di Ettore Bonalberti

 

 

Dopo la legge super truffa, premio alla lista che raggiunga almeno il 41% dei voti) e la regalia ai cittadini  del “bollo elettorale”, il governo del trio sta pensando di garantire il vitalizio a tutti i parlamentari, onde evitare sorprese al voto  della Camera dei deputati sulla legge per il prossimo voto nazionale.

Se a sinistra si continua la querelle sfibrante tra programma e leadership, a destra si tentano tutte le strade per garantirsi la continuazione dell’esercizio del potere. E, stavolta, con la garanzia della maggioranza in Parlamento sono in gioco: l’elezione del presidente della Repubblica e di tutte le più importanti istituzioni di vigilanza e controllo oltre a quelle di diretta emanazione del potere di governo. Unica variabile incontrollata e incontrollabile: il partito dell’ex generale Vannacci il quale, dopo aver giurato sulla Costituzione, oggi professa dichiaratamente la sua adesione a simboli, ideali e principi di netta ispirazione fascista.

Dobbiamo renderci conto che siamo alla vigilia di un tentativo di presa del potere con metodo formalmente democratico, da parte di un trio che, dalla politica estera ad alcune delle scelte di politica economico finanziarie, è diviso al suo interno, con il partito dominante della Meloni nel quale non mancano esponenti tuttora legati all’ispirazione originaria missina neofascista.

È in questo desolante quadro politico che diventa essenziale il contributo della cultura politica dei cattolici democratici, liberali e cristiano sociali, che essendo alla base delle molte e sparpagliate casematte deve assolutamente ricomporsi per contribuire alla nascita di quel centro ampio e plurale, distinto e distante tanto dalla destra che dalla sinistra, nucleo fondante dell’incontro delle grandi culture politiche della storia repubblicana: popolare, liberale, riformista socialista.

Certo sarebbe quanto mai necessaria una legge elettorale di tipo proporzionale, meglio se alla tedesca, ossia coniugata con l’istituto della sfiducia costruttiva, ma, in ogni caso, il progetto della ricomposizione della nostra area politico culturale  deve realizzarsi e, ancora una volta, sarà essenziale per le sorti del nostro Paese.

Un progetto che, come scrivo da tempo, sarebbe favorito se partisse dalla base, con l’avvio nei comuni, province e regioni di comitati di partecipazione democratica nei quali l’incontro delle culture democratiche, popolari, repubblicane, liberali e socialista, farebbe emergere i bisogni e le attese della gente e favorirebbe la selezione di una nuova classe dirigente di cui l’Italia ha un’assoluta necessità.

L’avvio del progetto di “campo degasperiano” già annunciato dagli amici di Tempi Nuovi, cui hanno già dato l’adesione diversi movimenti, associazioni e gruppi,spero che possa formalmente e pubblicamente avvenire entro questo mese, per prepararci, con l’essenziale contributo della base, a costruire la prossima lista di centro alle elezioni politiche nazionali. Il contributo di quanti intendono superare il forzato bipartitismo ed evitare che l’attuale governo del trio possa scivolare verso forme autocratiche incompatibili col nostro assetto costituzionale, sarà indispensabile.