di Ettore Bonalberti
Più di quattordici milioni di italiani col voto referendario hanno compiuto una scelta in difesa della Carta costituzionale. Ora si tratta di raccogliere il significato di quella consultazione popolare, che impone un’attenta rilettura della Costituzione per realizzare compiutamente le sue indicazioni a partire dai principi fondamentali.
Responsabilità che si impone a tutti i partiti, soprattutto a quelli che si rifanno a culture politiche che in quei principi affondano le proprie radici. Tra le tante e diverse motivazioni che hanno favorito il prevalere dei NO al referendum, credo che un ruolo non secondario abbia giuocato la condizione di profonde disuguaglianze sociali esistenti nel nostro Paese, tanto più evidenti nella diversità di trattamento fiscale tra le diverse categorie sociali ed economico produttive degli italiani.
Il nuovo rapporto annuale di Oxfam denuncia livelli record di disuguaglianza economica e sociale nel mondo: i super ricchi diventano ancora più ricchi e trasformano la loro ricchezza in potere politico, a discapito di diritti e libertà. Laura Pasotti, dell’Osservatorio Diritti, scrive al riguardo: Secondo Oxfam, in Italia l’azione di governo è tesa a riconoscere meriti e premialità a gruppi sociali e territori in condizione di relativo vantaggio, disinteressata a ricucire i divari economici sociali, disattenta al benessere dei cittadini in condizioni di maggiore vulnerabilità e pericolosamente inclina a torsioni illiberali che mirano i principi democratici.
Anche la ricchezza dei miliardari italiani è aumentata nell’ultimo anno: in termini reali la crescita è stata di 54,6 miliardi di euro (circa 150 milioni di euro al giorno). In totale è stato raggiunto un valore complessivo di 307,5 miliardi di euro concentrati nelle mani di 79 persone. Nel report si legge che a metà 2025 il 10% più ricco delle famiglie possedeva oltre 8 volte la ricchezza della metà più povera dei nuclei familiari. In 15 anni, tra il 2010 e il 2025, la ricchezza nazionale netta è aumentata di oltre 2 mila miliardi di euro, ma la distribuzione dell’aumento è fortemente sbilanciata a favore dei più ricchi: circa il 91% dell’incremento è stato appannaggio del 5% più ricco dei nuclei familiari. Come sottolinea Oxfam, in Italia i meccanismi di accumulazione dei patrimoni riducono il dinamismo economico e sociale e le prospettive di mobilità intergenerazionale e il peso dell’eredità sul totale della ricchezza nazionale è in forte crescita.
Una situazione, oggettivamente, insostenibile, se rapportata alla realtà del sistema fiscale italiano a quasi ottant’anni dall’approvazione dell’ art.53 della Costituzione (dicembre 1947): " Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Nella realtà nell’anno 2024 le tasse incassate dallo Stato (al netto dei contributi sociali) ammontano a 657,4 miliardi di euro (ultimi dati Istat disponibili).
Di questi:
– 312,1 miliardi provengono da imposte indirette, che paghiamo tutti in egual misura su un prodotto, come l’Iva, le accise sui prodotti energetici, l’imposta di registro, il bollo, le imposte ipotecarie e catastali;
– 343,4 miliardi provengono da imposte dirette, che in teoria dovrebbero essere legate alla capacità di ognuno di contribuire in base al proprio reddito. L’IRPEF, che è il perno del sistema, contribuisce con oltre 239 miliardi. Sul valore totale IRPEF, a pagare sono in netta prevalenza i dipendenti e i pensionati che, grazie al sostituto d’imposta ( datore di lavoro e INPS) sono soggetti alla trattenuta alla fonte del loro reddito. È una situazione assolutamente non più sostenibile che, per un partito come quello di area democratico di ispirazione popolare, laico liberale, repubblicana e socialista riformista, ossia espressione di un centro ampio e plurale che è quello che ci auguriamo di concorrere a costruire, dovrebbe essere tra i punti essenziali di un programma rispondente, come scriveva Giorgio La Pira “ alle attese della povera gente”.
Esso dovrebbe essere uno dei punti qualificanti di un programma di governo che volesse perseguire, come nella storia migliore della DC, l’equilibrio tra gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, anche perché se non si interverrà a mutare tale situazione paradossale e iniqua, il sistema istituzionale complessivo rischia di saltare. Agli amici dell’area cattolico democratica, liberale e cristiano sociale, della Primavera degasperiana, del Centro Democratico, di Insieme, di Iniziativa Popolare e di Più Uno, il compito di indicare soluzioni omogenee a quelle adottate dalla maggior parte dei Paesi democratici europei e occidentali, al fine di superare una condizione di ingiustizia fiscale non più tollerabile.

























