso la luce immortale, in cui vive l’anima della nostra cara mamma”. Sulla busta era impresso il motto “Mors victoria vitae”. Destinata ora riposa nel cimitero rivano del Grez, accanto al marito Bortolo, al figlio Ruggero e alla nipotina Rosella, morta di gastroenterite all’età di due anni nell’agosto del 1920.
Tramite la scrittura automatica Giancarlo Maroni avrebbe interrogato la madre Destinata appena morta, chiedendole “Ma cosa fate di là?”. E quella: “Siamo come fagioli nella pentola. C’è chi sale e chi scende”. “E cosa vedi?”. Risposta della madre: “Vedo intorno a me rose e lauri”. Proprio in quel momento entrava in casa Guglielmo Marinoni, l’autista di Gabriele d’Annunzio, con un mazzo di rose ed uno di lauri. Troviamo peraltro il fenomeno della scrittura automatica anche nella scrittrice e poetessa triestina Nella Doria Cambon, che fu in contatto con d’Annunzio negli anni di Fiume (1919-1920).
Un telegramma di condoglianze, in occasione dell’evento luttuoso, inviò ad Alide Maroni da Parigi il 20 dicembre 1925 la moglie di Gabriele d’Annunzio, Maria Hardouin dei duchi di Gallese: “In questi casi le parole non hanno più significato. Ma tengo che Ella e i Suoi fratelli sappiano che il mio cuore è vicino al Loro. L’abbraccio e spero di rivederla in primavera”. Tre giorni dopo, il 23, anche d’Annunzio espresse le sue condoglianze: “Caro Gian Carlo, dalle tue parole del ritorno son certo che tu senti come la tua Santa sia molto più vicina a te che nel tempo della vita caduca. Questo io sentii, e sento della mia Santa”. “Ormai da venti anni – scriverà del resto a Gian Carlo nel 1937 – io vivo nel respiro di mia Madre vivente e presente. E, come più gli anni passano, più la presenza diventa reale e attiva”.
























