di Ettore Bonalberti
Doveva essere una scelta per la separazione delle carriere, ma, il voto del referendum costituzionale, alla fine si è rivelato uno tsunami per entrambi gli schieramenti politici del bipolarismo forzato del “rosatellum”.
Sul fronte del centro destra, ha favorito la conclusione cruenta del duello tra il duo Meloni-Del Mastro e La Russa-Santanché, finito in pareggio, mentre al ministero della giustizia, il ministro Nordio, dichiaratosi responsabile politico della sconfitta, se la è cavata, almeno sin qui, con le dimissioni forzate della sua capo di gabinetto, Bartolozzi e del sottosegretario Del Mastro.
Forza Italia, principale sostenitrice della riforma nel ricordo delle battaglie del Cavaliere, esce distrutta dal voto e, da casa Berlusconi, già si annunciano repulisti nel partito largamente sostenuto finanziariamente e dai media di famiglia.
Anche nella Lega la situazione è in forte movimento. Nelle tre regioni guidate da Fontana, Fedriga e Zaia il SI ha vinto, e, oggi, i tre leaders ripropongono la “ questione settentrionale” oscurata dalle scelte di Salvini, l’uomo del ponte sullo stretto, che dal meridione ha visto incassare un netto NO referendario con possibili conseguenze elettorali gravi per il centro destra. Anche sul fronte del centro sinistra il voto pone ai partiti del “campo largo “ motivi seri di riflessione, che sembrano oscurati dall’immediata ripresa della querelle sulla primazia della leadership tra Elly Schlein e Giuseppe Conte.
In una fase politica normale, dovrebbe essere naturale che la leadership spettasse al partito elettoralmente più consistente, ma Giuseppe Conte, forte delle sue precedenti investiture alla guida dell’esecutivo, non intende demordere, dichiarando a gran voce e in tutte le sedi mediatiche occupate, di “primarie, primarie”.
Elly Schlein, temendo la fronda delle correnti interne, ha immediatamente messo lo stop all’idea di federatori esterni, tentando di ridurre lo scontro ai leader dei due principali partiti del campo largo: PD e M5S. Motivo di seria riflessione per esponenti del centro riformatore, come Ernesto Ruffini, leader di “Più Uno” che poteva e può rappresentare un ottimo candidato per un centro riformatore ampio e plurale di cui non solo il PD, ma il Paese avrebbe bisogno.
L’on Pier Luigi Bersani, alla trasmissione di Lilli Gruber nei giorni scorsi ha saggiamente indicato che prima si dovrebbe trovare “ la quadra” su un programma condiviso e dopo, solo dopo, su una base programmatica comune, decidere la leadership, con l’impegno, frutto di esperienze dolorose passate, che chiunque vinca, lo sconfitto sia pronto a sostenere il o la leader vincente- Un percorso semplice e lineare a condizione che si parta da un’analisi dei bisogni concreti del Paese e si indichino soluzione adeguate: da quelle per superare la gravissima ingiustizia sociale dominante, ingiustizia fiscale in primis, e poi, della sicurezza, lavoro, sanità, casa, così come una corretta scelta unitaria nella politica estera che, se nell’attuale maggioranza vive della triplice divisione: Meloni-Taiani-Salvini, anche nel centro sinistra sconta le permanenti forti distinzioni tra il PD, peraltro con divisioni interne, M5S e AVS.
Nel frattempo, attenzione a eventuali improvvisi accelerazioni su legge elettorale e voto anticipato. Sulla prima è stata sin qui presentata un’idea di legge super truffa( premio di maggioranza alla lista che prenda il 40% dei voti), nemmeno lontanamente paragonabile a quella degasperiana del 1953 ( premio di maggioranza alla lista che avesse ottenuto il 51% dei voti) più vicina, semmai, a una sorta di Legge Acerbo 2.0, su cui sarà bene che, stavolta il governo, come ha già anticipato, si apra a un serio confronto con tutte le forze politiche, mentre sul secondo, voto anticipato, confidiamo che la lezione del voto referendario sia stata sufficiente per far meditare l’On Meloni sulle scelte da compiere.
Da parte degli amici della nostra area di ispirazione democratico cristiana, ritengo che, al di là della legge elettorale che alla fine sarà adottata, dovremmo continuare a impegnarci per favorire la nascita di un centro ampio e plurale , che possa federare le culture politiche di ispirazione democratica, popolare, liberale, repubblicana e socialista riformista, fondato su una proposta di programma all’altezza dei bisogni dell’Italia. Il voto dei giovani per il NO al referendum costituisce una straordinaria dimostrazione d’amore verso la Costituzione che ha saputo garantire agli italiani ottant’anni di pace e di salvaguardia di dei diritti e dei doveri sanciti dal patto dei padri antifascisti costituenti.
E, insieme, la necessità dell’assunzione di una responsabilità grande dei partiti verso la futura classe dirigente del Paese, che comporta l’esigenza di dare risposte adeguate alle attese anche di quell’”elettorato dormiente” che, di fronte al richiamo sui grandi valori costituzionali, ha saputo risvegliarsi, ma non può considerarsi acquisito una volta sempre, se non saremo capaci di modificare comportamenti., metodi e strumenti di partecipazione che prescindano da uno scambio di comunicazione e di scelte da compiersi sempre, dal basso verso l’alto, in costante ascolto e dialogo con elettrici ed elettori a partire dalle realtà locali.

























