di Ruggero Morghen



Il rapporto di Giosi Guella e delle prime Focolarine con l’Azione cattolica - questa esperienza associativa “intrecciata” con quella della comunità parrocchiale, come la definì papa Bergoglio - appare significativo e meritevole di approfondimento anche come documento della crisi e degli sviluppi dell’associazionismo cattolico di quegli anni. 

Un personaggio come Carlo Carretto, peraltro, si sentiva allora “premuto per ogni dove da quella gioventù cristiana del dopoguerra”, in particolare dalla Gioventù d’Azione cattolica, che era – come assicura in “Famiglia piccola chiesa” (1949), ove svolge le sue pie considerazioni sul matrimonio - “la più fresca organizzazione giovanile cristiana”. Erano “i nostri giovani di Azione cattolica – conferma Umberto Falasco -, abituati ad ogni genere di mortificazione”. “Quella che oggi è del tutto irriconoscibile – osserva dal canto suo un sacerdote che assai tiene alla sua talare, un “pastore di frontiera” come si definisce – era allora veramente una delle falangi (potremmo dire) del Papa”.

Carlo Carretto fu presidente dell’Azione cattolica italiana dal 1946 al 1952. Si avvierà poi alla spiritualità monastica seguendo le orme di Charles de Foucauld ed entrando nella comunità dei suoi Piccoli Fratelli. Nominato nel 1952 presidente dell’Azione cattolica trentina, lo stesso Flaminio Piccoli si schiererà con lui e con Mario Rossi contro Luigi Gedda, rivendicando l'esigenza di distinzione tra i compiti di formazione religiosa e spirituale dell'associazionismo cattolico e il ruolo politico e autonomo del partito (presa di posizione che gli costò un intervento de L’Osservatore Romano e la rimozione dalla presidenza diocesana dell'associazione cattolica trentina). 

Tornando a Carretto ecco un suo breve testo edito nel 1980 dalla Queriniana di Brescia nella collana “Profezia e vita” quale suo primo numero. S’intitola “L’utopia che ha il potere di salvarti”: la copia da noi consultata ne è la seconda edizione aumentata e reca la firma autografa dello stesso Carretto, che fu forse a Montegrotto Terme il 16 settembre 1982. Qui l’autore, che concepisce il suo librino come un messaggio, se la prende con il “divertirsi fuori posto” e conclude anzi che “c’è chi pensa che il pericolo del mondo sia il marxismo, altri il capitalismo” mentre “il vero pericolo è il piacere”. E i terroristi? Carretto ne sembra affiascinato: “È raro – osserva – che non siano dei bei ragazzi, con un fisico non indifferente, con sguardi profondi”.

Al momento della presentazione pubblica di quel volumetto nel cuore dei Colli Euganei, Carlo Carretto ritorna – si legge in un commento sul web - a “quell’esperienza della piccola comunità cristiana senza eucaristia nel cuore del deserto del Sahara, fatta alla fine degli anni Cinquanta, dove aveva compreso di colpo l’incongruenza della Chiesa sul tema Eucaristia e celibato”. “E si chiede – aggiunge l’anonimo commentatore - se con papa Woytila, capace di esaltare così meravigliosamente la vocazione degli sposati, non sia giunto il tempo di rompere questo tabù che fa del celibe l’uomo avviato sulla via della perfezione, e dello sposato colui che invece arranca tra le miserie della carne”. 

Ecco, di quello stesso 1982, una lettera di Carretto al vescovo di Foligno Giovanni Benedetto, che lo aveva incontrato nel deserto africano durante un ritiro spirituale e ben conosceva l'amore di Carlo per l'Eucarestia:  “Per me il problema è missionario, io viaggio molto e conosco i continenti. Che debbo pensare io, innamorato dell'Eucarestia quando in Brasile vedo piccole comunità rimanere senza Eucarestia? Ecco il mio problema ed è solo per questo che sono intervenuto. Ci sono celibi? Benissimo rallegriamoci. Non ci sono? Esistono ragioni teologiche che impediscono alla Chiesa di ordinare uomini sposati? Tutto qui, e non sono il solo pensarlo.”