di Ruggero Morghen
Trovo di lui, nella mia biblioteca, il Catechismo della dottrina cristiana, un Catechismo sul Santo Natale, la Lettera enciclica “Notre charge apostolique” con la condanna degli errori del movimento democratico, la Lettera enciclica “Pascendi Dominici gregis” col decreto “Lamentabili” e il Motu proprio dell’Azione popolare cristiana datato 18 dicembre 1903. Su di lui, invece, uno studio di Daniele Trabucco, per cui “la condanna del modernismo del papa San Pio X è sempre attuale”; Due aneddoti della vita di San Pio X, San Pio X il Papa parrocchiano di San Giuseppe al Trionfale, San Pio X e l’imponderabile che ci aspetta di Roberto de Mattei, Papa Pio X torna a casa: il pellegrinaggio delle spoglie del santo nel “suo” Veneto di Alberto Laggia, e il Catechismo sul modernismo secondo l'enciclica Pascendi di papa san Pio X redatto da Giovanni Battista Lemius. A ciò vanno aggiunti i testi prodotti dal museo, dalla casa e dalla fraternità che a papa Sarto, in vario modo, si riferiscono e richiamano.
Seminarista a Padova (1850-1858), cappellano a Tombolo (1858-1867), parroco a Salzano (1867-1875), quindi in curia diocesana a Treviso (1875-1884), vescovo a Mantova (1885-1893) e patriarca a Venezia (1894-1903), il 4 agosto 1903 Giuseppe Sarto viene eletto al vertice della Chiesa per succedere a papa Leone XIII. Colpito dalla sua diversità, Gianpaolo Romanato ha pensato bene di scriverne dando vita, più che ad una biografia vera e propria, a un ritratto storico-morale di Giuseppe Sarto. L’ intenzione, secondo le parole stesse dell’autore, era quella di “riaprire il capitolo Pio X”, evidenziando nel contempo il profilo di “un riformatore concreto e realista come pochi, capace inoltre – aggiungeva provocatoriamente lo storico veneto – di quei gesti rinnovatori che nel linguaggio caro ai cattolici aggiornati si definiscono profetici”. Di più: il pontificato di papa Sarto si collocherebbe proprio all’origine della Chiesa contemporanea.
Anche i numerosi testi apologetici apparsi su di lui dimostrano – rilevava a tal riguardo lo stesso Romanato – “un’attenzione e un interesse che non possono lasciare indifferente lo studioso”. Forse a tale specie va ascritto lo studio che a san Pio X “prete di campagna” dedicò nel 1960 per la SEI Igino Giordani, autore che infatti, salvo errore, non viene da Romanato mai ripreso o citato. Di altra pasta, di altro livello, sarebbe invece l’Aubert, studioso di rara perizia e sensibilità che ha avuto modo di scrivere su Pio X in svariate occasioni. In particolare nella sua “Storia della Chiesa” egli lo definisce “riformatore e conservatore a un tempo”.
Caratteri questi che il Sarto aveva già mostrato a Mantova, dove, facendo leva su pochi ma fidati collaboratori, si concentrava sulla ricostruzione della diocesi partendo dalle cose essenziali. Come la riorganizzazione del seminario e l’adeguato vaglio degli aspiranti al sacerdozio. In una lettera pastorale da lui indirizzata alla diocesi tre mesi dopo essersi insediato, il 5 luglio 1885, mons. Sarto scriveva che “l’educazione dei chierici è la base della diocesi, in quanto che da loro soltanto possiamo avere i buoni preti, [e] questa è l’opera più degna che possa uscire dalle mani di un Vescovo”.
























