di Ruggero Morghen
“Nell’anno di grazia 1968 – osserva il collega Vittorio Colombo - tutto era possibile, anche che strimpellassero chitarre e organi hammond per celebrare le glorie del Signore. Canti e musiche erano opera dei musicisti. Per chi è nato dopo è difficile da credere. Era la nuova spiritualità e il Concilio Vaticano II era nuove frontiere e speranze”. Frontiere e speranze non condivise, evidentemente, da don Curzio Nitoglia secondo cui – è un suo articolo recente, pubblicato sul sito di Marco Tosatti – “nel 1943/44 Padre Felix Morlion infiltrò, con l’aiuto della Cia, l’ambiente cattolico romano e tramite la Messa-beat (1966) aprì la strada alla Messa montiniana (1969)”: insomma al Novus Ordo. Segue un’analogia tra l’ascesa di Morlion a Roma (venendo dagli Usa via Sicilia) e la recente calata di Peter Thiel, quale aspirante Katèkon, nella Città eterna.
Ma trasferiamoci con il pensiero nella Riva del 1968. Si era a metà dicembre. Il rito beat, con due chitarre e musiche moderne (come titolava il giornale locale) si tenne nella grande sala dell’Istituto Alberghiero di Varone (IPA) per iniziativa del Circolo culturale presieduto da Eliana Aloisi, una signorina come si diceva allora. Celebrava don Enzo Biasioni, parroco di Varone, assistito da don Romano Caset, vicario parrocchiale a Riva (1966–1970) e referente della “Giesse” (Gioventù studentesca) rivana, scomparso proprio quest’anno all’età di 83 anni. Alla messa “beat”, celebrata su un comune tavolo di fronte all’assemblea, assistettero 180 alunni.
“Per un po’ – rileva ancora Colombo, che è sulle tracce di ricordi preziosi e testimonianze di percorso - messe di questo tipo si tennero un po’ dovunque, ma durò poco. Di tutto questo – si chiede infine preoccupato - cosa è rimasto?”. E che dire del duo chitarristico Cornelio Galas-Ameriga Zambaldi nelle Messe domenicali nella chiesa di san Rocco a Caneve di Arco? Qui il ritmo – ricorda lo stesso Galas - accelerava vorticosamente costringendo le povere donne del coro parrocchiale a trasformare il “Resta con noi Signore la sera” in un rif rockettaro. Quando nel 1971 si sposò Walter Matteotti, volle per il rito nuziale musica beat dal vivo. Sennò magari sarebbe rimasto scapolo.
Anche Giovanni Civettini offre il suo contributo a quest’operazione nostalgia: “Con un gruppo di ex scout e amici facemmo anche a Torbole la messa beat. Don Candotti da Trento aveva portato due ragazzi con le chitarre, gospel e canti scout. Sabato sera la chiesa di Torbole era strapiena e poi applausi per tutti. Mi ricordo che l’allora parroco Don Bazzanella disse a Nereo, nostro capo scout : siete stati bravi ma è stata la prima e ultima volta”. Una chiusura emblematica – rileva Colombo – e che ci dice molte cose.
Renata Attolini prosegue il racconto di un’epoca, anche ecclesiale: “Dopo il periodo delle messe beat (che a Trento hanno lanciato una generazione di persone serie ed impegnate anche oggi) a Riva abbiamo avuto una meravigliosa stagione di messe con predica dialogica alla chiesa dell’Inviolata, con il mitico Lino Valandro. Fuori dalla chiesa io distribuivo Com (lascio a voi la ricerca di che giornale fosse)”. “É il mio passato in Cristiani per il Socialismo – conclude Renata – e malgrado tutto non lo rinnego”.
Oltre cinquant’anni fa, il 6 ottobre 1974, prendeva infatti avvio a Roma una singolare esperienza ecumenica “di base”: la rivista Com Nuovi Tempi, che ancora oggi prosegue le pubblicazioni con la testata Confronti, sempre edita dalla cooperativa Com Nuovi Tempi. Questo strano nome – spiega Luca Maria Negro - deriva dalla fusione di due periodici, il cattolico Com, espressione delle comunità cristiane di base, nato nel 1972, e l’evangelico Nuovi Tempi, fondato nel 1967 e diretto dal pastore Giorgio Girardet, che sull’ultimo numero della testata evangelica spiegava la fusione come lo “sbocco naturale” di un cammino insieme ecumenico e politico.

























