di Ruggero Morghen
Questo giornale ha più volte – e anche recentemente - rievocato la figura di Gianni Baget Bozzo (1925-2009), l’acuto sacerdote e intellettuale ligure, esponente della Democrazia cristiana negli anni Cinquanta e storico del partito cattolico che fu anche – e per due volte - europarlamentare. Lo si è ricordato qui per la sua partecipazione, nel 1994, alla fondazione di Forza Italia, di cui redasse la Carta dei valori e che si occupò di radicare culturalmente nell'orizzonte del liberalismo popolare. Più esattamente si è scritto che Forza Italia, grazie a lui e a Sandro Fontana, scelse di aderire al PPE, diventando il principale partito moderato italiano presente nel Partito Popolare e rappresentando la componente italiana più forte e autorevole di quel partito europeo.
“Fu quella un’adesione che rafforzò il PPE – sottolinea il senatore Renzo Gubert - e segnò una strada migliore di quella che il partito-azienda desiderava”. Baget Bozzo, come ricorda Francesco Perfetti sulla scia di Giovanni Tassani, si avvicinò a Silvio Berlusconi sia perché convinto che il disegno di questi rappresentasse una scommessa di libertà, valore per lui centrale, sia perché non riteneva opportuno consegnare l'Italia a un Pds in parte acerbo e in parte egemonico.
Prima c’era stata l’adesione di Baget Bozzo a “Cronache sociali”, espressione – nota Maurizio Chierici - di una sinistra perloppiù cattolica, appassionata e inquieta, che non sopportava tradimenti nel nome del Vangelo. Vi scrive di legittimità democratica, Stato e partiti; si sofferma quindi sul ruolo dell’opposizione comunista, sulle varie anime socialiste, su Stati Uniti e Alleanza Atlantica. A Dossetti lo lega l’idea di coniugare discorso politico ed ispirazione religiosa “dando alla militanza politica – come dirà lo stesso Baget – un significato spirituale”. Divenuto il principale punto di riferimento per la corrente dossettiana all’interno del movimento giovanile Dc, viene incaricato di occuparsi della formazione dei quadri democristiani; per farlo – segnala il periodico “Formiche” - insegna a leggere in sincrono autori radicalmente diversi come Sturzo e Gramsci.
Eccolo dunque “fra gli idealisti che stanno con la gente, in polemica contro i mandarini di quell’Italia lontana, ispirazione profonda della fede”. Poi il colpo di fulmine per Craxi, ed ora – rileva stupito Chierici – “eccolo in Tv, in un bell’albergo di San Martino al Cimino… vestito da arciprete come quando saliva sul palco di Craxi; stessi capelli neri dei giorni esaltanti accanto a Dossetti. Poi – conclude il redattore del Corsera – le abitudini si sono divise. Dossetti ha preferito meditare nel silenzio mentre Baget Bozzo non ha mai spesso di parlare, di scrivere”.
Ad esempio sull’affermarsi di “una nuova posizione che potremmo dire di sinistra cattolica, visto che il termine cattocomunista – osservava ironicamente Baget – sembra offensivo”. Una posizione che non coincideva affatto con quella della sinistra dc (autonomia dei cattolici impegnati in politica, ossia laicità della politica), avendo la sua radice “non nella storia democristiana, ma nella evoluzione interna alla Chiesa degli ultimi trent’anni”: quindi a partire dalla conclusione del Concilio ecumenico Vaticano II. “L’unità dei cattolici attorno alla Dc - argomenta don Gianni – aveva velato i riflessi politici dello spostamento culturale che avveniva all’interno delle facoltà di teologia, delle riviste, dei convegni pastorali”. All’interno del linguaggio parlato all’interno del mondo ecclesiastico nasceva così quella che lui stesso chiamò “sinistra pastorale”.



























