di Ruggero Morghen



Il 25 giugno di quattro anni fa gli porgevo i miei saluti dal lago di Garda: “Ieri con Angelo Cappello abbiamo simpaticamente ironizzato, conversando al Vittoriale, sulla tua brama di leggere libri... anche non ancora usciti”. E lui, Giacinto, divertito: “Avete ragione, ragionissima”. E, poco dopo: “Bravo Angelo...io sto invece pensando seriamente di mollare tutto...sono stanco e stufo. Vedremo”. 

“Giacinto Reale – informa ora Passaggio al Bosco edizioni - è andato avanti. Generoso brontolone ed instancabile studioso dei fermenti rivoluzionari dello scorso secolo, Giacinto ha contribuito a scrivere - anche per i nostri tipi - una proficua e profonda varietà di spunti sul biennio rosso e sugli anni incendiari. Dobbiamo anche a lui la riscoperta di una serie di testi diciannovisti e di battaglia che altrimenti sarebbero rimasti sepolti negli scaffali più inaccessibili di qualche biblioteca. È stato e resterà sempre un militante attento e appassionato, innamorato delle nostre cose e sempre in cerca di nuove suggestioni”. Mancherà, in effetti, la sua curiosa, appassionata, competente partecipazione ai  social.

Nato a Bari ma da parecchio tempo residente a Roma, attivista in gioventù nelle organizzazioni giovanili del Movimento Sociale, Reale era “una grande persona, genuinamente attaccata ai propri ideali e alla propria gioventù”, come ricorda Tommaso Ciuti. Un eccellente storico dalle idee chiare, secondo Carlo Sburlati, un instancabile studioso del diciannovismo e dello squadrismo per Filippo Rovetta. Anche Graziano Barberini ricorda le sue ricerche accurate e le sue puntuali ricostruzioni storiche.

Seppure da barricate opposte (anzi forse proprio per questo) Fabio Fontanella era a lui assai legato. La passione comune per la letteratura, la storia (specialmente quella non conforme) “e tanto altro” lo rimanda con rimpianto alla non comune signorilità e umanità di Giacinto. Alessandro Nugnes lo vede protagonista di “un’incredibile opera di ricerca storica e studio”, mentre Franca Poli ha condiviso con lui la storia recente d'Italia,” entrambi appassionati delle vicende di quei giovani che si schierarono dalla parte sbagliata, dalla parte che la storia ufficiale non ha voluto raccontare”. Marco Formato partecipa al lutto a nome del Circolo culturale parmigliano intitolato a Filippo Corridoni.

Reale ha pubblicato: Se non ci conoscete, racconti squadristi (2016), Avanguardia di morte, racconti brigatisti (2016), Sei momenti di storia squadrista (2017), Il 1921 sulle pagine de “L’Assalto”, giornale del Fascio bolognese di combattimento (2019). Ha inoltre prefato una decina di volumi di narrativa e saggistica in tema, da lui riscoperti e proposti agli editori, tra i quali Diario 1922 di Italo Balbo, Gente di squadra di Marcello Gallian, 1919 di Mario Giampaoli e Poema di Fiume di Filippo Tommaso Marinetti. 

In “Arditi nel cuore”, invece, Reale presenta la figura di Angelo che, partendo volontario per Fiume città olocausta, da studente assai timido diventa in breve un ardito combattente, esperienza che rinsalda i vincoli di affetto e di fedeltà al suo credo politico, e che gli permetterà di fare la conoscenza dei più noti personaggi dell’epoca, da Gabriele d’Annunzio a Guido Keller.   “Continue prove di coraggio – segnala una nota di edizione - lo renderanno uomo e segneranno per lui l’inizio di una vita appagante e di una sfolgorante carriera, che lo porterà a diventare stretto collaboratore di Giuseppe Bottai, e perfino uomo fidato del Duce”. 

I funerali di Giacinto Reale si sono svolti il 25 scorso a Roma presso la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Goretti.