di Ruggero Morghen



Uno spettacolo proposto dalle Acli trentine – “Due memorie, una sola memoria”, testo e regia di Luisa Pachera – vede Tina Anselmi protagonista di un dialogo immaginario con Antonio Megalizzi inteso a “traguardare il meglio della tradizione democratica e partecipativa” nel tempo cruciale che viviamo. La rappresentazione è vista come un’occasione di pedagogia sociale “tra generi e generazioni”. Sia lei sia Antonio per Alessandro Colombo “hanno fatto dell’attivismo il proprio credo di vita”.

Un altro spettacolo a lei dedicato, sempre di marca aclista – anzi giovanaclista – è intitolato “TIME: Tina Anselmi e Antonio Megalizzi in dialogo” ed assume – come spiega il professor Sergio Bailo – una rilevanza insieme educativa, didattica e terapeutica. Ne hanno beneficiato in particolare i ragazzi della seconda Carrozzeria del Centro di formazione professionale Enaip di Villazzano, sobborgo di Trento. Dal canto suo Federica Chiusole, autrice e regista di TIME, fa presente che l’Anselmi e Megalizzi (ancora lui con lei!) descrivono due percorsi diversi ma accomunati – così ritiene – dalla “maturazione di una coscienza e di una passione civile rivolte al cambiamento”. “Un cambiamento – aggiunge – rispetto a destini che sarebbero altrimenti offuscati dalla violenza e dalla sopraffazione”.

Tina io me la ricordo a Trento nel 1995 per gli incontri del centro culturale “Alcide Degasperi”. Nell’occasione, intervistata per l’Adige dalla collega Roberta Boccardi, lamentò il fatto che “il modo con cui si affronta il cambiamento è legato a mode più che a valori”. E disse anche che “un partito democratico un problema politico non lo fa diventare un problema disciplinare”. Bice Pascasio confida: “Ho conosciuto tanti anni fa l’on. Anselmi ad un corso del comitato civico alla Camilluccia a Roma e ne ho un ricordo straordinario”. Anche Laura Barone e Rita Angeletti la conobbero e volentieri la ricordano. Grande donna, la Tina, e grande democristiana secondo Alessandro Neglia: “una persona di altri tempi, di grande rilievo e serietà”.

Tina nasce a Castelfranco Veneto, un paese della Castellana. Campionessa di giavellotto, fu staffetta partigiana col nome di battaglia “Gabriella”, per cui s’era ispirata all’angelo dell’Annunciazione a Maria. Fondamentali per la sua formazione furono le teorie di monsignor Luigi Piovesana, uno dei teorici e diffusori della dottrina sociale della Chiesa tra gli operai che, già attivo durante il fascismo, organizzava giornate di studio e preghiera per le impiegate e le operaie. Poi avvenne l’incontro con lo statista trentino presidente del consiglio.

“Oggi tutti parlano di De Gasperi richiamandosi alla sua lezione politica – osservava Tina – e poi scopri che non lo conoscono per niente. Che non hanno letto neanche una pagina, ma che dico, un rigo di tutto quello che ha scritto”. Decisivo fu poi il suo incontro con Aldo Moro, tanto che anche dopo la sua uccisione nel 1978 Tina continuerà a riconoscersi nella visione morotea assieme a figure come quelle di Zaccagnini, Elia, Martini, Andreatta e Mattarella.