di Luigi Rapisarda

 

 

Lo stallo nel quale in queste settimane si è venuto a trovare il partito, causa l’aperta conflittualità, principalmente emersa tra i due co-segretari, su iniziative e soprattutto adempimenti, che ovviamente dovevano essere congiunti, e, con sullo sfondo un Congresso che attende il perfezionamento, di tutti i prescritti adempimenti, in piena conformità alle regole dettate dallo statuto, per un suo regolare svolgimento, é apparso sempre più’ preoccupante ed inaccettabile, per il futuro e l’immagine del partito.

Purtroppo l’idea che avevo avanzato di sedersi attorno ad un tavolo, in presenza dei rappresentanti apicali delle due posizioni contrapposte, per provare a superare le asperità e le diverse visioni, che hanno alimentato la scarsa sintonia tra i due co-segretari, non si è potuta materializzare, non avendo trovato seguito.

Né ha trovato seguito l’ulteriore mio appello di qualche giorno fa nel quale così testualmente scrivevo: “Constato con grande preoccupazione lo stato di resistente contrapposizione tra due diverse visioni che purtroppo si stanno incardinando nel partito.

E’ la prova evidente che l’idea della reggenza duale - invenzione poco ponderata nelle sue possibili articolazioni pragmatiche - non si attagli ad un partito che, a norma di statuto, elegge il suo segretario in sintonia e in correlativo abbinamento al progetto politico-programmatico espresso in seno alle triennali assise congressuali. 

Quella soluzione, incardinata in una fattispecie eccezionale, quale si è configurata con le dimissioni del segretario nazionale T. Cuffaro, nel corso del triennio politico del partito, seppur non inedita, essendo stata storicamente la identificazione più emblematica di una idea di potere, condiviso, capace di mettere argini a sconfinamenti personali dell’uno o dell’altro “Console”, non sembra interpretare al meglio la sintesi di un idea di pluralismo, andando a scolorire, nella commistione dei ruoli, l’autonomia e l’autorevolezza di attribuzioni che il partito ha voluto sempre distinti, pur in un quadro di permanente cooperazione finalistica, nella prospettiva di agire sempre per l’unita’ del partito: valore che informa, nel prioritario perseguimento del bene comune, l’assetto decisionale interno dei suoi organi apicali, dei quali - cosa che dovrebbe farci riflettere - si pretende di essere continuità, con l’esperienza politica del partito, ispirato da Sturzo, che fu di statisti, come De Gasperi e Moro.

E’ pertanto angoscioso pensare, con i comunicati che in queste ore si rincorrono sulle chat, e sui social, di trovarsi, di qui a qualche giorno - stante la quasi concomitanza di due cruciali convocazioni della Direzione nazionale (29 settembre) e del Consiglio nazionale (30 settembre) - in una condizione di grave conflittualità, la cui escalation, se non si riporta entro i limiti fisiologici di un sano e schietto confronto, può esporre il partito al rischio di una frattura, allo stato delle cose, insanabile.

Spero che si ritrovi, in queste due occasioni di dibattito e discussione, un percorso di conciliazione e di comune cooperazione sulle varie questioni che stanno impegnando il partito nella prospettiva di dare regolare corso ad un Congresso nel quale potranno confrontarsi, ad ampio raggio, tutte le diverse sensibilità che vi convivono nel precipuo scopo di concorrere, con la nostra visione politico-progettuale, a dare le risposte più appropriate alle sfide di questo terzo millennio.”

Così che, oggi, apprendo che si è proceduto in Consiglio nazionale all’elezione di un ulteriore segretario nazionale, in aggiunta, o, con la smentita, non so con quanta regolarità, della precedente trovata dei due co-segretari, che non sembrava andassero troppo in sintonia, ma che, non avendo dato dimissioni, potevano essere sfiduciati, a norma di Statuto?

Per un partito che pretende di essere continuatore della DC, come definirlo?

Sicuramente, un inedito!

Ora, ci chiediamo, per il bene del partito: questo agire, forzando, o non conformandosi linearmente alle regole dello Statuto del partito, che fu di De Gasperi e Moro, foriero di potenziali controversie, quale possibile giovamento può portare alla ricerca dell’unità del partito?

Peculiarità, questa, di salvaguardare l’unità del partito, che caratterizzò sempre la DC nella sua virtuosa articolazione nei diversi filoni culturali e di visione politica che proficuamente animavano le discussioni, i confronti e le scelte riguardo alla scelta del segretario politico in simbiosi al progetto politico-programmatico che si adottava nelle periodiche assise congressuali, tanto da non trovarsi mai in derive scissioniste.

Caratteristica che, oggi, costituisce la principale misura circa la pretesa continuità di quella che fu l’esperienza storica democristiana.

Passare dall’avere due segretari in simbiosi, a due segretari in antitesi, come avere contemporaneamente, Papa ed antiPapa, è un privilegio che non troviamo facilmente nella storia politica recente del nostro paese.

Forse, prima di avanzare critiche argomentate, non sarebbe ultroneo analizzare tutte le implicazioni positive di questa nuova variante che si propone nella gestione politica di ciò che può essere un partito del terzo millennio!

Se, stando al vecchio brocardo secondo il quale, gli opposti si attraggono, la sintesi non può che essere l’espressione più proficua della dialettica interna.

Sicuramente qualcuno di questi protagonisti deve essersi formato alla scuola di Eraclito: il quale nella sua idea di Logos, affermava l’unità del molteplice, nell'idea di un perenne divenire.

Da ciò ne discende che l’Uno ed il Molteplice, così come l’Essere ed il Divenire, non si oppongono ma si compenetrano.

Ed ontologicamente, da questa perenne tensione, che Eraclito identifica nel “Panta rei” l’essenza che l’Uno e il Molteplice sono la stessa cosa.

Così da potersi affermare che non c’è unità se non nella tensione e nella differenza di polarità dinamiche che si strutturano e si ristrutturano indefinitamente.

Ora, fuor di metafora, a forza di avere nel firmamento del partito due stelle polari, anzi tre, qualcuno rischia di smarrirsi o di confondersi, e magari, con il risultato di trovarsi nel bel mezzo di una collisione, non solo cosmica.

O, non sarà forse il segno di nuove frontiere?

Potremmo giocarcela - in mezzo a questo scenario (Trump docet) nel quale si sta tentando di disegnare un nuovo Ordine mondiale - come l’indizio più evidente dell’avanzare di nuove realtà politiche, o meglio, di nuove governance che stanno emergendo in questo tormentato scenario, non solo planetario.