di Ruggero Morghen
“Da che anno si può percorrere l'intero lungolago a piedi senza interruzioni? In che anni e da chi furono fatte le migliorie che ancora oggi ci godiamo? In che anno fu acquisito e reso pubblico il parco dell’hotel Lido? A queste e altre domande da oggi si risponde con un libro scritto a più mani, ricco di memorie e fotografie”. Questo era l’invito di Paolo Domenico Malvinni, uno dei curatori della pubblicazione, invito – c’è da dire – raccolto da un buon numero di cittadini, non solo rivani.
“È una narrazione corale, un’autobiografia polifonica”. Così Ivana Franceschi definisce “Storie di Riva, di rive e di lago”, il libro presentato recentemente in Fraglia della Vela, che è luogo rivanissimo e… maronissimo. La Franceschi fa parte della Mnemoteca: sodalizio con quasi vent’anni di attività (“lavoriamo sempre col metodo dell’autobiografia”) e la presenza in sala della fondatrice Beatrice Carmellini, ora presidente onoraria.
L’iniziativa nasce appunto dal lavoro congiunto dell’Associazione Mnemoteca del Basso Sarca e del Comitato Salvaguardia Area Lago (SAL), che hanno raccolto e organizzato testimonianze, ricordi e materiali atti a ricostruire una pagina poco conosciuta ma cruciale per la storia di Riva del Garda: la nascita della spiaggia pubblica e, con essa, la trasformazione del rapporto tra città e lago.
Ecco sfilare, nei vari racconti del libro, i padri Giuseppini coi loro silenzi meditativi, le feste di partito, coi socialisti che erano i più bravi perché erano emiliani e facevano lo gnocco fritto. “Mi ricordo – testimonia Marco de Eccher - quando hotel vari arrivavano con le recinzioni fin dentro al lago”. “Era una vita più di amicizia, più di compagnia”, la rimpiange tuttavia qualcuno, mentre si ricordano le figure di Giuseppe Degara, Luigi Pizzini e del maestro Mario Matteotti, citatissimo in questo periodo anche per il suo ruolo quasi profetico nel prefigurare la spiaggia pubblica rivana (e se ne parla come di un’invenzione).
Ecco scorrere le foto in bianco e nero di Giovanni Skulina dove ancora si vede il canneto che c’era, la Spiaggia degli Olivi (maroniana anch’essa) in costruzione, e tante testimonianze: non solo di cittadini comuni, ma anche di ex politici ed ex amministratori. Ecco il lago come un soggetto – rivendica Elisabetta Montagni – con cui mettersi d’accordo, la fascia lago quale territorio identitario per la gente di Riva e la comunità che s’identifica con il territorio che la rappresenta.
L’assessora alla cultura Stefania Pellegrini parla di una memoria che si fa racconto e cita il libro come esempio di cittadinanza attiva. Non è l’unica amministratrice comunale presente all’incontro, ché in sala ci sono anche il sindaco Alessio Zanoni e la vice Barbara Angelini. L’opera – informa il periodico “La Busa” (termine con cui confidenzialmente si designa l’Alto Garda trentino) - si propone non soltanto come ricostruzione storica, ma anche come stimolo per una riflessione sul presente e il futuro del territorio gardesano. “La vicenda della spiaggia pubblica diventa così chiave di lettura per interrogarsi sulle politiche di tutela, accessibilità e valorizzazione del paesaggio lacustre”.
Tra le fonti fotografiche – ricorda ancora “La Busa” - figurano l’Archivio del Comune di Riva del Garda, l’Archivio del Museo Alto Garda (MAG), l’Archivio Provinciale di Trento e diversi archivi e raccolte private. In copertina un acquerello del 1974, firmato da Mario Matteotti, offre una suggestiva visione prospettica del lungolago.


























