diLuigi Rapisarda

 

Il “buon senso” come chiave interpretativa del governare, ma la qualità del progetto politico si misura dai contenuti programmatici.

Prendo spunto -  pur non perdendo occasione di fare una riflessione più articolata -  dallo slogan “Il partito del buon senso” portato da un recente manifesto del partito che, unitamente a tanti sintetici flash del segretario nazionale su talune tematiche contenutistiche, sta girando sui social.

Sicuramente, oggi, il buon senso appare essere cosa rara.

Eppure, mettere l’accento prevalentemente su una metodica politica, seppur virtuosa, che presuppone maggior equilibrio nell’affrontare i problemi del paese, può rivelarsi riduttivo con riguardo al profilo programmatico dentro cui si intende connotare l’azione politica del partito, che è invece ciò che dà la cifra identitaria ai cittadini elettori.

Buon senso, in politica, non è visione di paese, ne’ progetto, è solo un metodo virtuoso nel cercare soluzioni equilibrate, esso a maggior ragione serve quando ci si trovi ad affrontare soluzioni non sempre coerenti.

 

Il Buon governo di Silvio Berlusconi e le tante incongruenze di quel progetto 

Viene in mente l’idea di Buon governo che fu lo slogan che orientò le campagne elettorali di Berlusconi.

Un idea liberale dello Stato minimo che doveva perseguire l’efficienza e la modernizzazione.

La sfida era, per la verità, assai impervia, dato il nostro impianto costituzionale modellato tra equilibrio ed argini dei poteri fondamentali e obiettivi programmatici ineludibili di cui se ne doveva fare carico il governo..

Fini’ che lo Stato si trovò un po più garantista, e i ceti produttivi meno oppressi dal fisco, ma generò squilibri finanziari e più povertà,soprattutto tra i ceti meno abbienti, cui fece seguito l’inflessibile intervento della Commissione europea e l’austerity che ne seguì, con il governo Monti.

Insomma, non fu difficile capire che calare modelli ispirati al laissez faire su un'idea di welfare, come disegnato dalla Costituzione, causava disuguaglianze e divari territoriali, oltre a vari conflitti tra i poteri dello Stato.

Li, un certo buon senso, anche per qualche attrito con gli organismi di governo della Ue, non sarebbe stato inopportuno.

Coniugare proposte e metodo aiuta a cogliere stile e credibilità del progetto di paese e da un chiaro profilo della classe politica che si mette in campo

Trovo, invece, interessante l’idea di diffondere brevi messaggi che coniughino, fuori da ogni genericità lessicale, proposte e metodo.

Strategia comunicativa che aiuta a far chiarezza sull’emergente opera politica del partito, nel contesto incrociato di estremismi e demagogie, oggi, egemoni dentro certe prassi politiche, divenute ormai la regola con cui si infonde paura dell’altro, oltre ad indurre facili pulsioni antidemocratiche e sfiducia nell’attuale assetto costituzionale dei poteri, come disegnati dalla Costituzione.

Recuperare la natura centrista del partito aiuta ad affrancarsi da subalternità a destra e a sinistra

Ma anche nella consapevolezza che tanto più si rimarchi la distanza da certe pratiche politiche demagogiche e populiste, oggi regola quotidiana, tanto più il partito ritrova la forza di riconquistare quell’obiettivo centrista, come punto di equilibrio e nuovo asse politico del sistema politico, in coerenza con la propria tradizione e la storia politica dal secondo dopoguerra ad oggi.

Posizione che consentirebbe, senza ambiguità,  di mettere a nudo tutto l’inganno e la mistificazione di politiche massicciamente generative del crescente disagio sociale e della permanente precarietà, capaci di tarpare ogni prospettiva di vita futura.

Ne trarrebbe addirittura valore aggiunto, disvelare, con l’ausilio di un progetto di paese coerente e credibile, contemperando nel miglior equilibrio i differenti interessi in campo, tutta la strumentalità delle attuali politiche di facciata, mirate al sostegno di famiglie e lavoro, ma prive di reali effetti positivi per gran parte del ceto medio e operaio, mentre l’inflazione rende i salari e le pensioni di tante famiglie sempre meno adeguati alle spese essenziali per arrivare a fine mese.

Assai opportuna appare perciò questa pregevole opera di divulgazione delle diverse proposte tematiche (sebbene non paragonabile al circuito mediatico delle tv e dei principali giornali) ispirate ai principi del popolarismo, di cui è impregnata la cultura politica della Democrazia Cristiana, per fronteggiare con una capillare diffusione di programmi e proposte, la cresce crescente disaffezione al voto che sta aggrovigliando l’elettorato, scivolato progressivamente verso un preoccupante dimezzamento degli aventi diritto al voto.

E, insomma, un’iniziativa che va incoraggiata nel suo intento di contrastare un progressiva deriva populista, specificità non solo italiana, mirata ad irretire, con politiche pubbliche, spesso ingannevoli, i cittadini dentro artificiosi bisogni ed istanze di Ordine e di leggi repressive e securitarie, tanto più ruvide nel lessico, quanto più senza reali effetti risolutivi, 

Anche perché, in questo attuale contesto demagogici e populista che guida le scelte governative si coglie agevolmente un pervicace tentativo di comprimere la dignità di tante persone.

Ce ne da contezza l’uso mediatico di eventi che hanno ad oggetto soprattutto singolari metodi di contrasto all’immigrazione e frequenti inasprimenti normativi espresse da un panpenalismo che intenderebbe arginare anche pacifiche manifestazioni del dissenso verso le politiche governative ed antisindacali.

La DC storica agì sempre nel rispetto di tre valori fondamentali: persona, comunità, istituzioni 

La DC, senza voler fare dell’agiografia a buon mercato, agì sin da subito secondo un progetto di paese basato sui tre assi: persona, comunità, Istituzioni.

In questo quadro - nel quale l’azione politica appare, oggi, piegata a polarizzazioni sempre più intrise di estremismo verbale, e normativo - la sfida di cui oggi il partito, rinato, si dispone ad essere portatore deve trovare la sua enfasi, oltre che nel metodo di governo, soprattutto in un credibile progetto di paese.

Quello che però da spessore non può che essere la solidità di una visione programmatica e prospettica capace di trasmettere - nell’avvicinarsi di una stagione che riporti l’asse politico verso il centro del sistema, anche grazie alla scommessa sulla saggezza di tanti elettori, stanchi di essere oggetto delle pubblicità ingannevoli che connotano spesso la propaganda di tante forze politiche, sia a destra che a sinistra - veridicità e credibilità dei contenuti programmatici, fondati prioritariamente sul rispetto e il benessere di ogni persona: oggi sempre più vulnerabile, sia sul piano economico che rispetto alle pervasive ingerenze di invasivi sistemi di controllo cibernetico, spesso non evitabili.

Ma ancora più allarmante risulta essere il sostegno collaterale con cui molti Stati, prestano coperture e campo aperto alle sperimentazioni tese a costruire modelli predittivi della condotta di ciascuno, (alludo soprattutto all’IA )in mano a potenti iper capitalisti, detentori di immense ricchezze pari a quelle di intere nazioni, nella previsione di un mondo che presto si troverà dominato da oligarchie private, sempre meno controllabili, in grado di soverchiare e controllare poteri ed economie nazionali.

In questo quadro non di minore importanza appaiono tutte quelle proposte finalizzate alla valorizzazione dei giovani nei loro percorsi post laurea, come metodo permanente per contenere l’esodo verso altri paesi di tanti nostri giovani, in cerca di lavoro.

Preservare, pur nel rispetto del pluralismo, l’identità culturale e religiosa che connotano da secoli le tradizioni nazionali.

Altrettanto importante appare l’elaborazione di proposte che, pur nel giusto riconoscimento di una tutela effettiva alle diversità, nel rispetto del pluralismo, non si cada nell’equivoco di prevaricare valori e sentimenti comuni che connotano, da lunga tradizione, la nostra identità culturale e religiosa, in conformità ai principi fondamentali del nostro Ordinamento generale e nel pieno rispetto dei principi fondanti dello Stato di diritto, come trasfusi nella nostra Costituzione, oggi esposta a continue minacce di cambiamenti in senso illiberale, ad opera dei partiti di destra, con i quali questo partito, non per avventura, ma per scelta consapevole, al momento, coltiva alleanze e coalizioni nelle quali è impegnato, a livello regionale e locale.

Così come non è di secondo ordine sottolineare con forza ogni iniziativa che sostenga e valorizzi il perseguimento di politiche mirate a strutturare la coesistenza pacifica tra i popoli, a cominciare da una maggiore valorizzazione - a fronte dei tentativi di disgregamento che dall’attuale amministrazione degli States fino a taluni paesi, pur essi partner dell’Unione - dell’originaria idea di Europa come comunità di popoli che hanno come precipuo obiettivo la pace ed il progresso comune.

Non di minor valore, appare il ripristino, prima possibile, del pieno rispetto del diritto internazionale, auspicando la modifica dei sistemi di voto nei principali  Organismi internazionali (ONU, Ue, ecc.)come base negoziale dei rapporti tra Stati e comuni politiche di disarmo, soprattutto degli arsenali nucleari.

Il Patto Atlantico come strumento di pace, e non di egemonia e di pressione, come preteso da Trump

Mentre quell’Atlantismo, che per quasi ottant’anni ha orientato le politiche estere dei paesi aderenti, in una cornice di pace permanente, e conferito solidità ai rapporti economici e commerciali, non appare oggi compatibile con quelle condotte inedite del presidente Trump, con cui, facendo strame delle buone maniere, usa quella tribuna e quei poteri per consumare angherie, fare e disfare alleanze, e rivolgere insulti e minacce e dichiarare guerre, nell’idea di risolvere il conflitto in pochi giorni, salvo poi trovarsi impantanato in stop and go interminabili, stravolgendo ogni regola comune elementare che impone il rispetto della determinazione dei popoli, bypassando ogni pur minima regola diplomatica.

Un Congresso di partito, ineludibile, per cogliere nuove istanze dai territori ed elaborare risposte serie e credibili per affrontare con coerenza la transizione tecnologica e fronteggiare l’uso spregiudicato ed egemone dell’IA

C’è insomma quanto basta per non procrastinare ulteriormente il necessario confronto e dibattito, che i chiari albori di una nuova epoca tecnologica, dalle prospettive allarmanti, soprattutto disvelato dall’avvento di armi atomiche e convenzionali governative digitalmente, ci impone di valutare.

Mentre l’introduzione nei circuiti manifatturieri e aziendali di umanoidi totalmente automatizzati attraverso l’uso dell’IA, richiede a loro volta, un pressante approfondimento per una nuova e più coerente azione politica, nel rispetto dei principi di libertà, uguaglianza e solidarietà.

Un trend, nei quale i ritmi travolgenti di questo nuovo sviluppo tecnologico, ci fanno intravedere, senza veli, un’idea di Uomo sempre più marginale ed irrilevante nel costruire il proprio habitat, con preoccupanti prospettive di ulteriori massicci impoverimenti di intere comunità e territori.

Tanto che ci si interroga se non siano i primi segni inquietanti per preparare il terreno ad una futura civiltà post-umana.

Ponendo alla politica, nelle diverse latitudini della terra, l’urgenza di prevenire una nuova e più allarmante questione sociale.

Tematica su cui si incentra la pregevole Enciclica di Papa Leone, che partendo dalla parola chiave: disarmare, fa appello alla ragionevolezza dell’Uomo, e a chi ovviamente ha compiti di governo, per sottrarre l'Intelligenza artificiale alla logica del dominio e della competizione armata, nelle tre dimensioni, militare, economica e cognitiva.

Ma non si può sottacere della situazione drammatica in cui si trova il servizio sanitario, non in grado di rispondere nei tempi ragionevoli alla massiccia domanda di cura da parte della popolazione, con compromissione del primario diritto alla salute per molti cittadini.

Con la conseguenza intollerabile che una buona metà delle persone ha rinunciato a curarsi, mentre si ingigantiscono le strutture private.

In questo scenario, non sarebbe inopportuno che il partito anticipi soluzioni ragionevoli, a cominciare dalla transizione tecnologica e il suo ingresso massiccio nel mondo del lavoro e della cultura che pone l’uso dell’Intelligenza artificiale, attraverso un profondo confronto in seno al Congresso del partito, da mesi già in scadenza.

Un confronto a tutto campo che consentirebbe al partito di compendiare le nuove istanze che vengono dai territori, alla luce dell’impatto che stanno, appunto, imponendo la transizione tecnologica, l’uso dell’IA, le nuove governance dichiaratamente illiberali della grandi potenze e le inedite questioni, mentre fa capolino un nuovo ordine mondiale, che si profilano da questa guerra mondiale a pezzi, come definita da Papa Francesco.

Insomma non appare inverosimile quanto proficuo possa rivelarsi per il partito un confronto congressuale.

per affrontare al meglio la prossima tornata elettorale nazionale.