di don Tommaso Stenico
Nel capitolo 24 del suo vangelo Luca narra la risurrezione di Gesù in due momenti fondamentali:
― la scoperta della tomba vuota, seguita dal racconto delle donne agli Undici e da una visita di Pietro al sepolcro (vv. 1-12),
― l’apparizione di Gesù agli Undici, che si conclude con l’ascensione (vv. 36-53).
Tra questi due episodi si colloca l’apparizione di Gesù a due discepoli che «erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme». Questo racconto, riferito solo da Luca, ha come tema le modalità con cui il Risorto si fece riconoscere dopo essere risorto dai morti.
Ma facciamo un passo indietro: i brani evangelici di queste settimane hanno insistito sulle apparizioni del Signore Risorto che sfidarono l'incredulità dei loro destinatari. In verità nel giro di una settimana a Gerusalemme era capitato di tutto. Gesù è stato accolto in maniera trionfale e acclamato come un re; ma dopo qualche giorno fu arrestato, processato, condannato a morte, trafitto su una croce, sepolto …Per i discepoli del Signore tutti i progetti, le speranze, le illusioni tessuti pazientemente in tre anni di sequela fedele e attenta sono sfumati.
Insomma una delusione umana grandissima! Gli apostoli e i discepoli non erano ancora riusciti ad attribuire significato al momento della morte di Gesù. Per loro la croce era ancora un incomprensibile scandalo. La pietra d’inciampo dei discepoli era la croce.Infatti, a partire dalla tomba vuota, Gesù Risorto ha dovuto faticare non poco a farsi riconoscere dai suoi come Colui che davvero era risorto. I Vangeli infatti documentano che Egli è stato creduto un giardiniere da Maria di Magdala, ha dovuto mostrare mani e piedi a Tommaso, mangiare con i Discepoli smarriti e confusi dimostrando di essere in carne ed ossa consumando una porzione di pesce arrostito, riscontrare la durezza di cuore di due discepoli con i quali decise di conversare in incognito durante il loro cammino.
Il vangelo della terza domenica di Pasqua dedica l’intera pericope proprio al racconto dei discepoli di Emmaus che ebbero la gioia di incontrare il Risorto. Luca ha costruito il racconto attorno all'icona del cammino. Dapprima un cammino dalla speranza alla delusione, un cammino carico di tristezza; poi un cammino dalla delusione alla speranza.Nello stesso giorno in cui Gesù risuscitò, due discepoli si misero in cammino verso un villaggio distante circa 11 chilometri da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. I due non appartenevano al gruppo degli Undici, ma alla cerchia più ampia di discepoli che erano con loro.I due discepoli avevano lasciato Gerusalemme illusi e delusi; avevano lasciato di loro iniziativa il luogo della salvezza non per iniziare una missione, ma perché non avevano creduto nella salvezza stessa.
Il Vangelo riconduce al giorno della risurrezione di Gesù: di buon’ora il Maestro era apparso a Maria Maddalena e verso sera agli apostoli riuniti nel cenacolo per timore dei Giudei. L'episodio dei due discepoli in cammino verso il villaggio di Emmaus si situa nelle ore del tardo pomeriggio.Cammin facendo non nascondevano la loro delusione, convinti della tragica fine di Gesù di Nazareth. Infatti per strada discutevano animatamente di ciò che era successo cercando di rielaborare il loro vissuto. I due discepoli, infatti, credevano di conoscere Dio. Probabilmente erano stati educati nella fede sin dall'infanzia, alla scuola della tradizione ebraica; conoscevano le Sacre Scritture ...Ma la morte di Gesù smentì ogni loro convinzione. Per i due amici la realtà si era fermata al venerdì santo: "Sono già passati tre giorni. Noi speravamo!”.
Sorprende il fatto che i due discepoli non abbiano pensato di verificare le notizie strabilianti che erano circolate in quelle ore prima di partire da Gerusalemme. Senza dubbio essi non hanno potuto non sentir dire che alcune donne del loro gruppo si erano recate al mattino al sepolcro ed erano tornate a riferire di non avervi trovato il corpo di Gesù e di aver avuto una visione di angeli, i quali affermavano che egli era vivo.Anche Pietro, insieme a un «altro discepolo», aveva constatato che effettivamente la tomba era vuota e dentro di essa si erano trovate solo le bende che avevano fasciato il corpo di Gesù.
Ma probabilmente erano tanto sfiduciati da non ritenere necessaria una verifica. Dal punto di vista narrativo è chiaro che, se lo avessero fatto, non avrebbero lasciato Gerusalemme e l’episodio del loro incontro con Gesù non si sarebbe verificato.A questo punto del Vangelo qualcosa cambia radicalmente nel tono della narrazione: è la presenza di Gesù. I due discepoli aprirono il loro cuore deluso al pellegrino che ritornava da Gerusalemme e che camminò accanto a loro; e a quel viandante che d’improvviso li raggiunse confidarono la loro amarezza.
Era Gesù in persona, “ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo”. Carichi di tristi pensieri, non immaginavano che quello sconosciuto fosse proprio il loro Maestro, ormai risorto.Gesù rimproverò la loro incredulità: "stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!". E si mise a spiegare loro le Scritture commentando per tutto il viaggio le pagine che si riferivano al Messia. Luca pone sulle labbra del Maestro/Viandante un verbo tipico di tutta la teologia lucana della croce: «Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».
Quello che era il punto di inciampo, lo scandalo insormontabile, fu rivissuto in termini salvifici: la morte è il massimo momento rivelativo di Dio, è il passaggio obbligato per poter entrare nella gloria del Padre. Questa "lectio biblica" scaldò il cuore ai discepoli che iniziarono a sperimentare un intimo «ardore»; la luce della Parola scioglieva la durezza del loro cuore e «apriva loro gli occhi».Il Verbo eterno del Padre, illuminando la Sacra Scrittura, ha reso radiosi i cuori ottenebrati dei discepoli, conducendoli, delicatamente, alla piena comprensione della sua missione.Ma il momento decisivo avvenne quando giunsero al villaggio di Emmaus.
Il cammino è stato strano e imprevedibile. Così Cleopa e il suo amico invitarono il viandante a rimanere. Probabilmente avevano paura della notte, di rimanere soli elucubrando ancora su quel tragico venerdì santo e sulla mancata promessa della risurrezione nel terzo giorno.E insistettero: "Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino". Il viandante entrò per rimanere con loro. “Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero”.È la “fractio panis” il luogo voluto da Cristo per incontrarlo e farsi riconoscere; l’Eucaristia è il segno della Croce, dove si fa memoria, in modo incruento, della sua immolazione per noi e ce ne comunica il frutto salvifico.
A leggere attentamente il brano si comprende come il testo sia uno dei più antichi testi di catechesi cristiana incentrato sul kerigma: ovvero l’annuncio della morte e risurrezione di Cristo che si conclude con la cena. È la struttura della celebrazione eucaristica come la viviamo oggi: la liturgia della parola con l'omelia e poi la celebrazione eucaristica con la partecipazione alla mensa eucaristica.
Cari Amici
L’episodio dei discepoli di Emmaus è stato narrato da Luca con evidenti finalità didattiche e catechistiche. Con esso egli volle anzitutto mostrare come la fede nella risurrezione di Gesù si sia fatta strada attraverso notevoli difficoltà. Non tutti hanno accolto immediatamente codesta verità della vicenda di Gesù.Ma la risurrezione di Cristo è il dato centrale del cristianesimo, verità fondamentale da riaffermare con vigore in ogni tempo, poiché negarla equivarrebbe a vanificare la stessa nostra fede. "Se Cristo non è risuscitato - afferma san Paolo -, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la nostra fede" (1 Cor 15, 14).
Il riconoscimento di Gesù da parte dei due discepoli fu fondato anzitutto su un’attenta lettura delle Scritture. I due non erano disposti ad accettare la sua risurrezione perché non avevano saputo cogliere in esse il significato salvifico della sua morte in croce. Sapevano che fosse un profeta, ma non erano disposti ad accettare che fosse il Messia promesso dalle Scritture. La rilettura che Gesù indicò fu, perciò, indispensabile perché essi potessero passare dall’incredulità alla fede.Ma neppure la rilettura delle Scritture fu sufficiente ad aprire gli occhi dei discepoli di Emmaus. Il riconoscimento dei Risorto avvenne attraverso un gesto che richiamò alla loro mente non solo i vari incontri a mensa con Gesù, ma in modo più specifico l’eucaristia. Lo spezzare del pane aprì loro gli occhi non semplicemente perché ricordò tutte le occasioni in cui Gesù aveva fatto questo gesto, ma specialmente quella dell’ultima cena consumata con i discepoli.
C’è molta difficoltà nel riconoscere Gesù come compagno ordinario di viaggio e come comune riferimento di vita. In verità Egli ci raggiunge sulla strada della nostra fede non arrivando di faccia, ma da dietro, e cammina a fianco, da forestiero.Anche noi, come i discepoli di Emmaus, abbiamo bisogno di qualcuno che ci guidi verso lo splendore della verità. Questo qualcuno è una persona: è Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio, il Verbo del Padre che si fa per noi Parola e Pane spezzato. In questi due “gesti” riconosciamo il Signore che cammina con noi. Il gesto dello spezzare il pane, il messaggio racchiuso nell'eucaristia, è ciò che consente ai discepoli di riconoscere Cristo.Nell'episodio di Emmaus si trovano i tratti salienti della liturgia della Parola e della liturgia eucaristica, cioè la Santa Messa. Qui ci raggiunge il Compagno invisibile della nostra vita.
Gesù si accosta a noi lungo la via. Ha molte cose da dirci e molto da darci: spezzare il pane a quella mensa eucaristica in cui le Scritture acquistano tutto il loro significato e delineano i tratti del volto del Cristo, verso cui interamente convergono.L'incontro vero, l'aprirsi degli occhi dei discepoli, è riservato al momento più intimo dell'Eucarestia, in cui ci si siede a tavola con Gesù e lui non dà più solo la sua parola, ma tutto se stesso nel pane consacrato. Gesù si riconosce allo spezzare del pane.Il Signore ci raggiunge nella nostra vicenda quotidiana di viandanti. E cambia il cuore, gli occhi e il cammino di ciascuno. La parola e il pane cambiano l’itinerario di ogni discepolo a tal punto che da deluso e senza speranza si fa testimone del Risorto. Il passo triste e rassegnato da Gerusalemme a Emmaus diventò per i due discepoli corsa gioiosa da Emmus a Gerusalemme; non c'è più notte, né stanchezza, né distanza, il cuore è acceso, gli occhi vedono.E giunti a Gerusalemme «dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro … narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane».
I discepoli di Emmaus ci ricordano che è possibile trasformare la tristezza, la delusione e la freddezza della fede in adesione totale a Cristo e in testimonianza convinta. Tutti i racconti di resurrezione terminano con l’invio in missione. I due discepoli volevano fermarsi ad Emmaus, ma il risorto li ha condotti sulla strada della missione. Testimoni della morte, della risurrezione; testimoni e servitori del Vangelo di Cristo.Questo è il compito che Gesù lascia ai discepoli, lo lascia a tutti coloro che lo vogliono seguire.
Il percorso di fede dei discepoli di Emmaus è identico a quello di molti cristiani:
─ Anche noi siamo facili alle depressioni spirituali come i due discepoli di Emmaus; basta che i nostri desideri e le nostre attese non vengano esaudite.
─ Anche noi ci allontaniamo dalla Chiesa, come i discepoli di Emmaus si sono allontanatati da Gerusalemme, quando le cose non vanno come immaginiamo.
─ Anche la nostra fede diventa tiepida o addirittura evanescente come quella dei due discepoli di Emmaus quando diciamo: “Il speravo; io credevo … ma non è successo proprio nulla!”
─ Anche noi crediamo di conoscere le Scritture perché abbiamo fatto un po’ di catechismo; ma al dunque ci accorgiamo che siamo ben lontani dal conoscere la rivelazione, conoscere Gesù Cristo e la sua missione di salvezza.
─ Anche noi abbiamo bisogno del Messia/Maestro che ci spieghi ciò che nelle Scritture si riferisce a Lui, soprattutto il fatto che egli sia venuto per riscattare e redime l’uomo dal peccato con la sua passione, morte e risurrezione.
─ Abbiamo bisogno anche noi, come i due discepoli di Emmaus, del pane della vita, del pane spezzato e del sangue versato.
─ Abbiamo bisogno anche noi, come i due discepoli di Emmaus, di qualcuno quando “le ombre si distendono, scende ormai la sera e si allontanano dietro i monti i riflessi di un giorno che non finirà, di un giorno che ora correrà sempre”.
Non ci resta che pregare il Risorto: "Resta con noi perché si fa sera e il giorno è già al tramonto": è una delle preghiere più belle che siano mai uscite dal cuore umano.Durante il nostro andare nella storia, il Maestro ci insegna che solo nell'ascolto obbediente e accogliente della Parola, Dio si comunica al nostro cuore.Sentiamo Gesù nostro compagno di viaggio, viandante al nostro fianco in ogni momento ella nostra esistenza. Lasciamoci raggiungere da Cristo, facciamo strada con lui; non ci sentiremo più soli e delusi. Con lui non avremo più paura della notte e correremo pieni di gioia per dire a tutti che il Signore è Risorto!


























