di Stelio W. Venceslai
Con tutte le riserve del caso, comincia a profilarsi un nuovo corso europeo. Gli Stati Uniti non sono più un ombrello per l’Europa né l’”amico americano” di un tempo, grande grosso, forte e buono ma un po’ grossier e, tanto meno, un modello da imitare.
Sono passati settant’anni dai tempi del Piano Marshall che salvò gli Europei dalla fame, maa aprì a dollaro il mercato europeo. Pari e patta.
Oggi l’America è molto più lontana. È un avversario, non ancora un nemico. Chi, l’America o Trump? Finché dura Trump e la sua politica sbruffona maleducata e irritante, siamo dalla parte opposta.
A Monaco, Francia e Germania se ne sono accorti e ne prendono finalmente atto. Se dura, questo orientamento franco-tedesco, condiviso dal Benelux, Spagna e Polonia, in parte dal Regno Unito, sembra segnare le distanze dall’ombrello e l’avvio verso una nuova fase dei rapporti Europa-Usa.
Dov’è l’Italia, in questo frangente? La Meloni è in Etiopia. Troppo lontana. Come gli Stati Uniti dall’Europa.
L’idea di fare un ponte tra Washington e Bruxelles, passando per Roma, o è un’intuizione formidabile o è una cretinata. I giochi veri sembra che si facciano altrove, non in Etiopia.
Si sta formando una coalizione di cosiddetti volenterosi, nell’ambito dell’Unione europea, per fare qualcosa di più senza passare per le forche caudine dell’unanimità. Si parla di difesa europea, di debito pubblico europeo (e quindi condiviso), di politica estera comune: un piccolo passo verso quell’Europa federale che tutti auspichiamo e che le politiche dei nostri Parlamenti nazionali escludono.
Il Premier tedesco, Friedrich Merz, il 13 febbraio scorso, ha tenuto un discorso di primo piano alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, dichiarando che "l'Europa ha concluso la sua lunga vacanza dalla storia" e sollecitando una maggiore autonomia strategica e militare per il continente. Merz ha bisogno di visibilità perché il suo governo è debole e l’industria tedesca sta declinando. Porre l’accento sulla sicurezza significa tranquillizzare soprattutto gli imprenditori tedeschi, dove l’asse portante, quello dell’auto, è in caduta libera. Riconvertire verso il settore della difesa è la salvezza per la Germania industriale, anche se il riarmo tedesco preoccupa un po’ tutti.
Ma, a prescindere dagli interessi di bottega di Merz, queste sono cose importanti, forse decisive per gli anni che verranno: un’Europa che torna ad essere una grande potenza, non il mercatino dove comprare ricordi. Che ne pensa la Meloni? La Meloni schiera Crosetto a Monaco, il nostro Ministro della Difesa, ma non basta. L’Italia da che parte sta?
La Meloni mi ricorda quella ragazza di buona famiglia, ma un po’ chiacchierata, che dopo uno sfortunato amore portava in grembo il frutto imprevisto della sua avventura. No, non era incinta. Solo mezza incinta. Così il buon nome era salvo.
Il cosiddetto Piano Mattei, che nessuno sa esattamente cosa significhi, è l’ossessione segreta della Meloni. Ogni tanto lo tira fuori, come una tavola di salvezza. Ma, senza soldi, con le idee un po’ confuse e qualche problema all’interno con l’opposizione, è una bufala. Serve a dare un contentino ai nostri inaffidabili fratelli africani e a sviare la necessità di assumere impegni seri con i nostri partner europei. Ma il gioco del nascondino non può durare in eterno.
Non possiamo mediare tra due contendenti, l’America di Trump e l’Europa che si risveglia, se si risveglia. Non ne abbiamo la forza. Però, non possiamo far finta di niente e contare solo su Crosetto. Siamo in Europa o in un altro continente? Possiamo fare a meno dell’Europa? No. Possiamo farea meno degli Stati Uniti? Forse.
Bisogna dire che la politica estera italiana è coerente, nei secoli, come fedele nei secoli lo è l’Arma dei Carabinieri. Nel 1914, oscillavamo fra la Triplice e l’Intesa, per vedere chi ci pagava di più. Nel 1940 facemmo una scelta infelice schierandoci con la Germania ma dopo tre anni guerra e di morti passammo in fretta e furia dall’altra parte. Coerenti con l’incoerenza, stiamo seduti in una sala ballo dove gli altri volteggiano.
Un nuovo asse franco-tedesco sembra voler prendere in mano la situazione e dare una raddrizzata di tipo federale all’Europa. È un’occasione da non perdere. Questa è la nostra casa, questi sono i nostri alleati cui siamo legati da quasi un secolo d’integrazione economica. Questa è la realtà, non i vaneggiamenti africanisti o le personali simpatie filo-americane.
Se l’Europa si smarca dagli Stati Uniti è nel nostro interesse partecipare a questo cambiamento.
Sarebbe auspicabile un dibattito serio in Parlamento, tra persone responsabili con un occhio sul futuro. Purtroppo non è aria. Camera e Senato sono invischiati nel contrasto sul referendum per la separazione delle carriere nella Magistratura. Una questione di lana caprina, abbastanza secondaria di fronte alle scelte di fondo da fare in politica estera.
A furia di stare in mezzo al guado, si rischia di fare a meno della Meloni, addossata alla parete di una balera mentre gli altri ballano.

























