di Mario Tassone

 

 

Da tempo l'informazione è quasi tutta concentrata sui teatri di guerra e sulla politica Internazionale.
Gli spazi riservati alla politica interna sono esigui.
Questo ci induce a riflettere e a porci delle domande.

Certo le vicende internazionali sono prevalenti ma è possibile che nel nostro Paese i problemi siano stati risolti ?
Va scemando l’interesse di sapere e le narrazioni della politica interna sono sempre più avare.

Le interviste degli esponenti del governo sono piatte,senza mordente, mentre la sequela delle micro interviste agli esponenti dei vari partiti è stucchevole per il vuoto dei contenuti.

L’unica che non ha perso la verve e’ la presidente del Consiglio ripresa continuamente,mentre con passo e grinta guerriera (sta al clima) si avvia alle riunioni dell’Europa spesso inutilmente ripetitive.

Certo siamo interessati alla pace,alla fine della mattanza,alla distruzione di città.
Il dolore, la disperazione e il terrore specialmente dei bimbi e’ uno strazio.

Alcuni racconti potrebbero essere limitati e non soffermarsi continuamente nei minimi particolari sulle acrobazie del presidente degli USA con le sue salite e discese. Lo stesso vale per Putin, Zelensky e Nietanyahu ed altri. Ma ripeto è possibile che in tante parti ci sono tragedie e nel nostro Paese tutto è risolto ?

Intanto c’è una emergenza democratica.
Le vicende internazionali, stanno evidenziando la crisi dei sistemi democratici e il prevalere delle autarchie.
Lo spegnersi delle tensioni libertarie produce regimi e instabilità .
Il nostro Paese è risucchiato dalla “moda” dove prevale la forza della decisione senza i filtri e il bilanciamento delle istituzioni democratiche.

La partecipazione si dissolve, le associazioni si trasformano in organismi funzionali a un regime in “allestimento”.
E’ possibile che non si parli più degli squilibri territoriali,della situazione sanitaria,dell’ambiente,dei salari,delle diseguaglianze vistose,delle fragilità delle istituzioni democratiche, inglobati in un sistema che trancia ruolo e ragione d’essere .

Si parla enfaticamente di scuola.
Ci sono le declamazioni ufficiali che vorrebbero che la scuola fosse il volano della formazione,dello crescita.
Solo auspici di chi sa che vi è una contraddizione tra il ruolo centrale che la scuola dovrebbe avere nel divenire del Paese e lo stato di precarietà in cui è abbandonata.
Senza mezzi, con insegnanti mal pagati, mentre tanti funzionari del parastato hanno retribuzioni inimmaginabili; così non c’è futuro.
E gli insegnanti dovrebbero avere un ruolo fondamentale della formazione dei giovani. Non c’è l’associazionismo e la vita di relazione ristagna.

La politica non c’è e si mira all’ autocrazia.
Allora la narrazione lunga degli sviluppi internazionali è un modo come distogliere seccanti attenzioni verso l’Interno.
Muore così la libertà.
Ma chi ha fede non si arrende.
Il futuro sta nell’Uomo e non nella sua negazione.