di Ruggero Morghen
Un cartello diceva “All the way with R.F.K.”. Lui, il biondino dal ciuffo ribelle, usciva da una famiglia – i Kennedy – di politici cattolici e belli. Stefania Pellegrini ha introdotto a Riva, presente (silente) anche il sindaco Alessio Zanoni, la serata dedicata a Robert Kennedy (“È stato un esempio di stile e di impegno politico”) augurando al numeroso pubblico intervenuto un “buon evento”. Inconsapevolmente l’assessore comunale alla cultura riecheggiava Gabriele d’Annunzio, che il 6 luglio del 1930 scriveva ai “confratelli” della Fraglia della Vela: “Per una grazia dell’evento, del Bono Evento”.
Edito nel 2024 da ViTrenD, un marchio di Vita Trentina, il libro pluripremiato su Bob Kenney, già presentato con poco pubblico alla biblioteca San Girolamo di Bolzano (portatovi da don Paul Renner), si deve alla penna di Antonio Marchesi, classe 1961, architetto e già obiettore di coscienza al servizio militare. È lui uno degli “autori tra noi” invitati a parlare, ad esporsi, dalla Biblioteca civica di Riva del Garda in collaborazione con Arcobaleno. Qui i momenti musicali non sono intermezzi ma vere e proprie introduzioni affidate agli allievi del conservatorio Bonporti. Stavolta erano Jordan e Jacopo, un affiatato duo unito dall’amore per la musica e da quella “J” che li offre, liberi e belli, alla vita.
Marchesi, autore di “Responsabilità e compassione”, non vuol fare di Bob Kenndy un santino, e nemmeno un santo, ché per lui non si può proprio diventar santi facendo politica (capito, De Gasperi?); comunque lo ringrazia anche se morto da tempo, come ringrazia tutti coloro che lavorano “per un mondo più nuovo”. Che per fortuna – assicura – non sono pochi. In particolare evidenza il richiamo di Bob alla compassione e al senso di giustizia, richiamati anche il giorno in cui fu ucciso Martin Luther King.
Dignità, sacrificio in prima persona e coraggio anche di fronte al rischio sono le tre dimensioni del lessico kennediano – fa notare il collega Diego Andreatta - che il libro documenta nelle azioni e nelle scelte del politico americano: è una prospettiva che troviamo esemplarmente ispirata alla speranza, nutrita dalla fede, in un futuro diverso. “Nel clima teso della guerra fredda e della proliferazione delle armi nucleari, Bob pose al primo posto la ricerca della pace”. “Solo se dedichiamo ogni sforzo alla soluzione di questi problemi siamo in pace: solo se ci riusciamo ci sarà pace per i nostri figli”, dirà Bob nel 1965 anticipando l’appello del suo libro del 1967 “Vogliamo un mondo più nuovo”.
Il testo ripercorre, attraverso i suoi discorsi, la carriera di Robert Kennedy, dalle prime esperienze nelle commissioni senatoriali degli anni Cinquanta che lo fecero conoscere al grande pubblico americano, fino alla campagna presidenziale tragicamente interrotta dall’attentato di Los Angeles del 5 giugno 1968. Nel libro si susseguono in ordine cronologico i principali avvenimenti, le vicende e le battaglie di cui Kennedy fu protagonista. Le sue parole restituiscono con forza l’idealismo, l’energia, l’empatia, la dedizione, l’indignazione, il coraggio che lo caratterizzavano ed evidenziano la drammatica attualità delle gravi questioni di cui si occupò con tanta intensa partecipazione: povertà, criminalità, disuguaglianze, diritti civili, pace e sviluppo.
L’incontro rivano è un autentico tuffo, anche fotografico, negli anni Sessanta, che per noi è un tuffo nell’infanzia e nella comunione, allora ancora operante, coi parenti americani in visita alla Pasina (e al Fangolino di Rick Santorum). Marchesi per l’occasione era affiancato da Paolo Tonelli e Rosanna Sega, due che degli anni Sessanta qualcosa ne sanno.

























