di Ruggero Morghen
Nel 1952 Flaminio Piccoli venne nominato presidente dell’Azione cattolica trentina. Si schierò con Mario Rossi (dimissionario nel 1954) contro Luigi Gedda, rivendicando l'esigenza di distinzione tra i compiti di formazione religiosa e spirituale dell'associazionismo cattolico e il ruolo politico e autonomo del partito. Questa presa di posizione gli costò anche un intervento dell’ Osservatore Romano e la sua rimozione dalla presidenza diocesana dell'associazione cattolica trentina.
L’episodio, già noto ai nostri lettori, induce a riflettere sul rapporto tra associazionismo cattolico (segnatamente l’AC, allora assai potente) e la Democrazia cristiana nonché sulle figure, anche femminili, che fecero da cerniera tra questi due ambiti. Il collega Giuliano Beltrami evoca a questo proposito la storese Maria Zontini “de Monfrì” (dal soprannome di famiglia), scomparsa nel 2017 alla bella età di 95 anni. “Un personaggio di un’altra epoca” scrive Giuliano sull’Adige. “Delegata femminile della Democrazia Cristiana, la Maria usava l’Azione Cattolica per la propaganda elettorale”: espressione, invero, piuttosto infelice che fa pensare a strumentalizzazioni ed automatismi che – ne siamo certi – in via normale non si verificarono.
“Erano i tempi - prosegue comunque Beltrami – in cui la Maria portava a Trento una cinquantina di donne ai congressi, ed era in rapporti con Piccoli [per l’appunto quel Piccoli che veniva dall’Azione cattolica, ndr], con Bruno Kessler e con i papaveri della politica trentina, nei decenni in cui la Dc ad ogni elezione (comunale e provinciale, non importa) spuntava percentuali bulgare”.
“Maria – conferma Maddalena Pellizzari - si era resa protagonista della vita politica della bassa Valle del Chiese come delegata femminile della Democrazia Cristiana ed era stata l’anima dell’Azione Cattolica, nella Gioventù Femminile, dove seguiva un gruppo di oltre cinquanta donne che era riuscita anche a portare a Roma ad incontrare il Santo Padre, Pio XII, oltre che a numerosi altri incontri”.
A un certo punto, negli anni Novanta – seguiamo ancora il racconto del corrispondente dell’Adige, pubblicato in occasione della scomparsa dell’anziana storese – le certezze di Maria crollarono. La Dc ammainò la bandiera e i leader scomparvero. “Non la consolò – osserva acutamente Beltrami – che anche i comunisti fossero scomparsi. In fondo facevano parte delle sue certezze anche loro”. Rimanevano però in lei la fede incrollabile, una solida spiritualità e i valori tradizionali, tanto che un giorno ebbe a confidare: “Io la vedo positiva. Il male fa tanto chiasso, ma io vedo tante persone che operano nel volontariato, in silenzio. Sono convinta che il bene superi e vinca il male”.
Stefano Poletti, dal canto suo, opportunamente ricorda che per un ventennio Maria Zontini “de Monfrì” lavorò alla Manifattura Tabacchi. Nel 2012 ne raccoglieva le confidenze. “Avevo 36 anni e ricordo che il primo giorno di lavoro mi dissero che il padrone avrebbe preferito donne più giovani; l’anno dopo, però, mi richiamarono, questa volta come caporeparto e con oltre novanta operaie da coordinare”. “Allora – ricordava Maria già novantenne – si andava in bicicletta a Caffaro, dove la campagna è molto fertile e i campi di tabacco molto estesi. Mi erano bastati due anni di lavoro per poter risparmiare i soldi necessari a comperare un terreno qui a Storo. A quei tempi il mio regno era in campagna dei Roch, mentre oggi vado sempre in Praol, dove ho mezzo campo piantato a patate e mezzo a fiori».
E che fiori! Un tripudio di gladioli, zinnie, astri e margherite che Maria destinava principalmente all’addobbo degli altari. Anche quando incontrò per la prima volta Giuliano – allora aveva 86 anni – era intenta a sistemare qualche centinaio di gladioli che era andata a prendere, in bicicletta, nel prato.

























