di Ruggero Morghen*



Gino Paoli – rivela la nota grafologa Candida Livatino – è sempre stato se stesso sia nella vita privata sia in quella di relazione. Nel contempo, però, voleva che gli fosse riconosciuto ciò che rappresentava nel panorama musicale”. Lo attesterebbe il fatto che, come Gabriele d’Annunzio, egli firmando sottolineava il suo nome e cognome. Lo ha fatto anche nel biglietto indirizzato alla Livatino in cui il cantautore ligure scrive: “per Candida:  l’amore non è mai quello che sembra / è spesso quel che sembra ma non è”.

Canzoni d’amore Gino ne ha scritte tante ma una scritta per Donatella Moretti s’intitolava proprio “La legge dell’amore”. Distribuita dalla RCA (il lato B era “Non temere” di Loredana Ognibene), vedeva il contributo anche dell’orchestra di Ennio Morricone e dei Cantori moderni di Alessandroni. Parole e musica però erano di Paoli, che le aveva composte nel 1963. Al riguardo la cantante (e conduttrice radiofonica) perugina, che la propose al Cantagiro nel girone “Big” ormai più di sessant’anni fa, ci confida: “Fu considerata una canzone troppo impegnata per una ragazzina come me. La gente non mi riconosceva in quelle parole, che erano molto serie, ma la critica l’accolse con grande entusiasmo.”. 

Nonostante l'arrangiamento sopraffino di Ennio Morricone e la qualità del testo, la canzone si scontrò con i colossi pop commerciali di quell'anno. Il pezzo fu considerato dalla stessa RCA un'operazione più "colta" e d'autore che un riempipista da spiaggia. Il brano fu comunque fondamentale per spingere le vendite di Diario di una sedicenne (1964), il primo storico album di Donatella Moretti che conteneva anche il suo più grande successo di vendite in assoluto: "Quando vedrete il mio caro amore". Quell’edizione del Cantagiro fu dominata e vinta da Gianni Morandi con "In ginocchio da te", che monopolizzò le vendite assieme a "Sei diventata nera" dei Marcellos Ferial. 

In quello stesso anno “La legge dell’amore” fu presentata dalla cantante a “Questo & Quello”, programma condotto da Giorgio Gaber, mentre l’autore non l’avrebbe mai incisa ma solo cantata dal vivo, “perché – spiega Donatella - riteneva la mia versione un unicum”. Paoli scrisse per la Moretti cinque canzoni (in “Quasi quasi” egli partecipava anche vocalmente). Del resto lei, che lo conobbe all’inizio della sua carriera, lo ammirava tanto avendone sempre visto il lato che ora definisce “familiare”.

Giovanni Valentini ammira “La legge dell’amore” ritenendola una “bella canzone scritta dall'immenso Paoli”. È una “bellissima e vera canzone” si accoda Giuseppe d’Alessandro, tanto che la stessa Donatella l’ha riproposta recentemente con una nuova interpretazione. Del resto, commenta Giulio Gaeta, “il duo Moretti-Paoli funzionava sempre alla grande”. Franco Cacciatore ricorda: “Ero al primo Cantagiro da inviato e incontrai Luciano Tajoli che mi disse di ascoltare una giovane eccezionale interprete. Era Donatella Moretti” Simonetta Fasoli non è da meno: “Bellissima canzone, la amai da subito. E Donatella l’interpreta splendidamente”. Lo fa con la sua cifra stilistica tipica: un canto pulito, quasi distaccato e confidenziale, che contrasta volutamente con la drammaticità del testo. Il contrasto è, peraltro, amplificato dalle armonie di Morricone, che evitano le facili esplosioni melodiche per creare un tappeto sonoro cinematico, teso e moderno. 

Eccone il testo, nell’interpretazione dell’autore: “Questa è la legge, la legge d'amore, quello che è fatto è reso ogni volta. Ed ora capisco il male che ho fatto quando mi guardava e restava in silenzio. Ora che io guardo lei in silenzio e soffro tanto perché non mi guarda. A lei che mi amava non davo che male ed ora quel male mi viene ridato. Per ogni carezza che io non le ho dato aspetto uno sguardo che non mi darai”. E ancora, ripetuto, il ritornello: “Questa è la legge, la legge d'amore, quello che è fatto è reso ogni volta”.

Una riflessione dunque malinconica e introspettiva sulla reciprocità dei sentimenti e le conseguenze delle proprie azioni in una storia finita. Il concetto chiave ruota attorno all'inevitabilità del karma sentimentale: il male dato viene ripagato, così come le mancanze affettive e le carenze d'attenzione subiscono lo stesso trattamento da parte del destino. 



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