di Ettore Bonalberti
È questa, in estrema sintesi, ciò che è accaduto ieri al Senato, dopo un’aspra contesa interna tra i partiti della maggioranza di governo, per i quali, alla fine, la necessità di continuare a sopravvivere uniti ha fatto aggio sulla coerenza ai propositi e alle volontà espresse sino a quel momento. Giorgia Meloni, dopo averle tentate tutte, si è resa conto che se Fratelli d’Italia avesse votato con il PD per le preferenze libere, né Taiani né Salvini l’avrebbero seguita e il governo sarebbe saltato.
La guerra tattica si trasferisce adesso alla Camera dove la premier, preoccupata della continua crescita del consenso al partito di Vannacci, potrebbe favorire con alcuni dei suoi il fallimento della riforma, conservando il “rosatellum” con cui andare alle elezioni all’inizio del prossimo anno. Siamo, in ogni caso, al dominio assoluto delle segreterie dei partiti con un Parlamento che, ancora una volta, sarebbe formato da “ nominati” nel migliore dei casi, “ distinti” se non “distanti” dalla reale volontà degli elettori. Può anche darsi che di pasticcio in pasticcio la maggioranza finisca con l’approvare una legge elettorale di assai dubbia costituzionalità. A quel punto dovremo sperare nel Presidente della Repubblica e nella Corte costituzionale.
In realtà, da parte della maggioranza di governo si tenta di spacciare il progetto come necessario per evitare “ il pareggio”, mentre, di fatto, si sta propinando una “super legge truffa” con l’assegnazione di un premio di maggioranza alla lista che abbia raggiunto il 42 % dei voti, ben al di sotto di quel 51% della cosiddetta “legge truffa” del 1953 , così connotata dai comunisti contro la legge della DC degasperiana.
Eppure, la strada per superare il rischio dell’ingovernabilità sarebbe semplice da perseguire; basterebbe adottare il sistema elettorale tedesco: legge proporzionale con sbarramento e istituto della sfiducia costruttiva, per cui nessun governo in carica può decadere in assenza di una maggioranza alternativa presente in Parlamento.
Ci vorrebbe la disponibilità delle forze politiche che credono nei valori fondanti della nostra Costituzione ( “ la sovranità appartiene al popolo”) a partire da quel centro silente o caudatario della destra, di Forza Italia guidata da uno stralunato Taiani, assai lontano dalla capacità strategico tattica del Cavaliere che, sollecitato da Don Gianni Baget Bozzo e Sandro Fontana, seppe scegliere l’adesione del suo partito al PPE.
Il sistema elettorale tedesco sarebbe una condizione favorevole alla costruzione di quel centro ampio e plurale, alternativo alla destra e alla sinistra, che è l’obiettivo del “campo degasperiano” e alla stessa” ricomposizione della galassia centrista, riformista e democratica” auspicata nel suo ultimo articolo su Il Domani d’Italia dall’amico Giorgio Merlo.
Anche su questo versante si misurerà la capacità della stessa sinistra di opposizione di uscire dalla condizione di subalternità causata dalle spinte populiste e radicaleggianti presenti al suo interno, al fine di garantire al sistema politico istituzionale italiano il ritorno a una normalità da troppo tempo falsata dal forzato bipartitismo dominante, dall’elevato disimpegno elettorale dei cittadini, e dalle intervenute pericolose follie predicatorie dell’ex generale Vannacci sostenuto da principi anticostituzionali e da una indecente retorica filofascista.

























