di Ruggero Morghen



Tra le dediche librarie a De Gasperi firmate da figure di spicco, non solo legate all’attività della Democrazia cristiana, troviamo quelle di Benedetto Croce, Karl Gruber ed Emilio Sereni. E poi ce n’è una che Massimo Dalledonne, corrispondente per L’Adige da Borgo Valsugana, definisce “davvero particolare”. “Ad Alcide Degasperi – così suona la dedica -, omaggio di schedaiolo a schedaiolo”. L’autore del breve spiritoso scritto è Igino Giordani (non Iginio!), giornalista e politico assai noto: almeno ai Focolarini, agli storici delle biblioteche, ai lettori del “Popolo” e ai devoti di Aldo Grasso (suo figlio Brando fu infatti un potente dirigente televisivo).

La dedica di Giordani porta la data del 1938 e fa riferimento al lavoro condiviso in quel periodo da entrambi - dedicante e dedicatario – presso la Biblioteca Apostolica Vaticana. “Giordani – chiarisce il collega Ugo Pistoia, autore di un volume sulle “discrete memorie dei libri” – era il suo diretto superiore e l’ha fatta sapendo come ad Alcide Degasperi non piacesse proprio fare il lavoro di bibliotecario”. Una valutazione, a dire il vero, che non si ricava affatto dalla dedica riportata, ma Pistoia l’avrà fatta avendo senz’altro a disposizione altri elementi storico-biografici.

Certo è però che quell’ironica qualifica di “schedaiolo” per definire il lavoro del bibliotecario, e in particolare del catalogatore, richiama alla memoria il parere di Giorgio Levi Della Vida, anch’egli rifugiato e impiegato in Vaticana come catalogatore di manoscritti orientali. Della Vida ricordava infatti Alcide quale lavoratore meticoloso ma non sempre provvisto di adeguate competenze catalografiche: “I suoi colleghi del catalogo andavano raccontando che le schede compilate da De Gasperi potevano servire da modello di come un catalogo non va fatto”. 

Quale collaboratore soprannumerario, lo statista trentino provvisoriamente bibliotecario redigeva le schede del catalogo sul modello della Library of Congress di Washington. Di ogni libro faceva una ventina di schede, scritte a mano, con indicazioni analitiche per orientare il lettore “per quanto somaro fosse”. Redigeva – conferma il cardinale Tisserant - “il catalogo degli stampati, sia nella forma della descrizione breve dei volumi, sia della descrizione minuta, secondo le tavole pubblicate nel 1930”. 

Sui generis come bibliotecario lui, sui generis anche la sua biblioteca personale, donata da Maria Romana Degasperi nel 2014 alla Biblioteca comunale di Borgo Valsugana. Osserva infatti l’amico Ugo che quella donazione rappresenta un evento singolare nel panorama bibliotecario nazionale, anzi una vera e propria anomalia. Spiega Pistoia: “Si tratta dell’unico caso in cui una biblioteca personale appartenuta ad un uomo politico di rilevanza nazionale ed internazionale è confluita in una biblioteca di pubblica lettura, anziché in una specialistica e di consultazione”. Una scelta controcorrente, dunque, quella di Maria Romana che conferma – come osserva  giustamente Dalledonne – il legame profondo della famiglia Degasperi colla Valsugana, mentre taglia fuori impietosamente l’Istituto “Don Sturzo” di Roma, destinatario “naturale” di donazioni analoghe.

Nel fondo bibliografico degasperiano custodito a Borgo si intrecciano – è stato opportunamente notato – interessi di studio, motivi religiosi, materiali per la battaglia politica e strumenti di studio per l’attività parlamentare e amministrativa. Non mancano, tuttavia, pubblicazioni di amici e colleghi di Degasperi – come appunto Igino Giordani o Guido Gonella – ma anche, in taluni casi, di avversari politici. 

“È una biblioteca personale – osserva conclusivamente Pistoia – che sembra una sorta di porta secondaria di accesso alla sua biografia”. E che, nondimeno, va ad aggiungersi alla biblioteca di ateneo ora intitolata proprio allo statista trentino. Il quale, volente o nolente, ritorna dunque nella sua terra anche come bibliotecario, seppure sui generis.